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Sovranità e sicurezza: l’Italia coordinerà l’hub mediterraneo per i cavi sottomarini

by Marco Battistini
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Roma, 15 lug – Quasi 6 milioni di euro suddivisi tra Mediterrano e Mar Baltico, due Nazioni – ovvero Italia e Finlandia – che coordineranno altrettanti hub regionali per i cavi sottomarini. Annunciato sul finire della scorsa settimana dalla Commissione europea, prende ufficialmente forma il piano continentale volto alla protezione di queste infrastrutture critiche poste sui fondali marini. 

Il piano dell’Unione Europea

Il primo Regional Cable Hub, ovvero quello meridionale, riceverà un finanziamento di 3,3 milioni. Mentre nelle acque del fu Sarmaticum – questo l’antico nome nome utilizzato dai romani per contraddistinguere il mare interno dell’Europa nord-orientale – ne finiranno 2,5. Come riportato dall’Ansa Roma guiderà quindi il polo mediterrano: insieme a Grecia, Cipro e Maltaavrà il compito di consentire lo scambio quasi in tempo reale di informazioni, il rilevamento di anomalie e la risposta coordinata agli incidenti a livello transfrontaliero”. L’incarico di Helsinki – da dove si seguiranno i lavori in cooperazione con Danimarca, Estonia, Germania, Lettonia eSvezia“servirà a rafforzare i meccanismi regionali di sorveglianza e risposta”.

Oltre a queste somme iniziali – gestite dall’European Cybersecurity Competence Centre nell’ambito del programma Europa Digitale – il piano dell’Ue prevede un ulteriore bando da 40 milioni di euro. Gli obiettivi del programma Connecting Europe Facility Digital si concentreranno invece su riparazioni d’emergenza, attrezzature standardizzate, localizzazione di porti strategici tra Mediterraneo, Atlantico e altri bacini marittimi.

Cavi sottomarini, ovvero sovranità e sicurezza

Sovranità e sicurezza come parole d’ordine. A livello mondiale, infatti, dalla “rete invisibile” dei cavi sottomarini passa qualcosa come il 95% del traffico dati. Oltre ad essere la spina dorsale di internet, sono lo strumento alla base del commercio internazionale e dei mercati finanziari e il collegamento per lo scambio energetico intercontinentale offshore.

Anche in tal senso proprio il Mar Mediterraneo risulta essere strategico per connettere il Vecchio Continente con Africa, Medio Oriente e Asia. Nello specifico italiano abbiamo Sicilia – da diverso tempo – e Puglia (più recentemente) come snodi centrali. Il sistema Unitirreno corre da Genova fino a Mazara del Vallo. Mentre il cavo Trans Adriatic Express, passando da Tirana e Atene, arriva fino a Istanbul. Attraverso Sparkle poi il gruppo Telecom Italia possiede centinaia di migliaia di chilometri di fibra ottica dall’Atlantico all’Oceano Indiano.

Con queste premesse ecco che il ruolo di guida nel’hub mediterraneo assume un rilevante peso specifico sia a livello geopolitico che sul piano industriale. L’Italia non sarà solamente l’amministratore contabile di questo progetto: ci sono responsabilità operative concrete, integrazioni continentali da coltivare, una visione tecnologicamente orientata da sviluppare.

Il nodo del controllo infrastrutturale

La cifra stanziata dalla Commissione Europea andrà a migliorare le risposte sulle complicazioni fisiche: sorveglianza, sicurezza materiale e celere riparazione delle infrastrutture. Allargando lo sguardo il problema si sposta quindi sulle grandi multinazionali dei servizi cloud (Amazon, Google, Meta, Microsoft) che controllano il 90% della rotta transatlantica. Nel 2014 – un’era tecnologica fa, va detto – gli hyperscaler statunitensi arrivavano solamente alla doppia cifra. Spiegano i tipi di Agenda Digitale: “I cavi sottomarini sono il livello zero dell’infrastruttura digitale. Se non controlli i tubi, non controlli neppure i dati che ci passano dentro, né le piattaforme cloud che li elaborano, né, a cascata, i modelli di intelligenza artificialeche su quei dati vengono addestrati e distribuiti. In pratica una catena di dipendenza che parte dal fondale marino e arriva fino al software”. 

Perché presidiare non fa rima con governare. Il coordinamento italiano dell’hub regionale rimane il primo importante passo verso un’autonomia tecnologica, nazionale e continentale, da raggiungere nella misura più ampia possibile.

Marco Battistini

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