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L’impossibile convivenza dell’Islam in Europa

by La Redazione
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Islam

Roma, 12 mag – Il “filosofo con il martello Friedrich Nietzsche pur deprecando le religioni abramiche che riteneva figlie della paura, ammirava la vitalità e lo spirito guerriero islamico. Al contrario del cristianesimo che disprezzava come religione da schiavi, definiva l’Islam “ultima religione con la spada” per le sue virtù marziali.

L’avanzata dell’Islam in Europa: dalle guerre all’immigrazione

Infatti ha dimostrato in tutta la sua storia una grande aggressività iniziata con l’espansione dal VII secolo dell’evo volgare fino ai nostri giorni. Battuti militarmente dopo aver devastato per secoli con le scorrerie piratesche l’Europa, ritentano ora la conquista con la sostituzione etnica. Orde di immigrati clandestini invadono il vecchio continente portando miseria e violenza, prendendo possesso di interi quartieri dove formano enclave musulmane. Gestiscono traffici criminali, si organizzano in bande di maranza, devastano le città e abbassano il costo del lavoro, impoverendo lo Stato con il costo della sanità e della criminalità. Superata la favola dell’integrazione, impossibili da assimilare per il disprezzo che nutrono nei confronti di chi li ospita, sono corpi estranei inoculati violentemente in una società lontana dal loro immaginario collettivo. La responsabilità dell’infezione migratoria è delle autorità complici dei poteri globalisti che hanno innescato volutamente il fenomeno per annichilire i popoli. Le fondazioni private come Open Society di Soros, le Ong, la fondazione di Bill Gates e altri attori globali finanziano le invasioni e diffondono la cultura dell’accoglienza indiscriminata. Nella colpevole indifferenza dei popoli invasi, nella rassegnazione alla fine delle culture e delle tradizioni originarie, nella paura di essere definiti razzisti se difendono la loro terra.

L’Islam non è solo una religione, ma un’ideologia

Come descritto nel romanzo realistico Sottomissione di Houellebecq sono le classi dominanti che nella vana speranza di essere ammessi al banchetto del potere islamico favoriscono la sostituzione etnica. I maggiori sponsor dell’invasione aliena sono i partiti progressisti, per avere nuovi elettori e per i sensi di colpa dovuti al tradimento degli ideali socialisti che tentano di rimuovere con il culto dei diritti delle minoranze. Purtroppo per loro in questo caso non si tratta delle improbabili minoranze LGBT e altre lettere alfabetiche sparse, ma milioni di diseredati affamati e violenti. L’Islam non è solo religione, ma un progetto di invasione ideologica, con precetti incompatibili con la cultura europea. Strategia resa più pericolosa dall’alleanza dei movimenti islamici e le forze della sinistra, che si intestano la causa palestinese e quella di Gaza, invocando la lotta al colonialismo e all’islamofobia. L’infiltrazione islamica nella politica inizia con le elezioni amministrative, con le rivendicazioni per i diritti, aprendo moschee e centri culturali. Conoscendo la debolezza del Sistema si inseriscono nelle sue trame indebolendolo dall’interno, sostituendo le regole dello Stato con la Shari’a, imponendo pratica religiosa e festività musulmane. I servi sciocchi dell’Islam dovranno subire regole inaccettabili: fine della parità dei sessi, donne velate, macellazioni rituali, nessun rispetto per gli animali e cancellazione dei tanto decantati diritti delle minoranze.

La sopravvivenza della nostra civiltà è in gioco

Non si potrà più mangiare il salame e bere il vino, non si vedranno più ragazze truccate e vestite da donna, ma lugubri sacchi neri offensivi della femminilità. L’unica nota positiva nella morte di un’antica civiltà è che i primi a scomparire saranno gli utili idioti degli invasori, i democratici traditori del loro popolo e i finti rivoluzionari dei centri sociali. Gli alleati usa e getta dei futuri padroni saranno sacrificati come inaffidabili, perché chi tradisce una volta tradisce sempre. La resistenza, mito profano dei progressisti, non vedrà la loro presenza, ma solo quella di coloro che da sempre sono abituati a combattere per la sopravvivenza della civiltà.

Roberto Giacomelli

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