Roma, 15 gen – Che a sinistra abbiano la fissa per la parola ‘fascista’ è cosa nota. Secondo una recente scuola di pensiero – si fa per dire – però più che nella prima metà del secolo scorso ogni vero fascista andrebbe ricercato in questo principio di terzo millennio. Defascistizzare il passato per fascistizzare il presente? ci siamo appunto chiesti un paio di mesi fa proprio su queste pagine. A tale linea ovviamente si può derogare quando di mezzo c’è la possibilità di tirare in ballo qualcuno più o meno affine al governo: così strumentalizzando un’iniziativa dei ragazzi di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, anche Cesare Mori – uno che, come vedremo, con ogni probabilità fascista non lo è mai stato – viene tirato per la giacchetta. Ma andiamo con ordine.
L’attacco a GN
L’attacco in questione arriva direttamente da Repubblica. E più precisamente dalla rubrica Pietre, curata dal sempre attento (quando si tratta di caccia ai fantasmi, decisamente meno in sede di ricostruzioni storiche) Paolo Berizzi: “Un omaggio al prefetto fascista Cesare Mori detto ‘il prefetto di ferro’. Lo hanno organizzato al Circolo Villa Bolis di Lugo di Romagna i militanti di Gioventù Nazionale insieme a Riccardo Vicari, dirigente di FdI, Consigliere provinciale a Ravenna e capogruppo in Consiglio comunale a Sant’Agata. Il prefetto Mori è passato alla storia come una figura controversa: il suo soprannome si deve ai metodi usati nella lotta alla mafia e al brigantaggio nel periodo in cui fu prefetto in Sicilia dal 1924 al 1929”.
Fermiamoci un attimo, perché qualcosa non quadra. Questioni prettamente anagrafiche: nato a Pavia sul finire del 1871 la carriera del funzionario di polizia – diventerà poi questore, prefetto per essere infine nominato senatore del Regno d’Italia – inizia ben prima della rivoluzione della camicie nere. A inizio Novecento è impegnato nel trapanese, dove per quasi tre lustri si impegna nella lotta alla mafia e al brigantaggio. Mentre Mussolini è ancora un giovane socialista, Mori si faceva conoscere per i suoi metodi energici e radicali. Ma soprattutto efficaci.
Distorsioni storiche
Continua Berizzi: “Già senatore del Partito nazionale fascista e prefetto in camicia nera nominato da Mussolini, Mori non fu eroe della legalità, ma strumento della repressione fascista”. Altro giro, altri errori da matita blu confutabili attraverso un minimo di dimestichezza con motori di ricerca ed enciclopedie gratuitamente on-line: se da una parte la nomina a senatore avviene il 22 dicembre 1928 – ovvero quando la sua incisiva funzione all’antimafia si è ormai esaurita ‘per anzianità di servizio’ – dall’altra l’azione decisa del pavese colpì, dal 1921 in avanti, anche squadristi e personalità fasciste.
Trasferito sotto le Due Torri a Biennio rosso appena terminato ma ancora caldo, Mori si distinse come uno dei più feroci repressori delle squadre emiliane – “Prefetto socialista” venne negativamente etichettato dai ragazzi di Arpinati, Balbo e Grandi.
Cesare Mori e le perplessità di Mussolini
Quando nel maggio 1924 il capo della polizia Arturo Bocchini lo propone a Mussolini per risolvere la complicata questione siciliana il Duce esclamerà: “Spero che questo Mori sarà altrettanto duro con i mafiosi quanto lo è stato con i miei squadristi di Bologna”. Spoiler: lo sarà, non risparmiando nemmeno diverse ‘vittime’, per così dire, eccellenti (politici ed ex ministri). Altro piccolo particolare: la tessera del Pnf, datata 21 febbraio 1926, arriverà mesi dopo la sua nomina a Prefetto di Palermo.
Un uomo per lo Stato
Mussolini gli concesse carta bianca e lui lo ripagò arrivando a estirpare gran parte del cancro mafioso dalla regione più estesa d’Italia. Cacciate dalla porta le stesse metastasi si sarebbero ripresentate in tutta la loro tentacolarità con lo sbarco degli angloamericani. Se vogliamo Cesare Mori fu, semplicemente, un uomo per lo Stato. Operò al servizio del governo fascista senza necessariamente sposarne in toto la causa.
Così a fronte di cotanta imprecisione berizziana, meglio buttarla sul ridere. Il lettore ci conceda un’ultima battuta. Qualunque cosa questa frase voglia dire, è opinione comune che Mussolini abbia fatto anche cose buone: Cesare Mori, dal canto suo, ha avuto anche qualche piccolo difetto.
Marco Battistini