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Latina, la polizia blocca il corteo degli studenti col tricolore per non «infastidire» la sinistra

by La Redazione
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Latina

Roma, 16 ott – A Latina un corteo di studenti con bandiere italiane sarebbe stato fermato dalla polizia mentre tentava di raggiungere il corteo che questa mattina avrebbe dovuto attraversare la città. A comunicarlo è il Blocco Studentesco: lo spezzone, composto da ragazzi degli istituti Galilei, Marconi e Vittorio Veneto, sarebbe stato escluso per la presenza dei tricolori italiani. Gli agenti, sopraggiunti a fermare la colonna, avrebbero definito la bandiera «troppo divisiva» e sgradita ad Osa, sigla studentesca di estrema sinistra.

A Latina si fermano gli studenti per non «infastidire» la sinistra

Il corteo di Latina rientra nel «No Meloni Day», mobilitazione nazionale contro le politiche scolastiche del governo, il carovita, le condizioni degli edifici e le spese militari. A Latina, riferisce LatinaCorriere, centinaia di ragazzi hanno rilanciato l’invito a «fare come in Francia». La piattaforma unisce questioni concrete e opposizione all’esecutivo. Ma per contestare ciò che non funziona nella scuola italiana bisogna condividere le parole d’ordine della sinistra? La risposta data sul campo sarebbe sì. Un corteo può avere una propria identità politica, ma non per questo la piazza diventa proprietà esclusiva. Il tricolore, simbolo della Repubblica e non di un partito, diventerebbe incompatibile con una protesta che pretende di rappresentare gli studenti. Problemi comuni a scuole e famiglie diventerebbero così un affare esclusivo della sinistra.

Il contrasto sulla bandiera non nasce oggi. Già il 6 ottobre il Blocco Studentesco aveva esposto tricolori in diversi istituti in risposta agli striscioni «Qui nessuno è straniero», comparsi durante la campagna contro le disposizioni sulla composizione delle classi. Il movimento rivendicava la trasmissione di lingua, storia e appartenenza nazionale. Dieci giorni dopo, il simbolo torna in una mobilitazione che contesta il governo anche sull’integrazione. Due posizioni opposte che dovrebbero potersi confrontare. La posta in gioco è la rappresentanza del malcontento. Se una protesta richiede appartenenza ideologica, gli organizzatori non devono convincere chi partecipa: possono selezionarlo. Alla sinistra studentesca conviene perché conserva il monopolio della piazza e presenta come proprio patrimonio problemi che non le appartengono in esclusiva. Ma la stessa lettura conviene al governo, libero di liquidare ogni mobilitazione come iniziativa dell’opposizione anziché misurarsi con le ragioni sociali che la alimentano. Non occorre ipotizzare intese tra avversari: il conflitto, confinato nei soliti schieramenti, risulta politicamente gestibile da entrambi.

La contestazione dentro il recinto del gestibile

La realtà è meno ordinata. A Roma, nella stessa giornata, l’Ansa ha registrato slogan contro Valditara ma anche contro Pd e Cgil. Persino nella mobilitazione antigovernativa non tutti si riconoscono nella sinistra parlamentare. Ridurre il dissenso a un referendum su Meloni cancella questa pluralità e rende inconcepibile perfino una protesta contro il governo da destra. Rimane il nodo istituzionale. L’articolo 17 della Costituzione tutela il diritto di riunirsi pacificamente, prevedendo per le manifestazioni in luogo pubblico divieti soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità. La gestione di gruppi contrapposti può richiedere misure di ordine pubblico; altra cosa sarebbe escludere degli studenti per il carattere «divisivo» della bandiera nazionale. Spetta alle autorità chiarire le ragioni dell’intervento a Latina. Intanto una domanda resta aperta: se la protesta è ammessa soltanto entro i confini ideologici della sinistra, chi difende il diritto degli altri studenti di contestare il governo senza dover diventare di sinistra?

Vincenzo Monti

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