Roma, 2 lug – Negli scorsi giorni la Lega tedesca per la protezione dell’infanzia (DKSB) e il Museo militare delle Forze Armate tedesche (MHM) di Dresda hanno accusato l’azienda statunitense di modellismo Revell e la sua filiale tedesca delle terribili accuse di “revisionismo storico” e “propaganda filonazista”. E quale sarà mai stata la tremenda colpa della Revell, di solito associata a innocui piccoli modellini di aerei e navi assemblati e collezionati con entusiasmo da grandi e piccini, e non certo ai biechi negazionisti delle camere a gas dei campi di sterminio, o ai “crani rasati e svastiche tatuate” dei naziskin di rostockiana memoria?

Ecco la scioccante risposta: aver prodotto un kit in scala 1/72 del famigerato Haunebu o Reichsflugscheiben – il mai realizzato disco volante del III Reich. L’accusa, inoltrata ai mass media da dei piccati comunicati della DKSB e dell’MHM (museo che ha paradossalmente tra l’altro in programma una mostra sulla naziexploitation dal titolo Gender, Sex und Uniform!), grondanti sdegno democratico, è che il kit, complice una scheda esplicativa poco chiara, potesse “indurre in inganno i bambini” facendogli credere che il III Reich avesse effettivamente prodotto e impiegato in azione “l’arma segreta” in oggetto, in effetti mai neanche progettata. Le pressioni hanno fatto rapidamente chiedere le scuse alla Revell Gmbh, facendo ritirare dal mercato il modellino il cui prezzo è ovviamente schizzato sui siti di aste online dai 45 Euro circa di listino a 100, 150 e sino ai 1.000 Euro per kit!

C’è da dire che il kit si presenta in maniera evidente come un prodotto di fantasia sin dall’illustrazione della scatola, con una scena ucronica di bombardieri USA postbellici Convair B-36, impiegati dal 1947 al 1958, intercettati dall’Hauneubu, in stile “World War 2 – 1946”, mentre segnaliamo come i tedeschi, che per primi impiegarono in numeri rilevanti aerei a reazione da caccia e da bombardamento/ricognizione ad alte prestazioni come i bireattori Messerschmitt Me 262 e gli Arado 234 Blitz e gli intercettori a razzo Messerschmitt 163 Komet, progettarono decine di avveniristici aviogetti e missili la cui tecnologia fu poi sfruttata nel dopoguerra da americani e russi, costruendo prototipi e effettuando test più o meno riusciti sia su aerei tuttala (Horten Ho 229) e a delta (Lippisch DM 1) che su un aereo con ala “a disco”, il Sack AS-6.

Ovviamente le accuse, più che dall’afflato di accuratezza storica, sono mosse dal posto che hanno gli Haunebu in una certa “mitologia” neonazista, dal Vril alla “Base Antartica” stigmatizzata quando non perseguita legalmente nella Germania Rieducata merkeliana ma peraltro ormai più pop che complottista, visto il successo al botteghino del film del 2012 Iron Sky, e l’influenza su brani musicali, fumetti e abbigliamento e accessori casual fruiti da un pubblico giovanile globale.

Ma tant’è, quel politicamente corretto che già dagli anni ’90 aveva fatto togliere dalle ditte di modellismo di tutto il mondo l’emblema della svastica dal foglio delle decalcomanie dei modellini di aeroplani della Luftwaffe perché “offensivo verso la sensibilità altrui” – identificante la nazionalità del mezzo aereo come per tutte le altre nazioni in guerra, e non certo simbolo “politico” – ha fatto un’altra vittima incolpevole, e temiamo non sarà l’ultima.

Andrea Lombardi

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