Roma, 9 dic – Cinque giorni di fiera, cinque giorni di polemiche, una quantità spropositata di dichiarazioni indignate e un risultato che ha sorpreso gli stessi protagonisti. L’edizione più discussa di Più Libri, Più Liberi si è chiusa con il comunicato di Passaggio al Bosco, che ha scelto di non concedere interviste e di affidare la propria posizione a una nota sobria, lontana da qualsiasi spirito vendicativo.
Più Libri, Più Liberi si conclude con lo psicodramma della sinistra
Il gruppo editoriale racconta di aver mantenuto “un profilo asciutto, per niente incline alla polemica o alla ribalta”, una scelta di stile che rifiuta tanto le lezioni morali quanto “ogni sterile vittimismo”. Sullo sfondo, lo psicodramma politico e mediatico consumatosi attorno alla presenza della casa editrice: una “grottesca bagarre” che, nelle parole degli stessi editori, ha esposto la crisi profonda di una sinistra culturale impegnata in proposte di censura “in nome della libertà”, in diserzioni plateali e in proteste rivelatesi inconsistenti. Nel comunicato si legge come, per cinque giorni, Passaggio al Bosco abbia assistito “sempre col sorriso sulle labbra e senza mai cedere alle provocazioni” al cortocircuito di un’egemonia culturale ridotta a “business”, capace ormai soltanto di definire se stessa “per antitesi”, di innalzare “recinti morali” e di distribuire “scomuniche preventive”, arrivando perfino a pretendere di stabilire “che cosa sia lecito scrivere, leggere e persino pensare”.
Quello che doveva essere un boicottaggio si è trasformato in un successo
Il paradosso più evidente emerge nella parte centrale della nota: ciò che doveva essere un boicottaggio si è trasformato in un successo clamoroso. “Eravamo un progetto editoriale emergente e adesso ci conoscono tutti”, scrivono gli editori, spiegando di aver esaurito i libri esposti e di essere stati contattati da numerosi distributori, autori, traduttori, grafici e librai. Una visibilità inattesa, generata proprio dall’onda di indignazione che avrebbe dovuto isolarli. Il comunicato riserva parole di ringraziamento a migliaia di persone che si sono avvicinate allo stand per esprimere solidarietà, “inaspettatamente anche tantissimi lettori di sinistra”, stanchi di veti ideologici e “pubbliche gogne”. Una fotografia, questa, che secondo Passaggio al Bosco dimostra “il totale distacco dalla realtà di quella chiassosa minoranza incattivita” che vorrebbe mantenere un controllo esclusivo sul mondo della cultura.
Quando l’indignazione diventa automatismo
La conclusione è affidata a una frase diventata manifesto dell’editoria non allineata: una risposta a chi invita a non arretrare e allo stesso tempo un messaggio al settore culturale italiano. “Ai tanti che ci hanno esortati a non mollare – scrivono – rispondiamo con la forza tranquilla che ha sempre animato la nostra opera controcorrente: esistere è combattere quel che mi nega.” In una fiera segnata da polemiche costruite più sui social che sui libri, il caso di Passaggio al Bosco si chiude così: con un boicottaggio finito esattamente nel verso opposto. E con una constatazione che accompagna ormai da anni ogni discussione sull’egemonia culturale progressista: quando l’indignazione diventa automatismo, finisce per fare pubblicità a ciò che vorrebbe silenziare.
Sergio Filacchioni