Roma, 1 feb – E così l’altro ieri la sinistra italiana asserragliata nella sala stampa della Camera dei deputati non ha fatto altro che rivivere il ripiegamento sulle montagne, a guerra finita per scendere a rubare qualche gallina, pur di tenersi in vita a danno dei propri connazionali. I loro polli e le loro galline oggi sono i migranti, i clandestini cucinati secondo la ricetta dello ius soli, lo ius scholæ e spacciati per nuovi italiani.
L’articolo 21
I cantori della colossale balla Bella ciao mentre occupavano la Camera dei deputati e impedivano di fatto una conferenza per illustrare una proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione (che in meno di 24 ore ha ottenuto e superato ogni aspettativa, raggiungendo e superando la soglia prefissata di cinquantamila firme e solo online) regolarmente autorizzata, avrebbero potuto approfittare della sospensione dei lavori e prendere il testo principe con cui si riempiono la bocca ogni volta, la Costituzione, e iniziare a leggerlo.
O collettivamente a capirlo. Magari avrebbero potuto fermarsi all’articolo 21 che sancisce “la libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero”. Se poi avessero proseguito la lettura dell’intero testo avrebbero finalmente potuto verificare quanto diciamo loro da anni, ovvero che la parola antifascista nel dettato costituzionale non appare una sola volta.
O che i padri costituenti, tra cui Palmiro Togliatti esponente del Partito Comunista, così come Nilde Iotti o Umberto Terracini, il giurista socialista Piero Calamandrei, Alcide De Gasperi appartenente alla Dc e il liberale e primo presidente della Repubblica Enrico De Nicola, con gli altri cinquecento esponenti della stessa area politica, non proprio Angelo Bonelli, Nicola Frantoianni e Roberto Magi, stabilirono che per i responsabili (non i semplici iscritti) al Pnf era vietata la partecipazione alla vita politica italiana per un lustro.
Ciò vuol dire che, decorsi i cinque anni, quindi dal 1953, persino Benito Mussolini in persona avrebbe potuto concorrere alla Presidenza del Consiglio, se non fosse stato ammazzato. Questo solo nelle disposizioni transitorie e finali, nella XII, una sorta di postilla, di post scriptum, quasi un rimedio a una dimenticanza.
Insomma, come ha detto loro persino un “illuminato” quale Massimo Cacciari, che fascista proprio non è, la protesta andata in scena ieri alla Camera è stata ridicola e priva di una reale strategia politica perché la sinistra si limita ormai a reazioni emotive e a sceneggiate parlamentari, invece, di proporre un’alternativa concreta.
Sinistra, il vizietto di riscrivere la storia
Se, però, questo scintillio neuronale fosse troppo, gli onorevoli sinistri avrebbero potuto scrollare le foto dell’album della “casa di Matteotti” che ritraggono le tranquille passeggiate di personalità a loro affini. Come Achille Lollo, l’ex attivista di Potere Operaio, reo confesso della strage di Primavalle. Dove morirono, arsi vivi nella propria casa, i fratelli Stefano e Virgilio Mattei, di 8 e 22 anni. La cui sola colpa era essere i figli del responsabile della locale sezione del Msi. Lollo per quel duplice omicidio non ha scontato un solo giorno di carcere. In compenso, è stato consulente del Movimento 5 Stelle collaborando con il blog l’Antidiplomatico, diretto da Alessandro Bianchi, vicino a Alessandro di Battista.
Per non parlare di Abu Omar. Astante al convegno dem tenutosi nella sala Berlinguer di Palazzo Montecitorio indagato per creazione, promozione, organizzazione, direzione e finanziamento di associazione con finalità terroristiche. Per le stesse aule è stata intravista anche Barbara Balzerani, ex dirigente delle Brigate Rosse, in relazione a eventi o presentazione di libri. O le compagne Rita Algranati e Casalinuovo e Susanna Ronconi.
Da Achille Lollo a Ilaria Salis
E anche se non è ufficialmente riconosciuto quale terrorista, persino Adriano Sofri non è esente da interlocuzioni con la sinistra istituzionale. Come dimenticare, allora, Sergio D’Elia, che da Prima Linea arrivò a diventare segretario della Camera per la Rosa nel Pugno?
Sappiamo, però, che la sinistra ha il vizietto di riscrivere la storia. E allora, per scongiurare un pericolo postumo di demenza senile, possiamo anche citare il presente. Per il Parlamento europeo scorrazza in lungo e in largo tale Mattia Tombolini. Uno che, quando non riempie il proprio profilo Meta di foto di appartenenti alle Forze dell’Ordine presi a bastonate e non minaccia di morte il Presidente del Consiglio Meloni, fa l’assistente parlamentare di tale Ilaria Salis. Colei che ha usato il Parlamento come la scappatoia delle aule di tribunale e probabilmente del carcere.
La solita supponenza pneumatica
Insomma, la solita supponenza pneumatica di una sinistra che colleziona cortocircuiti su ogni fronte e che è talmente abituata a ricorrere ai suoi padrini e ai suoi padroni che non riesce nemmeno a capire la gravità del gesto che ha compiuto, capeggiata da una isterica Boldrini che si riempie la bocca di censura ogni volta, ma che ieri ha censurato lei stessa la proposta di legge di iniziativa popolare. Un gruppo di anti-italiani, così staccati dalla realtà, che sarà incapace persino di capire il significato della portata di cinquantamila firme, abbondantemente superate, in nemmeno ventiquattro ore. E parliamo solo della fascia di età più digitalizzata della Nazione!
L’auspicio è che anche il trio Boldrini-Boldrini-Magi prenda lezione dal loro compagno Fiano. Invocava la censura della casa editrice Passaggio al Bosco dalla fiera Più Liberi Più Libri ottenendo, invece, il risultato di una pubblicità senza eguali. O che, magari, inizino a confrontarsi con le idee. Se ne hanno. Una su tutte la proposta di legge sulla Remigrazione che a brevissimo approderà in Parlamento, sottoscritta da un numero sempre maggiore di cittadini italiani.
Tony Fabrizio