Roma, 18 dic – Negli anni settanta del diciottesimo secolo iniziò la rivoluzione industriale con la scoperta delle macchine a vapore volano de l’industria tessile e metallurgica. Primitivi marchingegni che avevano un bisogno costante di operatori, affinché funzionassero a ciclo continuo permettendo la prima produzione industriale. Al capitale serviva forza lavoro in quantità, così i contadini vennero strappati dalle campagne per farne degli schiavi nelle fabbriche di città sporche e maleodoranti.
Divoratori compulsivi
Attratti dall’illusione della ricchezza e della modernità furono sottoposti a ritmi disumani e a paghe da fame con il miraggio di nuovi consumi sconosciuti alla semplice vita rurale. Lasciati i tempi scanditi dai cicli eterni della natura, regolati dal sorgere del sole e dal calare della notte, a contatto con gli elementi, i lavoratori popolarono le città prestando la loro opera ai telai e alle altre macchine. Da esseri liberi, anche se poveri e sfiniti dal duro lavoro dei campi, divennero forza motrice del primo capitalismo industriale fondato sul possesso delle macchine.
Per primi emigrarono gli uomini più forti e resistenti, lasciando le loro famiglie, seguiti poi dalle donne e dai bimbi che vennero sfruttati come gli adulti. Nasceva il mondo moderno, fatto di produzione e consumo, dove si lavora per giustificare la produzione e si produce per creare consumo. Dinamiche demoniache che snaturano gli esseri umani privandoli della dimensione spirituale, riducendoli a divoratori compulsivi di cibo e simbolicamente di oggetti.
La crisi della famiglia
Così iniziò la crisi della famiglia, privando il nucleo familiare del padre, architrave sui cui si forma la primaria aggregazione sociale. La famiglia senza padre era privata di difesa, dell’esempio virile trasmesso alla prole, lasciando anche i giovani maschi di casa sotto la responsabilità materna.
Una volta riunite le famiglie nelle misere case di città, si ricreò l’unità familiare e con essa la solidarietà e i legami affettivi, che per i capitalisti distraevano i lavoratori dal loro compito, diminuendo la produttività. La morale protestante rigida e severa represse la naturale sessualità degli operai, provocando nelle città industriali un calo delle nascite.
L’essere umano per la prima volta nella Storia divenne macchina da lavoro, incatenato per ore ai telai, bimbi compresi, per turni massacranti dalle dodici alle sedici ore. La disgregazione della famiglia era esigenza vitale per il grande capitale che avrebbe creato una nuova società individualista ed egoista dove la prole è un peso economico e sottrae il tempo libero.
La società dell’apparenza
Tempo diventato lusso per pochi, le masse devono rubare attimi per vivere ritagliandoli dalle soste del lavoro, soffocati da ritmi alienanti e giornate sempre eguali l’una all’altra. All’antico padrone che legava il lavoratore al telaio se n’è sostituito uno più spietato: il consumatore stesso. Per avere il superfluo da esibire sostiene ritmi disumani.
La società dell’apparenza con il suo aspetto marcatamente narcisista impone modelli illusori difficilmente raggiungibili, generatori di insoddisfazione e frustrazione. Il lavoratore passa tra spostamenti e lavoro la sua vita fuori casa, lontano dagli affetti e dalla famiglia, divenuta un inutile orpello del passato. La scomparsa dei sentimenti e delle emozioni, caratteristiche essenziali della dimensione umana, ha sostituito i rapporti familiari e sociali con la irrealtà virtuale. Masse di automi si muovono sincronicamente sui mezzi di trasporto, ipnotizzati dagli schermi che li proiettano in un mondo tanto scintillante quanto falso. Gli altri, quelli che tentano di sfuggire alla schiavitù della società nutritiva, diventano i nemici giurati del sistema che li perseguita spietatamente.
Chi passa al bosco rimanendo in città a combattere sulla barricata della libertà diviene il nemico, il fascista da perseguire con la legge o con la violenza. Ancora più pericoloso per il sistema capitalista, è colui che sfugge al controllo dei sorveglianti e alle logiche del consumo forzato, passando fisicamente al bosco. L’essere libero che si rifugia nella natura, lontano dalle illusioni delle pubblicità volgari, dei riti demenziali, dalle mode cafone, rinunciando alle comodità e ai lussi è il peggiore avversario del capitalismo terminale. Consuma il minimo, pensa con la sua testa, non fa uso di sostanze stupefacenti e psicofarmaci, il suo esempio è una pericolo dirompente per il Sistema.
L’ideologia progressista nemica della famiglia
Azioni militari delle forze dell’ordine in assetto di guerra a protezione di assistenti sociali invasati dall’ideologia progressista nemica della famiglia: dietro queste gravi violazioni il sistema di Bibbiano, con gli affidi a famiglie ritenute ideologicamente in linea con l’ideologia dominante.
Immensi interessi si muovono dietro queste ingiustizie: le Case Famiglia, gli affidi e le adozioni, nella perversa logica della distruzione della famiglia naturale. I bimbi rubati sono colpiti da disturbo da shock postraumatico, che si manifesta con angoscia e disturbo d’ansia generalizzato e sfocia inevitabilmente in gravi quadri depressivi.
Lo stesso danno subito dai cittadini ridotti agli arresti domiciliari durante l’epidemia influenzale di Covid 19, travolti dalla patologia psichiatrica. Nella prima età il bisogno di contatto con i genitori è fondamentale per l’equilibrio psichico, l’iperprotezione determina la sicurezza e protegge dalla paura. Dinamica essenziale nell’infanzia negata ai bimbi ed elargita invece a piene mani agli adulti per creare narcisisti funzionali al consumo compulsivo.
Roberto Giacomelli