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La povertà in Italia nel 2025: numeri stabili ma il divario tra italiani e stranieri resta drammatico

by Francesca Totolo
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Povertà

Roma, 16 ott – Nel 2025, l’Italia conta oltre 2,1 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. L’incidenza è dell’8 per cento tra le famiglie e del 9,3 per cento tra le persone, valori sostanzialmente stabili rispetto al 2024. I dati, diffusi dall’Istat nel comunicato del 15 ottobre 2026, confermano un quadro ormai consolidato: è la fortissima differenziazione per cittadinanza.

Povertà assoluta delle famiglie straniere cinque volte superiore

Le famiglie composte solamente da italiani registrano un’incidenza di povertà assoluta del 5,9 per cento. Il dato sale al 26,7 per cento tra le famiglie con almeno un componente straniero e raggiunge il 29,4 per cento tra quelle composte esclusivamente da stranieri. In altre parole, una famiglia di soli stranieri ha una probabilità di trovarsi sotto la soglia di povertà assoluta quasi cinque volte superiore rispetto a una famiglia di soli italiani. La distanza è ampia e persistente: già nel 2024, l’incidenza individuale tra gli stranieri era del 35,6 per cento (oltre 1,8 milioni di persone), contro il 7,4 per cento degli italiani. Ciò significa che più di uno straniero su tre vive in povertà assoluta, una quota che da anni si colloca tra i valori più elevati della serie storica iniziata nel 2014.

Anche se le famiglie di soli italiani costituiscono ancora la maggioranza dei nuclei poveri in valore assoluto (circa due terzi del totale), la componente straniera pesa in modo sproporzionato. La presenza di almeno un membro straniero moltiplica il rischio di povertà e il fenomeno è particolarmente accentuato quando la famiglia è composta interamente da non italiani. La povertà assoluta colpisce inoltre in misura maggiore le famiglie con minori. Tra quelle di soli italiani con figli minori l’incidenza è del 7,8 per cento mentre tra quelle di soli stranieri sale al 31,4 per cento, quattro volte più elevata.

I motivi di questo divario

Diversi fattori strutturali spiegano la differenza. La popolazione straniera è mediamente più giovane e ha carriere contributive e lavorative più brevi o discontinue. Molti nuclei stranieri si concentrano in lavori a bassa qualificazione, con retribuzioni inferiori e maggiore precarietà. Le famiglie straniere sono spesso più numerose e presentano tassi di occupazione femminile drasticamente più bassi, soprattutto quelle formate da extracomunitari.

I dati mostrano anche una stabilità nel tempo: l’incidenza tra le famiglie di soli stranieri è aumentata di circa dieci punti percentuali in un decennio. Non si tratta di un fenomeno transitorio legato a una singola ondata migratoria, ma di una caratteristica strutturale della presenza straniera attuale. Una parte consistente dei nuovi ingressi, soprattutto per motivi di protezione o di lavoro non qualificato, arriva da contesti con livelli di reddito e istruzione mediamente inferiori a quelli italiani e l’inserimento nel mercato del lavoro italiano avviene spesso in segmenti a basso valore aggiunto.

Importare povertà: un’evidenza numerica

Quando si osserva che le famiglie di soli stranieri hanno un tasso di povertà assoluta cinque volte superiore a quelle italiane e che questa differenza si mantiene nel tempo, emerge un dato chiaro: l’Italia sta importando una quota significativa di povertà. Non si tratta di un giudizio morale, ma di una descrizione quantitativa. Ogni nucleo familiare straniero che entra e rimane sotto la soglia di povertà contribuisce ad aumentare il numero di persone e famiglie in condizione di deprivazione. Poiché la popolazione straniera è in crescita e la sua composizione include una forte componente a basso reddito, il contributo netto alla povertà complessiva è oggettivo e rilevante.

Questo fenomeno coesiste con lo scarso contributo economico degli stranieri occupati (valore aggiunto, contributi previdenziali, Irpef). Tuttavia, i dati sulla povertà mostrano che una parte consistente della popolazione straniera non riesce a collocarsi al di sopra della soglia minima di sussistenza. Il risultato è un aumento del carico assistenziale: una famiglia straniera su tre vive in povertà assoluta e dipende da sussidi pubblici. La stabilità dei numeri complessivi di povertà nel 2025, a fronte di un leggero miglioramento tra le famiglie italiane, indica che il miglioramento è frenato o annullato dalla componente straniera.

Francesca Totolo

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