Roma, 16 giu – In questi giorni di giugno, cento anni fa, ebbe luogo la celebra “Battaglia del Solstizio”, termine dannunziano con cui fu dipinta la vittoriosa difesa del nostro esercito contro l’ultimo tentativo austro-ungarico di sfondare il fronte e dilagare nella pianura padana. La battaglia, ovvero l’attacco austro-ungarico, si sviluppò principalmente sulle direttrici del fiume Piave, sull’altopiano di Asiago e sul Monte Grappa, tutti luoghi destinati ad essere sacralizzati dalla cultura nazionale nei decenni successivi, ma vi furono anche alcuni attacchi diversivi nel settore del Trentino.
Si registrarono alcuni sfondamenti della linea del Piave, con penetrazioni di reparti austro-ungarici soprattutto nella zona del Montello e del Basso Piave, non lontano da Treviso e Venezia. Nel contrastare uno di questi sfondamenti che stava pregiudicando la difesa italiana attraverso il pericolo del congiungimento di una robusta “tenaglia” nemica che avrebbe puntato su Portegrandi e quindi su Venezia, venne impiegata la famosa Brigata “Sassari”, l’unica unità dell’esercito italiano alla quale era stato consentito, nell’arruolamento, la deroga al divieto di arruolamento “regionale” ovvero di inquadrare elementi provenienti da una sola regione o zona del territorio nazionale. Il 16 giugno 1918, unitamente ad altri reparti, la Brigata Sassari fermò la penetrazione austriaca e fu proprio in uno di quei durissimi scontri che perse la via una delle figure più interessanti del movimento sindacale, interventista e culturale di quegli anni, l’avvocato Attilio Deffenu.

Nell’ottobre 1914, intravedendo come tanti nella guerra le necessarie dinamiche rivoluzionarie, si unisce all’interventismo ed è fondatore dei Fasci rivoluzionari d’azione internazionalista, insieme ad Alceste De Ambris, Filippo Corridoni, personaggi chiave e simbolo del sindacalismo rivoluzionario, nonché a Michele Bianchi, futuro quadrumviro della Marcia su Roma, Angelo Oliviero Olivetti (fondatore di “Pagine Libere”), Cesare Rossi (futuro portavoce di Mussolini alla Presidenza del Consiglio fino al caso Matteotti) e Libero Tancredi, alias Massimo Rocca, anarchico e in seguito fascista “revisionista”. L’11 dicembre 1914 aderisce quindi ai Fasci d’Azione Rivoluzionaria, organizzazione punta di diamante dell’interventismo politico e sindacale, nella quale recita un ruolo di primissimo piano Benito Mussolini. Pare che in quei mesi sia proprio Deffenu a redigere l’appello interventista pubblicato su “Il Popolo d’Italia” e diretto “Ai lavoratori d’Italia”.

Andrea Benzi
Eroi dimenticati: Attilio Deffenu, sindacalista rivoluzionario nella Battaglia del Solstizio
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2 comments
Una memorabile pagina di storia e di eroismo,da ricordare alla feccia sinistra che ci ammorba……..anzi,teniamocela per noi,non capirebbero.
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