Roma, 16 gen – Perché ci interessiamo di sport? Per un duplice motivo. Sia per l’aspetto più propriamente competitivo, ma anche, quando non soprattutto, per tutti i risvolti sociali che ogni competizione sportiva porta con sé fin dalla notte dei tempi. A partire dagli anni 2000, come abbiamo avuto modo di scriverne ampiamente su queste pagine, tutto ciò che nel mondo riguarda lo sport ha purtroppo preso una piega sempre più legata al mero interesse economico. Se non addirittura tesa a trasformare la competizione sportiva in una baracconata, oppure per veicolare messaggi politicamente corretti. Ne sono un fulgido (si fa per dire…) esempio le Olimpiadi estive. Ormai paiono divenute una sorta di Circo Barnum, con tanto di discipline che si farebbe fatica a non trovare surreali. Le Olimpiadi invernali, invece, nascono già di per sé più elitarie. Anche perché, ovviamente, non tutte le nazioni possono essere portate per degli sport che possiamo definire in maniera semplicistica “sulla neve”.
La terza edizione italiana
Quindi, di fatto, sono un evento che mantiene un certo grado di storicità e tradizione. Dal 6 al 22 febbraio i XXV Giochi olimpici invernali si disputeranno tra Milano e Cortina d’Ampezzo. Cerimonia inaugurale allo Stadio San Siro, quella conclusiva all’Arena di Verona. Milano Cortina 2026 sarà la terza edizione invernale disputata in Italia, dopo la stessa Cortina nel 1956 e Torino nel 2006 (a queste si aggiunge l’edizione estiva di Roma 1960). Vediamo di fare un po’ il punto della situazione.
Lo scotto di Italia ’90
A partire dal Campionato del mondo di calcio del 1990 il nostro paese è sempre stato visto come un esempio di come non si debba organizzare una manifestazione di tale prestigio. Ruberie pubbliche e private diffuse, impianti mai realizzati oppure obsoleti già all’inaugurazione, poca o nulla trasparenza nella vendita dei biglietti… L’Italia ha pagato per decenni lo scotto di avere organizzato così male un evento che sembrava fatto e finito per darci lustro e che invece si è concluso anche con una drammatica sconfitta sportiva.
Per riacquistare una certa credibilità internazionale abbiamo dovuto attendere parzialmente i Giochi del 2006 a Torino. E, soprattutto, la Ryder Cup di golf a Roma nel 2023, organizzata in maniera veramente impeccabile. Ed ora ci aspetta la sfida di queste Olimpiadi. Parliamoci chiaro: in Italia purtroppo lo sport è ancora governato in larga parte dalla politica, un po’ come nei paesi del vecchio Patto di Varsavia. Questa patina di “vecchio” si ripercuote su certe scelte, che sembrano fatte solamente per accontentare i vari sponsor… Ecco così che la gestione dei tedofori è sembrata quanto meno bizzarra, coinvolgendo personaggi come l’Uomo Gatto e consorte o Al Bano. Mentre ha lasciato in disparte vere e proprie leggende dello sci come Silvio Fauner e Piero Gros.
Le Olimpiadi invernali
Comprendiamo il bisogno di coinvolgere figure nazional popolari, ma il rispetto della nostra tradizione nelle discipline “di montagna” andava trattato con più sensibilità. Sì, perché le Olimpiadi invernali sono veramente il nostro giardino di casa: disputatesi per le la prima volta nel 1924, inizialmente l’Italia non le considerò più di tanto. Ma dal 1948 iniziarono ad arrivare le medaglie e, di conseguenza, anche un notevole incremento di partecipazione ed interesse nel paese. Tanto da annoverare nel medagliere ben 141 medaglie, delle quali 42 d’oro. Alberto Tomba, ad esempio, divenne una star di portata planetaria a Calgary 1988, con Rai 1 che interruppe persino il Festival di Sanremo per mostrare la sua gara. Oppure nel 1994 a Lillehammer, quando Silvio Fauner, come ultimo frazionista della 4X10 km di sci di fondo, sconfisse in volata i favoritissimi norvegesi davanti al pubblico di casa, in uno degli choc sportivi più celebri della storia.
Concludiamo con un paio di curiosità. I britannici non sono mai stati particolarmente portati per le discipline sciistiche, eppure ne hanno sempre subito il fascino. Tanto che nelle gradinate calcistiche degli anni ’80 l’abbigliamento tecnico invernale fece breccia nel movimento casual. Sabato scorso è stata inaugurata a Milano l’Arena Santa Giulia, dove si disputeranno i tornei di hockey su ghiaccio e circa 2500 tifosi dell’Hockey Club Milano si sono presentati all’inaugurazione per far sentire la voce di un popolo assolutamente vivo che, purtroppo, da anni si trova senza più una squadra da sostenere.
Roberto Johnny Bresso