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Remigrazione, l’appello di Marsella chiama tutti a Roma: “Questa è ancora la nostra terra”

by La Redazione
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remigrazione Marsella

Roma, 8 giu – Pubblichiamo di seguito l’appello di Luca Marsella in vista del corteo nazionale per la Remigrazione, convocato a Roma per sabato 13 giugno. Una mobilitazione che accompagnerà il deposito in Parlamento della proposta di legge sulla remigrazione e che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole riportare nelle strade un tema ormai centrale nel dibattito politico europeo: il diritto degli italiani a difendere identità, sicurezza e futuro della propria nazione.

L’appello di Luca Marsella

Ci sono momenti in cui il silenzio diventa complicità e l’indifferenza si trasforma in tradimento. Guardati intorno. Guarda la terra che calpesti, la storia che respiri, il futuro che stai lasciando in eredità. Davvero credi che qualcun altro combatterà la tua battaglia? Davvero pensi che l’agonia di una nazione possa essere fermata restando a guardare dallo schermo di un telefono? Oppure andando a votare il meno peggio, l’ennesimo partito che ti fa le solite promesse? No. La storia non la fa chi si rassegna e non la fa chi delega, non la fa chi pensa che ci sia qualcuno che lo salverà. La storia la fa chi ha il coraggio di alzarsi in piedi quando tutti gli altri sono in ginocchio. La storia la fa chi rialza la testa quando arriva il momento. E quel momento, per noi, è adesso.

Sabato 13 giugno, le strade di Roma non saranno semplicemente il teatro di un corteo, ma il santuario di una svolta epocale. Scenderemo in piazza per dare corpo, voce e anima alla proposta di legge sulla remigrazione che stiamo depositando in Parlamento. Una norma scritta non con l’inchiostro sbiadito del compromesso burocratico, ma con la fermezza inflessibile di chi vuole restituire un destino e un’identità a questa Nazione. Non muove i nostri passi la misera brama di voti, né l’effimero miraggio di una poltrona nei palazzi del potere. Rifiutiamo le logiche di questo mercato delle vacche. La nostra è una sollevazione dello spirito, una manifestazione di popolo, un atto di testimonianza e di lotta che mira a deviare il corso della storia, a spezzare le catene di un declino che una classe dirigente parassitaria vorrebbe farci accettare come inevitabile.
Lasciamo volentieri i salotti ovattati della televisione e le arene virtuali dei social network a quei professionisti del nulla che ogni giorno si riempiono la bocca di vuota retorica.
Loro cercano il plauso immediato, l’algoritmo favorevole, il “like” effimero, la percentuale frazionale per i propri partiti per poi accordarsi e spartirsi la torta. Noi cerchiamo l’eternità di un’idea. Non ci importa se i volti noti della politica istituzionale diserteranno le nostre fila: la loro assenza sarà uno spartiacque tra chi vuole salvare questa nazione e chi insegue il proprio tornaconto personale.

D’altronde siamo i razzisti, gli estremisti, i mostri cattivi che rompono il politicamente corretto, e affiancarsi a noi anche solo una volta può rovinare carriere. Ma noi non inseguiamo carriere e no, non siamo mostri. Siamo italiani, padri, madri, lavoratori, studenti, proprio come te. Ma che hanno scelto di combattere. A noi interessa radunare l’Italia profonda. Quella che soffre nell’ombra, che fatica nel silenzio, ma che custodisce ancora il fuoco della rivolta. Vogliamo portare in piazza chi dalla politica si è saggiamente allontanato per nausea, chi combatte ogni giorno una guerra invisibile per difendere la dignità della propria famiglia e arrivare a fine mese. Questa è la realtà pulsante del Paese, anni luce distante dalle ipocrite passerelle mediatiche.
Perché la storia ci insegna una verità cruda, ancestrale e incontestabile: nessuno verrà a salvarti, se non avrai tu stesso il coraggio di salvarti.


Sappiamo bene cosa vi stiamo chiedendo. Non vi stiamo invitando a una sfilata domenicale. Sappiamo che scendere in piazza sabato 13 giugno richiederà un sacrificio vero: significherà rinunciare a una giornata di meritato riposo; significherà sottrarre tempo prezioso agli affetti più cari; comporterà una spesa economica, fatica, sudore e anche chilometri. Ma vi chiediamo di guardare oltre l’orizzonte del vostro cortile. Compiete questo sacrificio per i vostri figli, affinché non debbano ereditare una terra straniera in casa propria, un deserto privo di anima e di memoria. Fatelo per voi stessi, per non dover vivere domani con il rimorso logorante di non aver combattuto quando tutto sembrava perduto. Portate e stringete tra le mani un tricolore. Non come un semplice pezzo di stoffa per le festività, ma come il vessillo sacro di una civiltà millenaria che rifiuta di spegnersi.


Scendete in piazza con noi per gridare al mondo, con la fiera durezza dei giusti, che le radici di questa nazione sono ancora profonde e che il suo popolo è pronto a riprendersi il proprio destino. Ti aspettiamo a Roma. Perché questa è ancora la nostra terra. Perché l’Italia non è morta e nessuno ci potrà fermare.

La Redazione

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