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La farsa del derby di Roma e l’anno zero del calcio italiano

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 16 mag – Quanto è vero il detto che quando si tocca il fondo si possa sempre iniziare a scavare! Confesso che scrivo sempre più di malavoglia di calcio italiano. Credo che le ragioni siano a tutti abbastanza evidenti, ma, di fronte ad una simile farsa – come quella montata negli ultimi giorni sul giorno e sull’orario del derby romano – che farebbe impallidire un film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, mi sono armato di pazienza e di buona volontà e ho deciso di tornare a farmi e a farvi del male.

Roma-Lazio e gli Internazionali d’Italia

Uno dei più tristi campionati di Serie A a livello qualitativo della storia sta volgendo al termine, proiettandoci verso un Mondiale privo degli Azzurri e che sarà disputato in un clima a metà tra il bellicoso ed il surreale. Ma, dato che l’Inter lo Scudetto lo ha già vinto agevolmente, si doveva creare involontariamente un pathos finale con un giallo degno di Agatha Christie. Penultima giornata, allo Stadio Olimpico di Roma è in programma il derby Roma-Lazio, da sempre in grado di creare grattacapi per quanto riguarda l’ordine pubblico. Piccolo particolare, siamo anche nella settimana degli Internazionali d’Italia di tennis, che, per chi non lo sapesse, si disputano al Foro Italico, proprio di fronte all’Olimpico.

Ovviamente la data del torneo (che tra l’altro, da quando Jannik Sinner è il fenomeno che è, richiama interesse quasi quanto il calcio) è carta conosciuta da un anno, ergo qualsiasi persona sana di mente avrebbe ben pensato di non fare disputare il Derby proprio il weekend delle finali! Ma, evidentemente, chi gestisce il nostro calcio ha ben altro a cui pensare…

Ovviamente nessuno solleva il problema fino ad una decina di giorni dalla data, quando esso si presenta improvviso e inaspettato come un’invasione aliena. Ohibò, la partita va assolutamente disputata di domenica: la Lazio è in finale di Coppa Italia (lo è da settimane peraltro) e potremo forse farla giocare in contemporanea con la finale maschile di tennis? Ovviamente no, per i soliti problemi di ordine pubblico. Che poi, parliamoci chiaro, se una nazione non è in grado di disputare due eventi sportivi insieme, poi non lamentiamoci se dal 1945 le decisioni più serie vengano prese da altri al posto nostro.

L’orario del derby e il panico della Lega Serie A

In Lega entrano nel panico assoluto ed il presidente Ezio Simonelli inizia a sudare freddo. Anche perché altre quattro partite coinvolte nella lotta per un posto in Champions League dipendono dall’orario di quella di Roma, visto che non siamo in Premier League e la cultura del sospetto qui aleggia sempre.

Quindi dieci tifoserie che muovono migliaia di persone e dieci squadre che si giocano una stagione (e i milioni che ci ballano intorno) restano appese al filo di questa triste commedia dell’assurdo. Simonelli le prova tutte per apparire ancora più fesso: “Non ci aspettavamo la Lazio in finale di Coppa Italia!”. E perché mai? Non mi sembra si parli del Barletta, con tutto il rispetto. E poi avrebbe pouto esserci pure la Roma in finale, quindi forse non sarebbe stato meglio prevenire invece che curare, come recitava un vecchio spot televisivo?

Il prefetto di Roma intanto decide che il match si debba disputare lunedì alle 20.45 (ma per ragioni di sicurezza non si diceva che fosse una partita da non disputarsi in notturna?)… Apriti cielo! Giustamente la Curva Sud romanista minaccia di starsene fuori (la Nord laziale già lo farà, in contestazione con Lotito) e Simonelli, disperato, prova ad implorare gli organizzatori del tennis affinché spostino la finale, ottenendo come risposta una sonora e meritata risata.

Cocci e tifosi

Non pago si rivolge d’urgenza al TAR del Lazio. A proposito, le vie legali in Italia possono mai mancare per suggellare una farsa che (non) si rispetti ed intasare ulteriormente i tribunali? Il TAR se ne lava le mani e rimanda la palla alla Lega e al prefetto, il quale, evidentemente colto da disperazione, accetta l’orario della domenica a mezzogiorno, pur di non dover più sentir parlare di questa storia.

E di tutta questa triste vicenda a noi tifosi non resta che raccogliere i cocci. E, magari, in un futuro nemmeno troppo lontano lasciarli soli con le loro miserie, mentre decidono se il Titanic debba affondare con Malagò oppure Abete.

Roberto Johnny Bresso

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