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Berlino 2006, una notte da campioni del mondo

by Roberto Johnny Bresso
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Dedicato a Ric ed Eugene

Roma, 18 lug – Berlino, era il 9 luglio 2006. Sì, sono già passati 20 anni da Italia-Francia, quando siamo diventati campioni del Mondo per la quarta volta nella nostra storia. Mentre si avvicina finalmente alla conclusione questo edizione iridata di plastica… Mentre nemmeno questa volta gli inglesi hanno riportato il football a casa… Mentre ci aspetta un intervallo di 30 minuti per far esibire dei cantanti… Insomma ci tocca fare un’operazione nostalgia da vecchio boomer, ma per un anniversario simile potete pure concedercelo.

Perché veramente sembra di parlare di un’era geologica fa, quando il biglietto di una finale mondiale era venduto a 110 euro e non a svariate migliaia di dollari. E quando sulle gradinate c’erano ancora veri tifosi e non influencer della peggior risma. Quindi questo è il ricordo personale di chi scrive di una notte che ci ricordiamo tutti. Una notte di calcio, ma anche di storia della nostra Nazione. Perché sì, veramente il calcio a volte è molto più di un gioco.

Correva l’anno 2005…

Tutto ebbe inizio un anno prima della finale, grazie alla geniale trovata del mio amico Mauro (che aveva prenotato sul sito della Fifa i biglietti nel caso che l’Italia fosse andata in finale) abbiamo garantito l’ingresso all’Olympiastadion. Un qualcosa oggi difficilmente possibile.

Si parte il giorno prima della partita in aereo, prenotato al volo dopo la vittoriosa semifinale contro i padroni di casa della Germania. La serata trascorre tranquilla (con tanto di incontro con Bruno Conti, uno degli eroi del Mondiale di Spagna 1982, che tutto felice si aggirava per Berlino con la famiglia riprendendo tutto con la sua telecamera) fino all’incontro con un gruppo di ultras del Psg in una birreria. Dopo alcune birre la tensione cresce e ci diamo appuntamento fuori. Immediatamente arrivano alcune volanti e ognuno va per la sua strada, visto le minacce di arresto immediato.

Una giornata storica

Senza far troppo gli schizzinosi, dormiamo in un assurdo posto gestito da russi nel cuore della ex Berlino Est. Il giorno del match sale l’ansia per la partita ma decidiamo di rimanere sobri onde evitare di farci legare prima della partita. Tanti sono i nostri connazionali, tantissimi senza biglietto – che ora viene venduto dai bagarini a cifre davvero folli – ma nessuno si vuole perdere l’atmosfera di una giornata storica. All’interno dello stadio ci viene fatta togliere dalla transenna una bandiera dedicata all’alcol e alle donne di facili costumi, mentre la pezza Oi! e quella di Osimo restano appese senza problemi.

Della partita sappiamo tutto: 1-1 dopo i novanta di gioco e supplementari, con la storica espulsione di Zidane provocata da Materazzi. Ai rigori sbaglia Trezeguet (che mi aveva già regalato da milanista una gioia nel 2003, durante la finale di Champions tra Milan e Juventus) e la chiude Grosso, il più improbabile degli eroi: 6-4 e siamo campioni del mondo per la quarta volta!

Campioni del mondo!

Mentre tutto il mondo si riversa in centro, noi preferiamo goderci il sapore della vittoria in maniera più privata tra noi amici, consapevoli che sarà un momento irripetibile e quindi torniamo alla birreria della sera precedente a recuperare il tempo perso nelle birre. Il giorno seguente, a causa di un maxi ingorgo a Berlino, perdiamo pure l’aereo che ci avrebbe dovuto riportare a casa, dovendone prenotare un altro.

Ma in fondo cosa ce ne importa? Finiamo a mangiare e bere in una sagra paesana nel cuore della Foresta Nera: i locali ci osservano come alieni. Forse in quei giorni non abbiamo pienamente realizzato il tutto, ma stavamo vivendo gli ultimi scampoli del calcio con il quale eravamo cresciuti e, in fondo, pure della nostra vita spensierata di giovani adulti. Ma wow, se ne è valsa la pena!

Roberto Johnny Bresso

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