
Appena si inizia a leggere il dossier di Letta è impressionante notare la ripetitività della parola “Europa”, quasi fosse una formula sacra: “Ci siamo posti sempre e solo al servizio dell’Italia e dell’Europa” – si legge nella premessa. “Chiedo al Parlamento e ai partiti di definire, senza più rinvii, l’orizzonte della legislatura su tre assi: economia, riforme istituzionali, Europa”. “L’orizzonte di ‘Impegno Italia’ è l’Europa”. Letta fa riferimento alla Presidenza dell’Ue che, da luglio, toccherà all’Italia e scrive di volere “un’Europa diversa da quella della sola austerità”. Letta rinnega le folli politiche economiche europee? Neanche per sogno, ecco l’Europa ideale per il premier: “Vogliamo sostenere l’attuazione della road-map verso una vera Unione Economica e Monetaria e soprattutto vogliamo il completamento dell’Unione bancaria, incluso il meccanismo di gestione delle crisi dotato di un fondo unico di risoluzione e di un credibile backstop comune”. Il riferimento è chiaramente al fiscal compact senza dire una sola parola su come l’Italia riuscirà a pagare 40 miliardi di euro per rispettare questo trattato.
Infine una lezione di diplomazia che neanche Sun Tzu: “Per contare in Europa non serve battere i pugni sul tavolo quando è troppo tardi. Bisogna avere l’autorevolezza di contribuire a scegliere per tempo cosa viene portato su quello stesso tavolo”.
Poi si passa all’elencazione dei singoli provvedimenti: “promuovere una nuova occupazione a tempo indeterminato”, un piano contro le emergenze abitative, “regolare i diritti delle coppie conviventi, e l’applicazione dello ius soli per il quale “i tempi sono maturi”. Alle pagg. 30-31 del dossier si trova il piatto forte di Letta: “Rilanciare le liberalizzazioni, in particolare dei servizi pubblici locali”, cosa che i governi “tecnici” hanno finora fatto abbondantemente senza sortire alcun risultato, e “Realizzare un piano di privatizzazioni”, in particolare delle Poste italiane. Cioè, si vuol vendere a dei privati una delle poche aziende italiane che produce utili.
E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli, pecore, continueranno a crederci il sale della terra.
Michael Mocci