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Inghilterra-Argentina, molto più di una partita

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 15 lug – Mondiali, penultimo atto. Così, dopo la prima semifinale tra Francia e Spagna, a quarant’anni dall’epica sfida dell’Azteca di Città del Messico, sarà ancora Inghilterra-Argentina. Novanta minuti – più eventuali supplementari e calci di rigore – che valgono molto più che una partita.

Il calcio a Buenos Aires

Ma partiamo appunto dal calcio. Perché prima di quella che è diventata una delle principali rivalità sul campo da gioco e non, tra inglesi ed argentini i rapporti erano molto buoni, visto che furono proprio i britannici a portare il calcio a Buenos Aires. Tanto che le principali squadre argentine hanno spesso nomi in lingua inglese. L’Argentina, inoltre, fu la prima nazionale, Scozia esclusa, a scendere in campo a Wembley nel 1951, venendo sconfitta 2-1.

Nel 1962 il primo confronto ad un Mondiale. Siamo in Cile e vincono i Tre Leoni per 3-1, eliminando l’Albiceleste. Quattro anni dopo l’Inghilterra gioca in casa e nei quarti le due compagini si affrontano nuovamente. Il match è teso e combattuto e l’Inghilterra lo porta a casa di misura, per 1-0. Resterà però nella storia per l’espulsione dell’argentino Antonio Rattin (scomparso proprio in questi giorni), il quale si rifiutò di lasciare il campo per 11 minuti. Proprio il caos generato da questa partita porterà la Fifa ad introdurre i cartellini giallo e rosso.

Inghilterra-Argentina oltre al rettangolo verde

I rapporti tra i due paesi comunque restano buoni. E così quelli tra le due nazionali. Tanto che, in una celebre foto, Diego Armando Maradona indossa la maglietta inglese in compagnia del cantante dei Queen Freddie Mercury, che invece indossa la divisa argentina. Tutto però cambia nel 1982, a causa di un contenzioso sulle isole Falkland (o Malvinas, come le chiamano in Argentina), territorio dell’Oceano Atlantico meridionale di proprietà inglese, ma rivendicato dagli argentini. In aprile la giunta militare del generale Leopoldo Galtieri decide di occuparle militarmente. Il Regno Unito, governato da Margaret Thatcher, sebbene colto di sorpresa, reagisce prontamente e, dopo duri combattimenti, nel giugno dello stesso anno riporta le isole sotto il controllo britannico. Gli argentini lamenteranno 649 perdite, i britannici 255 ed i locali 3 civili. Questa breve guerra cambierà per sempre i rapporti tra le due nazioni.

Sebbene le due compagini non si affronteranno nel Mondiale di Spagna ’82, la competizione sarà molto segnata da questo evento, visto che la Spagna si era espressa a favore delle ragioni argentine, tanto che i tifosi inglesi verranno confinati nella fase iniziale a Bilbao per evitare problemi, ma poi successivamente a Madrid saranno pesanti gli scontri con la Guardia Civil. Questa commistione tra calcio e conflitto bellico verrà mostrata anche nel film del 1990 Arrivederci Millwall, ambientato prima e durante la rassegna iridata del 1982.

La Mano de Dios

Nei Mondiali di Messico ’86 arriva il tanto atteso confronto. Siamo ai quarti di finale e Maradona carica l’ambiente parlando esplicitamente di una rivincita della guerra. Segnerà con la famigerata “Mano de Dios” e con un secondo goal capolavoro. Gli inglesi, sconfitti 2-1, tornano mestamente a casa. Sugli spalti prima, durante e dopo la partita accade di tutto tra hooligans e barras bravas, con scontri di violenza inaudita. Passano dodici anni e, a Francia ’98, è di nuovo battaglia negli ottavi di finale. Gara epica che termina 2-2, con rigori che sorridono agli argentini, ma verrà ricordata soprattutto per l’espulsione di David Beckham a causa di un fallo di reazione su Diego Pablo Simeone. Quattro anni dopo in Giappone Beckham si prende però la rivincita, segnando il rigore che permetterà agli inglesi di vincere 1-0. Da allora ci sarà solamente spazio per un’amichevole in Svizzera nel 2005, che vede imporsi l’Inghilterra 3-2.

E così arriviamo ai giorni nostri, quando tra poche al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta le due squadre di affronteranno nuovamente, questa volta addirittura per un posto in finale. Inutile dire che l’atmosfera è già elettrica, visto che, dopo la vittoria contro la Svizzera (come peraltro in tutte le altre partite di questo Mondiale), nello spogliatoio argentino si è alzato il coro “Per le Malvinas, per Diego, per l’ultima di Leo”. Ovviamente i tabloid inglesi ci sono andati a nozze, come del resto la stampa argentina. Tutto lascia presagire che, come al solito, non sarà solamente una partita di calcio. E francamente, dato il Mondiale di plastica che fino ad ora abbiamo vissuto, ciò è decisamente un bene.

Roberto Johnny Bresso

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