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Roma, 16 giu – In questi giorni di giugno, cento anni fa, ebbe luogo la celebra “Battaglia del Solstizio”, termine dannunziano con cui fu dipinta la vittoriosa difesa del nostro esercito contro l’ultimo tentativo austro-ungarico di sfondare il fronte e dilagare nella pianura padana. La battaglia, ovvero l’attacco austro-ungarico, si sviluppò principalmente sulle direttrici del fiume Piave, sull’altopiano di Asiago e sul Monte Grappa, tutti luoghi destinati ad essere sacralizzati dalla cultura nazionale nei decenni successivi, ma vi furono anche alcuni attacchi diversivi nel settore del Trentino.
Si registrarono alcuni sfondamenti della linea del Piave, con penetrazioni di reparti austro-ungarici soprattutto nella zona del Montello e del Basso Piave, non lontano da Treviso e Venezia. Nel contrastare uno di questi sfondamenti che stava pregiudicando la difesa italiana attraverso il pericolo del congiungimento di una robusta “tenaglia” nemica che avrebbe puntato su Portegrandi e quindi su Venezia, venne impiegata la famosa Brigata “Sassari”, l’unica unità dell’esercito italiano alla quale era stato consentito, nell’arruolamento, la deroga al divieto di arruolamento “regionale” ovvero di inquadrare elementi provenienti da una sola regione o zona del territorio nazionale. Il 16 giugno 1918, unitamente ad altri reparti, la Brigata Sassari fermò la penetrazione austriaca e fu proprio in uno di quei durissimi scontri che perse la via una delle figure più interessanti del movimento sindacale, interventista e culturale di quegli anni, l’avvocato Attilio Deffenu.
attilio deffenu in divisaEra nato nel 1890 a Nuoro da una famiglia della piccola borghesia produttiva e fin da giovane si era appassionato alla politica ed alla cultura, con particolare riferimento ai problemi della Sardegna. Studente ginnasiale a Sassari (città di grandi tradizioni culturali e politiche) e in seguito, come tanti sardi, universitario a Pisa in giurisprudenza, frequenta gli ambienti socialisti ed anarchici della città e diviene collaboratore della “Lupa” di Paolo Orano, quest’ultimo futuro esponente combattentista del Partito Sardo d’Azione, passato poi al Fascismo e rettore dell’Università di Perugia. Contrario alla guerra di Libia nel 1911, Deffenu si laurea infine con una tesi su “La teoria marxista della concentrazione capitalistica” e fa quindi ritorno in Sardegna, operando fin da subito a favore delle organizzazioni sindacali dei pastori e dei minatori. Diviene nel frattempo collaboratore del “Giornale d’Italia” per cui pubblica articoli sulla realtà locale, sociale ed economica della sua terra. Nel 1913 unisce la sua azione culturale e politica alla “Lega antiprotezionista” (vi aderì, fra gli altri, Giovanni Preziosi), un movimento di economisti, sindacalisti, intellettuali e politici di forte impostazione radicale e liberista, diretto a ottenere politicamente l’eliminazione dei dazi protettivi all’economia italiana, in quanto tali misure, sostanzialmente utili a sostenere e proteggere l’economia industriale del settentrione, impedivano un reale sviluppo economico del mezzogiorno e della Sardegna. Solo attraverso una modernizzazione dell’economia sarda, attraverso uno sviluppo dell’attività produttiva anche in chiave capitalistico, sarebbe stato possibile il nascere di una moderna classe operaia e contadina che avrebbe presto acquisito coscienza di sé, delle sue qualità e potenzialità rivoluzionarie: questo il pensiero di Deffenu. Nel 1913 giunge a Milano dove, attraverso grandi sacrifici personali, fonda la rivista “Sardegna”, sicuramente la maggiore espressione culturale sarda di quegli anni (ospitò gli scritti di Grazia Deledda fra l’altro). Si unisce al movimento sindacalista rivoluzionario e ad Alceste de Ambris e Filippo Corridoni, divenendo il responsabile legale, in quanto avvocato, dell’Unione Sindacale Italiana (USI) e collaboratore dei giornali “Avanguardia” e “Internazionale”.
Nell’ottobre 1914, intravedendo come tanti nella guerra le necessarie dinamiche rivoluzionarie, si unisce all’interventismo ed è fondatore dei Fasci rivoluzionari d’azione internazionalista, insieme ad Alceste De Ambris, Filippo Corridoni, personaggi chiave e simbolo del sindacalismo rivoluzionario, nonché a Michele Bianchi, futuro quadrumviro della Marcia su Roma, Angelo Oliviero Olivetti (fondatore di “Pagine Libere”), Cesare Rossi (futuro portavoce di Mussolini alla Presidenza del Consiglio fino al caso Matteotti) e Libero Tancredi, alias Massimo Rocca, anarchico e in seguito fascista “revisionista”. L’11 dicembre 1914 aderisce quindi ai Fasci d’Azione Rivoluzionaria, organizzazione punta di diamante dell’interventismo politico e sindacale, nella quale recita un ruolo di primissimo piano Benito Mussolini. Pare che in quei mesi sia proprio Deffenu a redigere l’appello interventista pubblicato su “Il Popolo d’Italia” e diretto “Ai lavoratori d’Italia”.
attilio deffenu bustoArruolatosi volontario nel giugno del 1915, non viene accettato come ufficiale di complemento: come molti interventisti viene osservato e seguito con sospetto dalla polizia militare, la quale teme che per i “fascisti” (termine che inizia ad essere utilizzato nei rapporti informativi dei Carabinieri ai comandi militari) la guerra non sia solo che un pretesto per poter fare proseliti ed un passo per la rivoluzione. Inviato come territoriale in Sardegna, viene mandato al fronte sul finire del 1917 solo dopo il disastro di Caporetto. È propagandista, questa volta tenente, nella Brigata “Sassari”. Il 16 giugno 1918 gli austro-ungarici attaccano. Il giovane ufficiale di 27 anni viene inviato in esplorazione verso Croce, lì sul Piave. È mattina presto, occorre muoversi. Deve riferire sullo sfondamento e sulle infiltrazioni delle pattuglie austriache. Non si tira indietro ed avanza, con i suoi uomini. Circondato dagli austriaci e fatto bersaglio di tiro da più parti e di lanci di bombe a mano, muore valorosamente al suo posto, primo degli ufficiali della “Sassari” a cadere quel giorno. Attilio Deffenu verrà decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare. A Roma, a villa Borghese, un suo busto è fra i grandi italiani che decorano il parco.
Andrea Benzi

2 Commenti

  1. Una memorabile pagina di storia e di eroismo,da ricordare alla feccia sinistra che ci ammorba……..anzi,teniamocela per noi,non capirebbero.

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