Roma, 14 mag – La sostituzione etnica è in atto anche nelle carceri dei Paesi europei che tracimano di stranieri. I dati dell’Eurostat mostrano un fenomeno reale di sovrarappresentazione, ma anche un quadro molto eterogeneo tra Stati membri.
In Italia, come abbiamo già precedentemente documentato attraverso i dati del ministero della Giustizia, il 32 per cento dei detenuti non è italiano. La percentuale di stranieri sale al 50 per cento se si considerano gli istituti penali minorili, con picchi del 79 per cento tra i nordafricani (tunisini, marocchini ed egiziani in testa). Sono gli stessi ragazzi che, una volta ottenuta la cittadinanza o scarcerati, alimentano baby gang, rapine e violenze sessuali nelle nostre città.
Questo fenomeno non è esclusivo dell’Italia. In diversi Paesi dell’Unione Europea con una maggiore presenza di popolazione immigrata, si registrano percentuali simili o anche superiori di detenuti stranieri rispetto alla popolazione carceraria totale. Nonostante ciò, la sinistra cerca ancora di negare la correlazione tra immigrazione e criminalità.
In alcuni Paesi Ue, i detenuti stranieri sono la maggioranza
Prima di iniziare ad analizzare i dati, sono necessari alcuni chiarimenti. Eurostat non riporta i dati della Germania in merito alla popolazione carceraria nazionale. Inoltre, in Paesi come Francia, Svezia e Belgio, una quota significativa della popolazione con background migratorio – anche del 35 per cento – ha già acquisito la cittadinanza. Questo significa che molti detenuti di seconda generazione non rientrano nelle statistiche alla voce “stranieri”. Per questo motivo, le comparazioni basate esclusivamente sulla cittadinanza possono sottostimare il fenomeno a seconda del contesto nazionale.

In media, a livello aggregato, gli stranieri rappresentano il 26 per cento della popolazione carceraria, nonostante siano il 10 per cento dei residenti nei Paesi dell’Unione europea. Addirittura, in Lussemburgo, Cipro, Austria, Grecia e Malta, gli autoctoni sono una minoranza nelle carceri. Uscendo dai confini Ue, in Svizzera, il 71 per cento dei detenuti non ha la cittadinanza elvetica.
Percentuali di detenuti stranieri irrisorie nei Paesi dell’Est Europa
I Paesi dell’Est Europa, che hanno attuato politiche migratorie rigide, hanno percentuali irrisorie di detenuti stranieri nelle loro carceri: 1 per cento in Romania, Bulgaria 3 per cento in Bulgaria, 4 per cento in Polonia e Ungheria.

La correlazione è matematica: dove arriva l’immigrazione di massa da Maghreb, Pakistan, Bangladesh e Africa subsahariana, le carceri si riempiono di stranieri. Marocco e Tunisia da soli rappresentano il 38 per cento dei detenuti stranieri italiani. Eppure la sinistra continua a negare l’evidenza. “È razzismo”, “sono poveri”, “colpa del colonialismo”. Intanto, i dati del ministero della Giustizia parlano chiaro: stranieri over-rappresentati di 3-4 volte rispetto alla loro quota demografica.
La sostituzione etnica non è una teoria complottista: è una realtà anche delle nostre carceri. Negarla significa condannare gli italiani a convivere con insicurezza e con il collasso del sistema. È ora di scelte serie: rimpatri immediati, stop alla cittadinanza facile, fine del pull factor prodotto dalle navi delle Ong. La Grecia ha dimostrato che, bandendo le organizzazioni non governative e riducendo gli sbarchi di immigrati, ha diminuito la presenza di stranieri nelle carceri: in soli cinque anni, si è passati dal 60 per cento al 52 per cento.
Francesca Totolo