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Skinhead, lo stile della strada

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 6 dic – Oggi torniamo ad occuparci delle sottoculture. E, più precisamente, del ruolo che esse hanno avuto nell’influenzare la moda anche al di là delle stesse. Parleremo dei capispalla che hanno fatto la storia del movimento skinhead, a partire dagli anni ’60 fino ai giorni nostri.

Il bomber

Quando parliamo di skinhead, probabilmente la giacca più iconica a cui tutti pensiamo è il classico bomber, che nasce durante la prima guerra mondiale come abbigliamento per i piloti d’aereo che avevano la necessità di ripararsi dal freddo, in quanto molti velivoli erano dotati di abitacolo scoperto. Benché in seguito sia stato adottato in diversi colori, inizialmente era ovviamente verde militare.

A partire dagli anni ’70 negli Stati Uniti è stato utilizzato, in maniera personalizzata, dalle squadre di baseball. Per poi tornare al classico con il revival skinhead degli anni ’80. Il bomber era un capo perfetto per gli skins di allora, in quanto il movimento allora era una derivazione del punk. Ed era diventato una sottocultura ancora più bellicosa di quella sviluppatasi negli anni ’60.

Questo capo quindi si prestava perfettamente ad incutere un aspetto intimidatorio e ad essere utilizzato sulle terraces degli stadi. La moda da stadio del bomber in seguito prese piede in tutta Europa. Italia compresa, utilizzato anche da persone che non facevano parte di alcuna sottocultura. Per qualche tempo ci fu anche l’usanza di indossarlo al rovescio, mostrando l’interno di color arancione. Successivamente il bomber, grazie in particolare alla scena hip hop, divenne anche oggetto di contaminazioni modaiole ad alto costo. Ma il grande classico resta sempre quello dell’Alpha Industries, marchio militare statunitense nato a Knoxville, Tennessee, nel 1959.

Lo stile skinead: l’Harrington

Altro capo immancabile nel guardaroba di uno skin (per la stagione più mite) è il cosiddetto Harrington, inizialmente conosciuto come Baracuta jacket o G9. Il primo modello risale addirittura agli anni ’30, per mano della ditta Baracuta, fondata nel 1937 a Manchester dai fratelli John e Isaac Miller. Essendo assidui giocatori di golf, i due fratelli crearono una giacca con la zip che proteggesse i golfisti dal tempo inclemente tipico della zona.

Ottennero anche di utilizzare in esclusiva per l’interno della giacca il Fraser tartan. Nacque così la leggenda del G9. Dove la G sta per golf e il 9 per le buche che solitamente gioca un amatore in una giornata. Il nome Harrington arrivò invece più tardi. Prese il nome dal personaggio della serie tv anni ’60 Peyton Place Rodney Harrington, che era solito indossarlo. Fin dagli albori del movimento skinhead il capo ebbe un successo immediato, tanto che ne nacquero numerose varianti di numerosi marchi con diversi ricami tartan. Elegante e sportivo, non è mai passato di moda e si può trovare nei più svariati colori, anche se l’originale bordeaux resta sempre un must.

Il denim jacket e il donkey jacket

Altro capospalla di enorme successo tra gli skins dagli anni ’80 è il denim jacket, anche detto jean jacket, con o senza pelo interno a seconda delle stagioni. Benché in Germania se ne trovi già traccia dalla fine del 1700, la commercializzazione su larga scala si ebbe negli Stati Uniti a partire dal 1888 grazie all’imprenditore tedesco Levi Strauss, che lo creò come capo da lavoro per cowboy, minatori e costruttori della ferrovia. L’impatto enorme sulla società e sulla cultura pop però si ebbe a partire dagli anni ’50 del XX secolo, quando la Levi’s iniziò a venderlo ai giovani americani, che lo vedevano indossare ad icone assolute come James Dean. Da lì il passaggio in Europa è stato breve e, ad oggi, è un capo immortale che, pur prestandosi a diverse rielaborazioni, resta comunque sempre assolutamente ben riconoscibile.

Da esigenze lavorative nasce anche il donkey jacket, un giubbotto di media lunghezza di tessuto di lana Melton con pannelli in pelle o PVC anti pioggia sulle spalle, sia anteriormente che posteriormente, solitamente di colore nero o blu scuro. Nasce nel 1888 a Rugeley, in Inghilterra, su idea di George Kay, allo scopo di rifornire gli operai dei cantieri navali e di costruzione edile. Venne ripreso prima dai Teddy Boys per rivendicare la loro origine operaia e, a partire dagli anni ’60, dagli skinhead, che lo indossavano in strada e allo stadio.

L’eleganza del Crombie

Concludiamo il nostro viaggio nella moda skin con un capo che viene utilizzato nelle serate più eleganti, vale a dire il Crombie. Il Crombie è un cappotto lungo nero con interno bordeaux che è stato creato dall’omonima ditta scozzese, fondata ad Aberdeen in Scozia nel 1805 da John Crombie. Il Crombie era visto come un capo di livello alto e, proprio per queste ragioni, venne utilizzato a partire dagli anni ’50 dai mods che, sebbene provenienti dalla working class, volevano apparire esteticamente impeccabili. Il cappotto quindi venne indossato in seguito dagli hard mods e dalla loro evoluzione, vale a dire gli skinhead, che, come abbiamo visto in questo excursus, hanno fatto propri diversi capispalla, spesso reinventandoli e dando loro nuova linfa vitale.

Roberto Johnny Bresso

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