Roma, 6 dic – Il Questore ha negato il corteo del 13 dicembre promosso dal Comitato Remigrazione e Riconquista, consentendo soltanto un presidio statico lontano dal centro cittadino. Una decisione che appare come un precedente grave: una proposta di legge di iniziativa popolare, sostenuta da numerosi rappresentanti istituzionali, trattata alla stregua di un’emergenza da contenere. Il Comitato non usa mezzi termini: «Scelta priva di logica e del tutto inaccettabile».
A Brescia vietato il corteo remigrazione
Le motivazioni addotte dalla Questura poggiano sulla solita formula di rito: “tensione sociale”, “rischio di scontri”, “contro-manifestazioni antifasciste”. È la dinamica nota degli ultimi anni: si autorizzano i gruppi che minacciano disordini e, in nome della “sicurezza”, si proibisce a chi organizza legalmente un evento. Nel comunicato diffuso dal Comitato toni e argomenti sono chiari: le richieste dei centri sociali sarebbero state non solo assecondate, ma usate come pretesto ufficiale per impedire un corteo pienamente legittimo. «Le contro-manifestazioni – si legge nella nota – non avrebbero dovuto essere autorizzate; al contrario, vengono oggi strumentalmente utilizzate per vietare una manifestazione accolta con favore da una parte significativa della cittadinanza».
Richiami ridicoli e fuori luogo
Il Comitato contesta anche i richiami a piazza Fontana e alle leggi Scelba e Mancino, citati nelle prescrizioni della Questura: paragoni impropri in un caso che riguarda la presentazione di una proposta di legge. Nessuna apologia, nessun incitamento, nessun rischio reale: solo l’intenzione di illustrare un percorso politico e giuridico sulla remigrazione, con l’obiettivo dichiarato di «riportare ordine, sicurezza e dignità nei quartieri». Il riferimento ai precedenti storici appare come una forzatura burocratica che mira a delegittimare una mobilitazione scomoda.
Ogni protesta rischia di diventare illegittima
Il nodo politico della vicenda è evidente e va oltre Brescia. Se basta l’annuncio di una contro-manifestazione per impedire un corteo, diventa possibile trasformare qualsiasi protesta legittima in un problema d’ordine pubblico a piacimento. «Una pericolosa commistione tra politica, istituzioni e centri sociali», denuncia Remigrazione e Riconquista. Il messaggio è rivolto a tutti: «Saremo comunque in piazza per difendere il nostro diritto a manifestare».
La remigrazione entra nel conflitto pubblico
Da qui l’appello finale, non solo agli aderenti del Comitato ma a chiunque ritenga intollerabile la logica del veto mascherato da sicurezza. «A Brescia – conclude la nota – bisogna affermare un principio: nessuna città può essere ostaggio dei ricatti di uno stantio antifascismo che usa metodi mafiosi». Con questa scelta la discussione sulla remigrazione entra nel vivo del conflitto pubblico: non solo una questione di contenuti, ma di spazi di libertà. Se la battaglia arriva nelle piazze, sarà inevitabile capire chi ha davvero a cuore il diritto a parlare e chi preferisce il silenzio imposto per decreto.
Vincenzo Monti