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For King and country: hooligan, dagli albori alla rabbia punk (prima parte)

by Roberto Johnny Bresso
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We go to football matches, we always have a laugh

We always get some bovver in, before the second half

We have our selve a smashing time, we really have some fun

Especially when the odds are ours twenty-five to one, to one”.

The Last Resort – Violence in Our Minds

Roma, 24 gen – Ogni volta che la cronaca si occupa di casi di violenza calcistica, ecco che si invoca il fantomatico “modello inglese”. E si vaneggia di come nel Regno Unito Margaret Thatcher abbia sconfitto gli hooligan e il teppismo negli stadi. Solitamente chi ne parla però lo fa totalmente a sproposito. Vedremo quindi di analizzare in maniera approfondita e senza retorica la storia di un fenomeno che ha caratterizzato la Gran Bretagna fin dal XIX secolo.

I primi scontri legati al mondo del calcio

La storia dell’hooliganismo britannico, infatti, possiamo affermare che sia lunga quasi quanto il gioco del calcio. I primi riscontri di disordini collegati alle partite li abbiamo già intorno al 1880, quando gruppi nutriti di tifosi attaccavano i rivali, l’arbitro ed i giocatori avversari. Il primo caso documentato risale al 1885 per un’amichevole tra Preston North End e Aston Villa, quando entrambe le squadre vennero attaccate con pietre e bastoni ed un giocatore del Preston venne ferito gravemente. Al 1886 invece viene fatto risalire il primo scontro lontano dallo stadio, quando i tifosi del Preston assaltarono alla stazione dei treni gli scozzesi del Queen’s Park, mentre nel 1905 avvenne il primo processo per hooliganismo nei confronti di diversi tifosi sempre del Preston, all’epoca una delle squadre più popolari e seguite di tutto il Regno Unito.

Ma da cosa deriva il termine “hooligan”? Ci sono diverse tesi al riguardo, ma tutte riportano ad una etimologia di derivazione irlandese. Quasi a voler prendere le distanze da un fenomeno che veniva visto come di importazione, quando invece divenne poi in tutto e per tutto sinonimo di Inghilterra. Le ipotesi variano da un certo gangster irlandese di nome Patrick Hooligan, alla Hooley’s Gang proveniente dal quartiere londinese di Islington, fino alla famiglia malavitosa irlandese degli Houlian.

Hooligan, il secondo dopoguerra

Intemperanze comunque si registrarono costantemente nei decenni successivi, fino a che il secondo conflitto bellico mondiale ovviamente impegnò la gioventù anglosassone in cose decisamente più importanti. A partire però dalla seconda metà degli anni ’50 la gioventù incominciò ad avere una propria voce autonoma ed iniziarono così i primi scontri su larga scala tra gruppi di tifosi, in particolare si fecero notare per la propria turbolenza i tifosi dell’Everton e del Liverpool. Ma è solamente dalla metà degli anni ’60 che il fenomeno assunse le caratteristiche che ancora oggi conosciamo. E che lo hanno reso, nel bene e nel male, celebre in tutto il mondo. La stampa iniziò ad usare per la prima volta la locuzione di “football hooliganism”.

Cosa cambiò dunque in Inghilterra intorno al 1965 in grado di rivoluzionare per sempre un certo modo di andare allo stadio in tutto il mondo? Come abbiamo visto, in precedenza c’erano già stati numerosi scontri tra tifoserie, ma questi avvenivano per lo più in maniera estemporanea in seguito a contestate decisioni arbitrali, risultati negativi della propria squadra, tasso alcolico elevato, oppure semplici antipatie di vicinato.

Al di là della partita

Ma dagli anni ’60 gruppi di tifosi si riunirono in maniera sistematica per difendere i propri colori e per dimostrare la supremazia, anche fisica, nei confronti degli avversari e ciò indipendentemente dall’esito della partita in sé. Questo perché, a partire dalle strade londinesi, la sottocultura mod (all’epoca poco interessata al calcio) si era evoluta prima in quella hard mod ed infine in quella skinhead, che faceva invece della difesa del territorio, fosse esso il quartiere, il pub o le gradinate di uno stadio, uno dei propri capisaldi.

All’epoca il livello di politicizzazione dei ragazzi di stadio era assai basso. Erano sì fortemente nazionalisti (ed i Mondiali casalinghi vinti nel 1966 diedero un’ulteriore spinta in proposito), ma la situazione economica abbastanza florida ed un’immigrazione ancora non fuori controllo facevano in modo che questo patriottismo di base non sfociasse in una consapevolezza politica più profonda.

La rivoluzione punk

Tutto cambiò poi a partire dal 1977, quando la rivoluzione punk, la seconda ondata skinhead ed il movimento casual fecero sì che stadio, estetica, musica e politica finissero per legarsi in maniera indissolubile.

Siamo nel 1977 e, nonostante l’euforia collettiva per il Giubileo della Regina Elisabetta, si iniziano ad intravedere all’orizzonte le fosche nubi che stavano per rendere bui i cieli del Regno Unito. Una pesante crisi economica si stava per abbattere sulla Gran Bretagna, una depressione così grave che nel 1979 avrebbe portato al governo per oltre undici anni la prima donna a ricoprire il ruolo di Primo ministro, vale a dire Margaret Thatcher. Tra luci ed ombre il suo conservatorismo, caratterizzato da politiche ultra liberiste, portò una larga fetta della popolazione a dover reinventare se stessa a causa delle perdita del posto fisso di lavoro.

La piaga della droga stava imperversando nelle strade e orde di immigrati si riversavano dalle ex colonie. Ed in tutto questo la “Lady di Ferro” dovette affrontare nel 1982 anche la Guerra delle Falkland contro l’Argentina, che, se da un lato diede vigore ad un nuovo spirito patriottico, dall’altro costò la vita a 255 militari britannici. E proprio dagli anni ’80 il teppismo calcistico fece il salto di qualità. Ma di questo ci occuperemo nella seconda puntata.

Roberto Johnny Bresso

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