Roma, 1 giu – Una serata di festa si è trasformata in pochi istanti in uno scenario di violenza e paura nel cuore di Pergine Valsugana. Nella tarda serata di sabato 30 maggio, in piazza Gavazzi, una rissa degenerata in aggressione armata ha provocato il ferimento di due persone e l’arresto di due nordafricani.
Pergine Valsugana, la rissa in piazza Gavazzi
L’episodio si è verificato mentre nel centro cittadino erano in corso eventi e iniziative che avevano richiamato numerosi cittadini e visitatori. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine, due fratelli di origine tunisina, residenti in Valsugana e già noti alle autorità, avrebbero avuto un acceso diverbio prima con altri nordafricani e poi con una comitiva di motociclisti intervenuta per riportare la calma. La situazione sarebbe però rapidamente degenerata in una violenta colluttazione. Durante lo scontro, uno degli aggressori avrebbe estratto un’accetta, utilizzandola contro due uomini e seminando il panico tra le centinaia di persone presenti nella piazza. Alcuni testimoni hanno raccontato scene concitate, con persone in fuga e tentativi di allontanarsi il più rapidamente possibile dall’area dell’aggressione.
Sul posto sono intervenuti in pochi minuti i Carabinieri delle compagnie di Levico Terme e Borgo Valsugana, che hanno bloccato i responsabili prima che la situazione potesse ulteriormente aggravarsi. Durante la successiva perquisizione dell’autovettura utilizzata dai due fratelli, i militari hanno rinvenuto e sequestrato anche tre coltelli, oltre all’accetta che sarebbe stata impiegata nell’aggressione. I due feriti sono stati soccorsi e trasportati all’ospedale Santa Chiara di Trento. Fortunatamente le loro condizioni non sono risultate gravi e sono stati dimessi con una prognosi di dieci giorni. Per i due arrestati sono scattate le accuse di lesioni aggravate, rissa e porto abusivo di armi.
Già scattata la solita minimizzazione
L’episodio ha suscitato forte preoccupazione nella comunità perginese. La reazione di una certa sinistra e di parte dell’informazione locale è stata, come spesso accade in questi casi, prevedibile: l’invito a non generalizzare, il richiamo alla responsabilità individuale, il tentativo di separare il fatto di cronaca dal problema più ampio dell’immigrazione incontrollata. Ma il punto politico resta. Famiglie, giovani e turisti hanno assistito a scene che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate impensabili in una tranquilla cittadina del Trentino. Una piazza piena di persone, nel corso di una serata pubblica, si è trasformata in teatro di una rissa armata con accetta e coltelli. Non si tratta di alimentare allarmismi, ma di guardare in faccia una realtà che molti continuano ostinatamente a rimuovere: anche territori considerati sicuri e ordinati stanno pagando il prezzo di anni di immigrazione subita, cattiva gestione dell’integrazione e tolleranza politica verso sacche di illegalità sempre più visibili.
“Purtroppo si tratta di episodi sempre più frequenti”, ha dichiarato Filippo Castaldini del comitato Remigrazione e Riconquista del Trentino-Alto Adige. “Queste scene – ha spiegato Castaldini – rientrano nel preciso schema dell’immigrazione incontrollata, grazie al quale immigrati irregolari e non sono liberi di delinquere ai danni dei cittadini onesti, anche grazie alla copertura politica che viene sistematicamente garantita dalla sinistra immigrazionista”. Parole dure, ma che intercettano una preoccupazione reale: quella di cittadini che vedono cambiare il volto delle proprie città e dei propri paesi senza essere mai ascoltati. Ogni volta che accade un episodio simile, il copione è sempre lo stesso: minimizzare, isolare il fatto, impedire qualsiasi collegamento con il quadro generale. Intanto, però, nelle piazze italiane continuano ad apparire accette, coltelli, risse e aggressioni. E a pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini comuni.
Vincenzo Monti