Roma, 1 mag – Il mondo del calcio è impazzito per le nove reti di Psg-Bayern Monaco. Un 5-4 definito “epico” dalla Gazzetta dello Sport. Ma se da una parte la rosea può essere abituata all’involuzione – e ai ritmi sempre più bassi – del pallone nostrano, anche in giro per l’Europa i media sembrano essersi spellati le mani. “Un inno alla festa del calcio” per i tedeschi di Kicker, mentre in Francia L’Equipe parla di calcio totale. Vanno oltre gli spagnoli: “Indimenticabile” si legge su Marca. Ma siamo sicuri sia proprio così?
Uno spettacolo divertente, ma…
Ora, prima che qualcuno tolga dalla naftalina la favola esopiana della volpe affamata e dei grappoli d’uva, una partita con nove reti – e costantemente riempita da belle giocate offensive – è oggettivamente uno spettacolo divertente. Anche a queste latitudini, dove statisticamente parlando vince il campionato chi ne prende di meno: in Serie A non è successo solamente quattro volte nell’ultimo quarto di secolo.
È stata senza ombra di dubbio l’esaltazione dei singoli in quello che però, non dimentichiamocelo, rimane uno sport di squadra. Al netto dei meriti degli avanti parigini e bavaresi, il tragicomico atteggiamento delle retroguardie dei campioni di Francia e Germania, con difensori ridotti a birilli dovrebbe far tornare un po’ tutti alla realtà. Sarebbe interessante, per esempio, conoscere il parere Manuel Neuer, estremo difensore tedesco che ne ha presi cinque su altrettanti tentativi avversari finiti nello specchio della porta.
Psg-Bayern Monaco, il post di Alessandro Melli
Alessandro Melli, ex attaccante del Parma, ha commentato a caldo sul proprio Facebook provando a spiegare che questo tipo di proposta – con portieri figurina, marcature ballerine, centrocampisti svuotati della naturale funzione di filtro e risultati da futsal – più che al calcio (europeo, aggiungiamo noi) assomiglia al basket americano.
Si ritorna a vecchie questioni: un prodotto che sicuramente vende – per dirla con lo stesso Melli a quei “tifosi a cui basta vedere dei goal ma che non capiscono nulla di questo gioco” – ma, se vogliamo, difficilmente sostenibile nel lungo termine. Ovvio, se da una parte c’è la necessità (anche sportiva) di stare al passo coi tempi, dall’altro lato della medaglia molto spessol’intrattenimento non fa mai rima con risultato.
Due Barcellona a confronto
Obiettivi da raggiungere che, come ci insegna il club più titolato d’Italia, sono l’unica cosa che – ancora – conta. Concedeteci l’esempio continentale: una delle squadre più divertenti del nuovo millennio è (stato) senza ombra di dubbio il Barcellona. I blaugrana hanno vinto la loro ultima Champions League nel 2014/15, annata da 175 reti segnate tra tutte le competizioni. Esattamente lo stesso bottino (un timbro in più, per la precisione) della scorsa stagione, quando gli uomini di Hans-Dieter Flick furono fermati nella semifinale della coppa dalle grandi orecchie da un’Inter organizzata, volenterosa, indomita ma di certo non imbattibile.
Scherzi delle divinità?
Tutta colpa, se vogliamo, di un atteggiamento difensivo – quello catalano – al limite del masochismo, un tratto “culturale” che abbiamo rivisto in Psg-Bayern. Attaccare, attaccare, attaccare. E magari dimenticarsi della porta posta alle proprie spalle: ecco che, numeri alla mano, l’ultimo Barcellona campione d’Europa subì in totale esattamente la metà delle reti rispetto a quella punita a San Siro da tap-in di Francesco Acerbi – scherzi delle divinità calcistiche, tra i pochi difensori vecchio stampo ancora in circolazione.
Se il calcio italiano vuole davvero provare a rialzarsi prenda solamente quanto di buono si può ricavare dalla lezione di martedì sera. Intensità fisica, velocità di pensiero, orientamento alla tecnica. Rimaniamo pur sempre il popolo delle grandi sintesi: c’è un compromesso tra lo 0-0 risultato perfetto di frossiana memoria e il recente circo del Parco dei Principi. Psg-Bayern Monaco va presa come una colossale sbronza. Piacevolissima sul momento, più problematica se ripetuta. O il giorno dopo, quando ci si risveglia e bisogna fare i conti con il mondo reale.
Marco Battistini