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Mazara del Vallo (Tp), 1 ott – È scontro frontale tra Giampiero Giacalone, armatore del peschereccio Anna Madre, sequestrato il 16 settembre scorso dalla Guardia Costiera tunisina e da allora nelle mani delle autorità nordafricane, e le autorità diplomatiche italiane che da allora non sono ancora riuscite – nonostante le promesse – ad intervenire concretamente per garantire una rapida risoluzione dell’incidente.



“Sono in costante collegamento con le autorità tunisine e il mio primo obiettivo è quello del rientro in Italia dei due marittimi. Sono anche al fianco della proprietà per qualsiasi ragione volesse far valere”, ha spiegato Raimondo De Cardona, ambasciatore italiano a Tunisi, nel intervendo alla manifestazione nautico-ittica Blue Sea Land, in corso in questi giorni proprio a Mazara. A margine, ha incontrato l’armatore del peschereccio, offrendogli tutto il sostegno necessario e aggiornandolo sui passi avanti fatti: “I due marittimi sono liberi di circolare in territorio tunisino, ma non possono lasciare il Paese perchè vincolati dalla procedura. Noi come ambasciata siamo impegnati per individuare soluzioni alternative, cioè se si può realizzare un rientro pur in pendenza della questione”.

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Parole che non hanno convinto Giacalone, che fra i membri dell’equipaggio del peschereccio (tre gli italiani fermati, mentre il resto gli altri imbarcati erano di nazionalità tunisina) ha anche un parente stretto, il capitano Giacomo Giacalone, ed è convinto che l’Anna Madre non abbia mai invaso le acque territoriali di Tunisi. “Lei, in rappresentanza dell’Ambasciata, ha chiamato personalmente i due marittimi – ha detto all’ambasciatore – dicendogli di prepararsi per partire ma poi sono stati bloccati dalla Polizia di Frontiera. Quelli si stanno impiccando a bordo”.

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