Roma, 17 ott – Sky ha ripreso in queste settimane a raccontare la storia degli 883. Dopo il clamoroso successo dello scorso anno di Hanno ucciso l’uomo ragno, ora è il tempo di Nord Sud Ovest Est, sempre seguito dal sottotitolo (che è di fatto fondamentale per capire l’opera, ma ci ritorneremo) La leggendaria storia degli 883.
Come gli Oasis
E, come fa la serie, per parlarne la prendo anche io alla lontana. Settimana scorsa stavo camminando con la mia fidanzata nei pressi di piazzale Lotto a Milano, quando ci passa a fianco un bambino sui quattro anni insieme al padre. Ebbene, il bambino canticchiava a squarciagola le parole di Hanno ucciso l’uomo ragno. Noi ci siamo guardati e siamo scoppiati a ridere, ma questo banale episodio ci racconta una grande verità: In Italia gli 883, che ci piaccia o meno, sono divenuti transgenerazionali e parte della cultura pop del paese, quindi non dovremmo affatto stupirci che persone di ogni età possano intonare le loro canzoni per strada, esattamente come accade in Inghilterra per quelle degli Oasis.
E ciò è accaduto con un’operazione furbissima (nel senso positivo, sia chiaro) che ha fatto leva sull’effetto nostalgia per gli anni ’90 e sul desiderio naturale di tutti noi di sentirci sempre giovani. Sì, perché io quegli anni raccontati dalla serie del bravo Sidney Sibilia li ho vissuti da adolescente e le cassette dei due album del duo Max Pezzali/Mauro Repetto le ho consumate per bene, salvo poi passare ovviamente ad altro.
La storia di Max e Mauro
Gli 883 sono stati eccome un successo inaspettato e clamoroso. Ma ciò che ora ce li fa sembrare più leggendari di ciò che in realtà fossero è proprio la storia dei due ragazzi che hanno dato vita al sogno: il timido ma talentuoso Pezzali e l’istrionico ma scostante Repetto. Ed ecco così che, dopo il trionfo del secondo album del 1993, emergono tutti i problemi e le contraddizioni di due non ancora uomini giunti dalla provincia che si ritrovano a dover gestire qualcosa di molto più grosso di loro.
Max lo farà continuando a cantare e diventando una star assoluta (se non fosse per lui che ha continuato la carriera per decenni, il nome degli 883 sarebbe finito nel dimenticatoio), mentre Mauro diverrà una sorta di leggenda metropolitana. Sempre alla ricerca di qualcosa che lo possa soddisfare al cento per cento. Ricerca, per la sua stessa natura, velleitaria come può esserlo quella del Sacro Graal.
Nord Sud Ovest Est
Ed ecco che ritorno al sottotitolo La leggendaria storia degli 883. Sibilia è bravissimo a raccontare le vicende della band non come si siano svolte realmente, ma come noi vogliamo siano andate le cose. Il regista salernitano, usando come paletti i due album e la nascita, lo sviluppo e la fine degli 883, all’interno di questo immaginario recinto imbastisce la storia come fosse una canzone della band, come una sorta di sogno tardo adolescenziale nel quale tutti noi ci possiamo sentire a nostro agio.
Lo fa usando tutti i cliché del caso (anche qui detto in senso positivo), che spaziano dall’amore, all’amicizia maschile, fino al sesso ed alla ricerca del senso esistenziale. E che gli 883 in fondo siano solo un pretesto per parlare di altro ci è subito chiaro nella prima puntata di Nord Sud Ovest Est, quando, con una trovata alquanto spiazzante ma assolutamente riuscita, gli 883 passano in secondo piano per raccontarci le vicende di un altro duo, quello dei Righeira.
E quindi poco male che, dato il successo ben al di là delle persino più rosee aspettative, la coppia abbia deciso di monetizzare la cosa (siamo sinceri, chi non lo avrebbe fatto?): edizioni “limitate” superflue ed ultra costose, ennesimi abbracci tra i due che rendono quasi idilliaca la loro amicizia… In fondo non ci importa, basta passare oltre, che tanto questa epoca fast food a breve si occuperà d’altro. Ma il bambino che canta Hanno ucciso l’uomo ragno per strada no, quello in fondo lo troveremo sempre, perché quel bambino siamo noi.
Roberto Johnny Bresso