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Italiani in movimento: quasi un milione e mezzo cambia casa ogni anno. Ecco perché

by Redazione
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Un milione e 455mila. È il numero di italiani che nel 2025 ha cambiato Comune di residenza, oltre 70mila in più rispetto all’anno precedente. Un dato che smentisce l’immagine di un Paese fermo e radicato. Secondo l’ultimo report Istat sulle migrazioni interne e internazionali, nel 2025 i trasferimenti di residenza tra Comuni italiani sono oltre 70mila in più rispetto all’anno precedente, con una crescita del 5,1%.

Un dato che rimette in discussione il cliché dell’italiano radicato, che nasce, vive e muore nello stesso quartiere. La realtà è che ogni anno circa un residente su quaranta cambia Comune. E lo fa per ragioni che raccontano molto del Paese.

Mobilità interna in Italia: i numeri Istat 2025

Dopo la frenata registrata nel 2024, quando i trasferimenti si erano fermati a 1 milione e 385mila, la mobilità interna è tornata a crescere. L’aumento riguarda sia i cittadini italiani, con 34mila movimenti in più (+3%), sia gli stranieri residenti, con 36mila movimenti in più (+14,8%). La quota di stranieri sul totale dei trasferimenti interni sale così dal 17,9% al 19,5%.

Spostamenti a corto raggio, ma non per questo meno significativi

La mobilità interna italiana è fatta per lo più da spostamenti a corto raggio. Quasi il 60% dei trasferimenti avviene tra Comuni della stessa provincia, un ulteriore 16% tra province diverse della stessa regione. Solo un quarto dei movimenti supera il confine regionale.

Questo significa che il trasloco tipico dell’italiano è quello di chi lascia il centro per l’hinterland, o viceversa, di chi si sposta dal paese di origine al capoluogo per stare più vicino al lavoro, di chi cambia casa perché la famiglia si allarga o si riduce. Basta osservare cosa accade in una città media come Lucca, dove le imprese di traslochi a Lucca lavorano soprattutto su spostamenti interni alla provincia: dalla Piana verso il centro storico, dal centro verso i Comuni limitrofi, o dalla Versilia verso la città. Movimenti brevi in chilometri, ma che comportano lo stesso sradicamento pratico di qualsiasi cambio di residenza: nuova scuola per i figli, nuovo medico di base, nuove abitudini.

Il Sud che si svuota, il Nord che attrae

Il quarto dei trasferimenti che attraversa i confini regionali segue una direttrice nota da decenni. Nel 2025 circa 112mila persone hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, contro 67mila che hanno fatto il percorso inverso: un saldo negativo di circa 45mila residenti per il Sud in un solo anno.

La Lombardia si conferma la destinazione principale, meta di quasi tre movimenti su dieci in uscita dalle regioni meridionali. Campania, Sicilia e Puglia sono le aree di origine più consistenti.

La fuga dei giovani laureati dal Mezzogiorno

Il dato più preoccupante riguarda la qualità di chi parte: tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso circa 150mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni, sommando chi si è spostato in altre aree del Paese e chi è emigrato all’estero. È una fuga di capitale umano che nessun bonus fiscale è finora riuscito ad arginare, e che pesa sul futuro demografico ed economico di intere regioni.

Le città medie come nuova frontiera del cambio casa

Accanto alla direttrice Sud-Nord, gli ultimi anni hanno visto emergere un fenomeno più sottile: la riscoperta delle città medie. Il lavoro da remoto, i prezzi ormai inaccessibili nelle grandi metropoli e una rinnovata attenzione alla qualità della vita hanno spinto molte famiglie a guardare a centri tra i 50 e i 200mila abitanti, spesso città d’arte con servizi completi ma ritmi più umani.

Perché gli italiani cambiano casa: le motivazioni dietro i numeri

Dietro il milione e mezzo di trasferimenti si intrecciano ragioni diverse, che in parte si sovrappongono.

Il lavoro

Resta il primo motore, soprattutto per i movimenti interregionali. La concentrazione delle opportunità qualificate nel Nord e nelle grandi aree urbane continua a determinare la geografia degli spostamenti dei giovani.

La casa

È la seconda variabile. Il costo degli affitti nelle metropoli spinge verso la periferia o verso città più piccole; al contrario, l’acquisto della prima casa spesso coincide con un cambio di Comune, verso zone dove il prezzo al metro quadro consente di comprare invece che affittare.

La famiglia

Pesa in entrambe le direzioni: ci si sposta per seguire un partner, per avvicinarsi ai genitori anziani, per garantire ai figli un contesto più adatto.

La qualità della vita

È la motivazione emergente. Un tempo considerata un lusso, oggi orienta scelte concrete, specialmente tra chi può lavorare a distanza e non è più vincolato alla sede fisica dell’azienda.

Un Paese meno immobile di quanto si racconti

I numeri Istat smentiscono una narrazione consolidata. L’Italia non è un Paese fermo, ma un Paese in cui la mobilità ha caratteristiche proprie: prevalentemente a corto raggio, con una direttrice Sud-Nord che non si inverte e con una crescente attenzione alle città medie come alternativa alle metropoli.

Per le amministrazioni locali la sfida è duplice: trattenere chi vorrebbe partire e accogliere chi arriva, con servizi, case e infrastrutture adeguate. Per il Mezzogiorno, in particolare, la perdita continua di giovani qualificati rappresenta un’emergenza che va oltre la statistica. Perché ogni trasloco è una scelta individuale, ma un milione e mezzo di traslochi all’anno sono un fatto collettivo che racconta dove sta andando il Paese.

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