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Roma, 26 gen – Indignarsi e scagliarsi contro la donazione di un libro a una bibiloteca. A questo punto sono arrivati il delirio e l’odio anticulturale dell’Anpi, che a Ciriè in provincia di Torino è arrivata a fare un comunicato di protesta contro la donazione del libro Il Faro di Mussolini, la storia documentata della costruzione del Faro Francesco Crispi di Capo Guardafui, in Somalia, fatta alla biblioteca comunale dall’autore Alberto Alpozzi ma anche dall’autore della prefazione della nuova edizione aggiornata, l’ex governatore somalo Abdulkaidir Yussuf Mohamed. “Apologia della dittatura di Mussolini”, questa per l’Anpi di Torino e Ciriè la colpa di un libro che racconta la storia della costruzione di un faro che, tra l’altro, ha garantito la navigabilità alle navi di tutto il mondo in uno dei punti più pericolosi e mortali tra il Golfo di Aden e il Mar Arabico. Abbiamo raggiunto l’autore, il fotoreporter Alberto Alpozzi per chiedergli cosa è realmente successo.
Alberto, cosa è successo esattamente con l’Anpi di Torino e Ciriè riguardo la donazione del tuo libro alla biblioteca Corghi di Cirìè?
Succede che si agitano, di nuovo dopo 3 anni, per il nome di Mussolini presente sulla copertina della nuova edizione del mio libro “Il faro di Mussolini”. Succede che dopo anni non sono ancora stati capaci di aprirlo e leggerlo e lanciano anatemi sventolando la Costituzione e la bandiera dell’antifascismo senza alcun motivo. Continuano nella loro supponenza e mistificazione della storia. Qualche giorno fa è stato pubblicato un comunicato stampa sul sito dell’Anpi di Torino in seguito alla donazione di una copia del mio libro (avvenuta un mese fa) alla biblioteca comunale di Ciriè (To).
Nel comunicato l’Anpi “dimentica” di dire che padrino dell’iniziativa alla biblioteca, nonché autore della prefazione del libro, è l’ex governatore della Somalia Abdulkaidr Yussuf Mohamed. I deliri miopi dell’Anpi possono metterci in difficoltà dal punto di vista diplomatico e internazionale?
L’ex Governatore è una persona intelligente, conosce le diatribe interne anche se non le comprende. Pensa che lui appartiene al clan di Omar Samantar, il guerriero che maggiormente si oppose negli anni 20 alla campagna del Governatore de Vecchi per il sequestro delle armi. A dicembre, a Torino, durante la presentazione del mio libro ben conoscendo la faziosità ancora viva in Italia ha precisato: “Nessuno può nascondere la storia, che sia buona o cattiva […] e i libri non si giudicano dalla copertina. Se avete delle domande fatele ad Alberto Alpozzi, sfidatelo. Quando ci siamo incontrati per la prima volta abbiamo scoperto di non essere d’accordo su tutto, ma questo non ci ha impedito di diventare amici.” Credo non ci sia necessità di commentare oltre l’onestà intellettuale del Governatore. Perché i signori dell’Anpi, tanto solerti a controllare i lavori degli altri non si sono mai presentati ad una mia conferenza? Perché non mi invitano ad un dibattito? Potremmo leggere insieme il mio libro e così potrebbero indicare a tutti in quali passi io faccia apologia della “dittatura di Mussolini”. Attendo loro invito.
Dicevamo del patrocinio da parte dell’ex governatore somalo. Già anni fa l’allora presidente Mohamud chiese all’Italia un aiuto come fece nel ventennio e dopo la guerra. Nonostante la censura dei gendarmi della memoria, possiamo dire che in Somalia c’è un bel ricordo dell’esperienza italiana?
Assolutamente sì. Ricevo quotidianamente attestati di stima e anche finanziamenti dalla comunità somala per il lavoro di ricerca storica che svolgo. Da poco a Londra ho incontrato il Sultano Ersi Mussa Ersi Osman, nipote di Ersi Boqor. Come Omar Samantar si oppose al sequestro delle armi. Abbiamo avuto una lunga chiacchierata storica. Illuminante. Appena ci siamo incontrati mi ha stretto la mano e mi ha chiesto, in perfetto italiano: “Ho letto il tuo libro. Grazie per averlo scritto. Ma dov’è oggi l’Italia? Ci manca in Somalia!”. E preciso che suo nonno morì in Etiopia perché cacciato dal Governatore de Vecchi di Val Cismon. Fu un nostro avversario, eppure oggi vi è reciproca stima e rispetto. Non siamo nemici. I signori dell’Anpi dovrebbero imparare la differenza latina, romana, tra avversari e nemici: hinimicus e hostes, cosa che direi i somali conoscono meglio di loro. Imbarazzante.
Il tuo libro è solo un tassello del grande lavoro di documentazione che stai facendo sull’Italia coloniale. Puoi parlarci degli altri tuoi progetti, anche futuri?
Lavoro ormai a tempo pieno da quattro anni sulla storia del colonialismo italiano in Somalia. A differenza di quello che piace credere all’Anpi non sto riscrivendo la storia né facendo revisionismo, semplicemente sto colmando alcune lacune per completare il quadro storico. Senz’altro la semplicistica divisione del mondo in oppressi e oppressori, vincitori e vinti, voluta dall’Anpi per azzerare la coscienza critica dei lettori è più facilmente assimilabile e quindi ben si attaglia alle esigenze di chi rifiuti, per malafede, la storicizzazione degli eventi per chiara malafede. Solo pochi giorni fa (un segno premonitore?) ho scritto un articolo dal titolo “Perché oggi in Italia è ancora molto difficile scrivere di colonialismo?” che consiglio di leggere. Attualmente sto lavorando su un altro tema poco noto, per non dire sconosciuto: i Dubat. Furono guerrieri somali che combatterono con l’Italia fascista, inizialmente per proteggere i confini della Somalia contro le continue incursioni etiopiche atte a levar tributi e schiavi, successivamente per il sequestro delle armi nei territori del nord, creando per la prima volta e ultima nella storia le condizioni di pace e stabilità nel paese, ed infine durante la guerra d’Etiopia. Ricordiamo che etiopi e somali sono nemici secolari.
Oltre che della sua storia passata, tu conosci molto bene l’Africa attuale, essendoci stato più volte in missione. Il continente è sempre più una polveriera e gli interventi internazionali sembrano solo aggravare la situazione, favorire l’instabilità, agevolare l’Isis e generare la bolla migratoria a cui stiamo assistendo negli ultimi anni. Cosa puoi dirci a proposito?
Conosco l’attuale situazione in Somalia. Dalla guerra civile del 1991 la Somalia non si è più ripresa e fatica a farlo per le ingerenze internazionali legate solo ed esclusivamente al petrolio. L’Italia sapeva sin dal 1937 della presenza di giacimenti petroliferi nelle regioni del nord. Quando si imparerà che per comprendere il presente e creare il futuro si deve conoscere a fondo il passato? Per non dilungarmi troppo suggerisco questo mio articolo dal titolo “Le concessioni petrolifere alla base dell’instabilità della Somalia”
a cura di Carlomanno Adinolfi

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