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Roma, 4 mar – La vicenda umana e politica di Antonio Gramsci è universalmente conosciuta in tutto il mondo, anche se, sino a non molti anni fa, di questa vicenda si conosceva  solo la vulgata creata a tavolino dall’intelligente e spregiudicato leader del comunismo Palmiro Togliatti, uomo di fiducia di Stalin. In realtà noi oggi sappiamo che Togliatti fu per undici anni l’abilissimo persecutore occulto del suo compagno di partito. Questo Gramsci lo capì per tempo e lo manifestò in una sua lettera dal carcere. Quello che Gramsci allora intuì, che se da un lato l’arresto della polizia “fascista” lo salvava dal pericolo di una condanna a morte da parte di Stalin, in quanto filo trotskista, dall’altro non impediva una irrevocabile scomunica da parte del partito e dell’internazionale comunista.
L’implacabile censura togliattiana fu esercitata sopratutto nell’eliminare dalle lettere dal carcere tutte quelle scritte dal pensatore sardo a Mussolini, col fine evidente di tener su la leggenda del tiranno sanguinario che aveva fatto morire in carcere Gramsci.  Un altro aspetto della censura ha riguardato la vicenda della famiglia di Gramsci. Antonio era il quarto di sette figli. Le sorelle erano tre: Grazietta, Emma e Teresina. Quest’ultima, insegnante elementare, segretaria femminile del fascio di Ghilarza, il grosso centro allora in provincia di Cagliari, ebbe un ruolo importante, scrivendo anche lei a Mussolini, per alleviare e ridurre la prigionia del fratello. Dei fratelli, Gennaro, il primogenito, fu l’unico della famiglia a manifestare idee socialiste. Contabile in una fabbrica di ghiaccio a Cagliari, divenne cassiere della camera del lavoro e segretario della sezione socialista della città. Il fratello più piccolo era Carlo, ufficiale nella grande guerra, di idee sardiste.
Infine veniamo a Mario, il fratello quasi coetaneo di Antonio. La figura di Mario è stata pressochè ignorata dalla storiografia ufficiale gramsciana  non solo per la evidente disparità dei ruoli svolto dai due fratelli, ma  perché sia da parte della sinistra, ma anche degli stessi familiari di Mario, si è teso, se non ad ignorare, quantomeno a sminuire la militanza fascista di Mario.
C’è però da aggiungere che, in tempi più recenti, la verità su Mario Gramsci si fece strada persino all’estero. John Cammett, il maggior  bibliografo di studi gramsciani, nel 1997,  in un articolo dell’ “International Gramsci Society  Newsletter”, intitolato: “Antonio’s other brother” dedicato a Mario, definisce “tragico” il senso della vita del fratello più giovane di Antonio di soli due anni e parla di lui come un “volontario entusiasta” di tutte le guerre cui prese parte.
Mario nacque a Sorgono(NU) nel 1893. Adolescente è di carattere gioviale ed estroverso, irrequieto e chiassoso, esattamente il contrario di Antonio che era invece posato e taciturno. Eppure i due si facevano buona compagnia e il loro divertimento consisteva nel cimentarsi in improvvisazioni poetiche che mettevano alla berlina i personaggi del loro paese. Mario studiò in seminario, ma, ad un certo punto, buttò via la tonaca e così parlò ai propri familiari : “Voglio sposarmi, io l’idea di farmi prete non ce l’ho. Piuttosto mandateci Nino (Antonio) in seminario. Lui alle ragazze non ci pensa e il prete può farlo”.
Nel dicembre del 1911 riuscì ad arruolarsi nell’esercito. Partecipò alla prima guerra mondiale ed anche nel dopo guerra continuò ad indossare la divisa conseguendo il grado di sottotenente. A Varese, dove risiedeva, sposò  Anna Maffei Parravicini dell’aristocrazia lombarda. In una intervista del 1975 così  Anna Maffei parla del cognato: “Mario voleva farmi conoscere suo fratello, per il quale ha sempre avuto un grande affetto e, nonostante le divergenze, una grande ammirazione. Nino era molto impegnato nella sua attività di organizzatore politico, poi nel 1921 trovò il tempo di venire a Varese…ci rimase una ventina di giorni”.
Fascista della prima ora e primo segretario del fascio di Varese, rimase ferito gravemente in uno scontro con i “sovversivi”. Partecipò anche alla marcia su Roma. Ma, pur nel contrasto politico, i rapporti tra i due furono sempre ottimi: Mario scrisse al fratello in carcere lettere affettuosissime sino a quasi tutto il 1927. Il rapporto si guastò probabilmente quando la moglie di Mario, Anna Maffei, inviò una lettera a Ghilarza, ai familiari di Antonio, nella  quale lamentava che la detenzione del cognato ostacolava la brillante carriera politica del marito. La cosa non appare tanto campata per aria visto che la nomina di Mario a federale fascista della provincia di Varese, data per certa in tanti scritti  biografici su Gramsci, non risulta nell’annuario dei federali fascisti. Volendo chiarire la questione Mario andò a trovare Antonio in carcere nel novembre del 1927. In quell’occasione si ruppe il rapporto fra i due per motivazioni mai chiarite, anche perché sono andate perdute, o sono state fatte sparire certe lettere che avrebbero potuto spiegare il fatto.
Mario a un certo punto lasciò la carriera militare per dedicarsi al commercio dei generi coloniali. Partì poi volontario in Africa orientale e, all’età di 47 anni,  partecipò,sempre come volontario, al secondo conflitto mondiale. Combatté  in Libia, nel 4° Rgt “Libico”, col grado di capitano. Fatto prigioniero dagli australiani nel dicembre del 1940, fu internato prima in Egitto e poi in Australia. Dopo l’8 settembre 1943 divenne prigioniero non collaboratore. Rientrò a Varese molto provato dalla prigionia, nel settembre del 1945. Due mesi dopo, a novembre, morì a soli 52 anni. Non molto di più di Antonio che alla morte di anni ne aveva 46.
Angelo Abis

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3 Commenti

  1. Articolo molto interessante e rispettoso,un esempio da cui dovrebbero attingere i fenomeni di sky pd 24, citando ben più alti commentatori dello scrivente possiamo affermare che ” l’onore della famiglia è salvo”. Grazie Mario.

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