Harry Roberts – He’s our man; he shoots policemen, bang, bang, bang
Roma, 2 mag – Questo coro, cantato per decenni dagli hooligan inglesi, è dedicato a tale Harry Roberts, che è passato alla storia per aver ucciso, insieme a due altri avanzi di galera, tre poliziotti della Metropolitan Police di Londra in quello che è entrato negli annali della criminalità come “Il massacro di Braybrook Street”.
Una vicenda particolare
Questo preambolo per fare un viaggio storico nella vita di un personaggio entrato nell’immaginario del sottobosco criminale britannico. Anche al di là delle sue azioni. Ovviamente l’intento non è certo celebrativo. Ma, visto che chi scrive non è Giovanardi e non crede si debbano raccontare esclusivamente storie edificanti, resta comunque una vicenda talmente particolare da non meritare di finire nell’oblio. Nelle prossime settimane ci occuperemo di altre figure simili del Regno Unito, le cui vite si sono intrecciate con la storia sociale del paese.
Siamo nell’agosto del 1966. L’Inghilterra è campione del mondo di calcio da meno di un mese ed Harry Roberts (criminale incallito specializzato in rapine violente, nonché ex soldato di stanza in Malesia) stazionava a bordo di un furgone nella zona di Wormwood Scrubs, nella parte ovest di Londra. È in cerca di un’auto da rubare per commettere una rapina, insieme ai suoi due compari Witney e Duddy. Peccato che nelle vicinanze ci fosse pure un carcere, dal quale erano state tentate diverse evasioni di detenuti, aiutati da complici a bordo di furgoni.
La storia di Harry Roberts
La cosa insospettì i tre poliziotti che erano lì di pattuglia, i quali decisero di vederci chiaro… Notarono subito che, ovviamente, il furgone era privo di assicurazione, perciò chiesero la patente a Witney (ben noto criminale) che era seduto al posto di guida. La sua patente era scaduta poche ore prima, quindi i tutori dell’ordine decisero di annotarsi i suoi dati. A quel punto Roberts pensò bene di essersi stancato di tutta questa lunga burocrazia: estrasse una pistola Luger e sparò al primo poliziotto direttamente nell’occhio sinistro, uccidendolo all’istante. Poi scese dall’auto ed inseguì il suo collega sparandogli in testa, mentre Duddy raggiungeva il terzo uomo che era rimasto nell’auto e lo freddava attraverso il finestrino.
In Inghilterra l’uccisione di un poliziotto è cosa assai rara. Il fatto, quindi, fece enorme scalpore. Quando i tre vennero catturati, l’opinione pubblica chiese persino il ripristino della pena di morte. Tutti e tre vennero naturalmente condannati all’ergastolo
Duddy morì in prigione nel 1981. Witney venne rilasciato nel 1991, ma successivamente venne ammazzato.
Mezzo secolo, ventidue tentate evasioni
Il “buon” Roberts invece è uscito di prigione sulla parola nel 2014. Dal 1966 ha cercato di evadere ben ventidue volte. Nel 1999 venne trasferito in una prigione aperta dove era possibile compiere dei lavori. Ovviamente quando si trattava di ritornare in carcere la sera spesso non vi faceva ritorno. Se ne andava a Londra, dove veniva beccato in compagnia di noti criminali. Nel 2001 venne rimandato in una prigione chiusa perché si era dato allo spaccio di droga ed al contrabbando in carcere.
Per il suo sessantacinquesimo compleanno ha avuto il permesso di tornare a casa per cinque giorni, che ha trascorso in un pub di Sheffield in compagnia di nientemeno che Kate Kray. Ovvero la vedova di Ronnie Kray, celebre gangster dell’epoca d’oro della malavita dell’East End londinese. Ci ha lasciato il 13 dicembre 2025, all’età di 89 anni. Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo amabile personaggio consigliamo la lettura del romanzo, ispirato alle sue gesta, E lui ammazza i poliziotti di Jake Arnott, edizioni Il Saggiatore. Un volume molto bello perché dà anche uno spaccato della vita della Londra degli anni Sessanta.
Roberto Johnny Bresso