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L’Italia, gli italiani e la sinistra: se l’oikofobia va sempre di moda

by Marco Battistini
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Roma, 10 giu – In linea (molto) teorica uno dei fondamenti di un sistema che si vorrebbe  realmente democratico è conosciuto con il nome di contraddittorio. Ovvero la possibilità pratica di mettere a confronto due o più opinioni discordanti. Magari anche inconciliabili tra loro. Uno strumento che, se utilizzato a dovere, potrebbe davvero trasformare l’esercizio numerico del potere – banalmente, avere la maggioranza dei voti – in un sistema partecipativo e critico. Non ditelo però alla sinistra: a Cesena, città rossa per certificazione elettorale, è bastato un semplice lenzuolo appeso dalle finestre nell’ultimo giorno di scuola a scatenare un putiferio che nel giro di pochi giorni si è già trasformato in gogna mediatica.  

L’ultima perla liberticida

Siamo in zona stazione, da queste parti i locali che ospitano il Liceo Classico sono conosciuti come Cubo. Un lembo recentemente riqualificato ma che fino a qualche tempo fa ha conosciuto quel degrado – ovviamente non combattuto ma “accompagnato” in altri quartieri del centro – che mai si dovrebbe abbinare a luoghi frequentati dai cittadini del domani. 

Per chi si fosse quindi perso l’ultima perla liberticida della sinistra romagnola, sul drappo bianco dei maturandi erano riportate tre semplici parole: “Italia agli italiani”. Un’ovvietà politica – a chi dovrebbe appartenere la Nazione se non ai suoi cittadini? – trasformata in reato di lesa maestà, almeno per la fazione cosmopolita che detiene il monopolio amministrativo e mediatico sulle rive del Savio. Affronto ideologico al quale le truppe cammellate della sinistra, non essendo più abituate al dialogo, hanno risposto con l’ormai collaudato bullismo linguistico.

Il travaso di bile della sinistra 

Secondo il famoso comico ravennate Giuseppe Giacobazzi il calendario romagnolo sarebbe occupato da eventi paesani 364 giorni l’anno. A sinistra hanno pensato bene di coprire il buco, mettendo sul piatto materiale utile per la Sagra del travaso di bile. Una festa della quale, sinceramente, non ne sentivamo la mancanza.

Elena Baredi, assessore alla scuola, è andata sul pesante: «un’offesa rivolta all’intera città», sospensione del «pensiero critico», «uno degli aspetti più tristi e preoccupanti del nostro tempo», parole che sarebbero da lasciare ad «adulti insoddisfatti e incattiviti», che «offendono i contenuti di studio del percorso scolastico». In questo minestrone non potevano che essere tirati in mezzo i sempreverdi fantasmi del Novecento. Nel dubbio, consigliamo un corposo ripasso dal Risorgimento in avanti. O per lo meno dello spirito che ha mosso i patrioti ottocenteschi.

In un’altra dimensione parallela Fondamenta, movimento locale vicino ad Avs, parla addirittura di «fallimento della politica, delle istituzioni educative, delle famiglie e della società nel complesso». Tutti colpevoli quindi «dalle aule dei consigli comunali fino ai banchi del Senato della Repubblica».

Una questione di punti fissi

Risparmiamo al lettore le prese di posizione del Partito Democratico, della Rete degli studenti medi e dei loro amici della Cgil. Saremo pure dei mostri a tre teste, ma abbiamo comunque un minimo di cuore.

Per i ragazzi che al di fuori di ogni indottrinamento con l’esposizione di un semplice lenzuolo hanno preso una posizione politica legittima (anche se, ovviamente, non autorizzata dall’istituto – ma questo è un altro discorso) si prospetta ora il sei in condotta. E l’obbligo, prima degli esami, di svolgere una relazione scritta sul loro gesto. 

Il liceo nel quale tra pochi giorni conseguiranno la maturità è intitolato a Vincenzo Monti. Nel corso della sua vita il traduttore più celebre dell’Iliade – opera considerata un vero capolavoro della letteratura italiana – fu soprannominato, da un suo detrattore, “segretario dell’opinione dominante”. Politicamente parlando è stato effettivamente camaleontico, ma con un punto fisso: la fiamma della lingua e il mito dell’italianità.

Anche la sinistra nell’ultimo secolo si è trasformata: dal proletariato alle ztl, dai diritti sociali ai piagnistei civili, dagli scritti di Marx al marketing del grande capitale. L’oikofobia però è rimasta sempre la stessa.

Marco Battistini

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