Roma, 15 set – A volte una maglietta riesce a riassumere un discorso politico meglio di chi la indossa. «Siamo una generazione di sdraiati», si legge sulla t-shirt di Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, mentre dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia proclama: «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre». Poi rincara: «Per noi parlare di patria vuol dire ripudiare la guerra. Noi organizzeremo i disertori». Parole pronunciate poco prima dell’intervento conclusivo di Elly Schlein e accolte dagli applausi della platea dem.
Il giorno successivo Libero ha cercato di precisare il significato delle sue parole. Intervistata da Repubblica, ha assicurato che sull’Ucraina i Giovani Democratici sanno «da che parte stare», ha condannato Putin e ha ricondotto il proprio intervento soprattutto all’opposizione all’aumento della spesa militare. Poi, però, ha pronunciato una frase ancora più interessante della promessa di organizzare i disertori: «I giovani sono sempre stati pacifisti, nella storia del mondo, e la mia generazione non fa eccezione».
La strana storia dei giovani “sempre pacifisti”
Il problema è che questa storia del mondo semplicemente non esiste. La gioventù non è mai stata per natura pacifista, così come non è mai stata per natura guerrafondaia. È stata rivoluzionaria e conformista, ribelle e disciplinata, pacifica e combattente a seconda delle epoche, delle cause e delle circostanze. È difficile sostenere il contrario in un Paese la cui storia nazionale passa dalla Giovine Italia, per arrivare ai volontari del Risorgimento e i ragazzi del ’99. Perfino per chi proviene da una tradizione politica che ogni giorno si proclama erede di una Resistenza combattuta.
Del resto basta guardare proprio all’Ucraina che la stessa Libero dice di sostenere. Se i giovani ucraini avessero assunto la diserzione come principio morale assoluto nel febbraio del 2022, oggi difficilmente esisterebbe uno Stato ucraino nelle forme in cui lo conosciamo. La resistenza di Kyiv non vive nelle dichiarazioni delle cancellerie, ma nel fatto molto concreto che migliaia di uomini e donne hanno accettato di difendere la propria Nazione. E accanto agli ucraini, dall’inizio dell’invasione, sono arrivati anche volontari stranieri provenienti da diversi Paesi europei.
Qui emerge la contraddizione più evidente del discorso dei Giovani Democratici: si può stare dalla parte di chi resiste e contemporaneamente elevare la diserzione a modello politico? Si può celebrare il diritto dell’Ucraina a difendersi, purché a impugnare le armi sia sempre qualcun altro? Perché una guerra di difesa, per quanto giusta la si consideri, continua ad avere bisogno di qualcuno disposto concretamente a combatterla. Il pacifismo diventa così particolarmente comodo: si riconosce all’aggredito il diritto alla libertà, ma si considera moralmente sospetto tutto ciò che permette di conservarla.
La Costituzione non dice ciò che dice la Libero
C’è poi il curioso riferimento alla patria. «Per noi parlare di patria vuol dire ripudiare la guerra», sostiene Libero. Ma la Costituzione italiana utilizza formule molto meno ambigue. L’articolo 11 afferma che l’Italia ripudia la guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Non afferma che ogni uso della forza sia equivalente né cancella il concetto stesso di difesa. L’articolo 52, anzi, stabilisce espressamente che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Non a caso la sortita della segretaria dei Giovani Democratici ha provocato critiche persino all’interno del mondo che gravita attorno al centrosinistra. L’ex ministro Franco Bassanini ha ricordato proprio gli articoli 11 e 52, chiedendo a Schlein di intervenire e osservando che la Costituzione nata dalla Resistenza non identifica affatto il ripudio della guerra d’aggressione con il rifiuto della difesa nazionale.
Ed è questo il punto che rende la vicenda qualcosa di più della solita frase destinata a vivere ventiquattr’ore sui social. Dietro la retorica delle «vostre guerre» c’è una precisa concezione del rapporto tra individuo, comunità e responsabilità: la guerra è sempre di qualcun altro, la difesa spetta sempre a qualcun altro, il sacrificio deve essere sostenuto sempre da qualcun altro.
In Europa esistono ancora giovani in piedi
Il paradosso è quasi perfetto. Una forza politica che continua a costruire parte della propria identità sulla memoria della Resistenza presenta oggi ai giovani la diserzione come gesto di emancipazione. E forse non è nemmeno così innaturale come sviluppo: celebrare la resistenza vuol dire celebrare l’8 settembre e lo sfascio dell’Italia voluto dalle forze antifasciste. Eppure in Italia possiamo assistere a una dirigente giovanile che simultaneamente dichiara solidarietà e rassegnazione. E forse proprio la scritta sulla maglietta di Virginia Libero merita di essere presa più sul serio di quanto immaginasse chi l’ha stampata. «Siamo una generazione di sdraiati». Non tutta, fortunatamente. Perché mentre qualcuno proclama dal palco il diritto a sottrarsi alla storia, in Europa esistono ancora giovani convinti che una comunità, una terra e una libertà possano essere qualcosa per cui vale la pena alzarsi in piedi.
Vincenzo Monti