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La Raggi guida la fronda anti-Salvini. Ma i grillini da che parte stanno?

by Valerio Benedetti
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Roma, 5 dic – Il Dl sicurezza è ormai legge: approvato dalle Camere e controfirmato dal presidente della Repubblica. Com’è noto, si tratta del provvedimento su cui Matteo Salvini ha investito moltissimo della sua credibilità politica e che, alla fine, il leader della Lega è riuscito a imporre alla maggioranza di governo. Non è stato agevole, tuttavia: è stato infatti necessario porre il voto fiducia. Il motivo? Una parte consistente dei Cinque Stelle non gradisce affatto l’alleanza del movimento con il Carroccio, soprattutto per ciò che concerne le politiche migratorie. Sebbene i membri di questa fronda non siano ancora venuti tutti allo scoperto, ieri è stato il sindaco di Roma Virginia Raggi a porsi alla testa dei dissidenti. Come? Bocciando il Dl sicurezza in Campidoglio.

La giunta capitolina, infatti, ha approvato una mozione che in pratica sconfessa, anzi boccia il decreto salviniano. La mozione è stata votata da 22 consiglieri grillini su 28 e, stando alle voci che circolano, lo stesso Luigi Di Maio, pur in disaccordo con la congiura, non avrebbe fatto nulla per fermarla. Motivo? Non aumentare ulteriormente la tensione all’interno del M5S. Come ha spiegato la grillina sinistrorsa Agnese Catini, la mozione impegna la Raggi a produrre «gli atti necessari a mitigare gli effetti del decreto in termini di diritti sia per i cittadini, sia per le persone accolte e di incrementare le politiche di accoglienza ed inclusione sociale». Curioso che i paladini della legalità votino un testo che, di fatto, contraddice una legge approvata dal Parlamento e convalidata dal presidente della Repubblica.

Eppure, il programma elettorale del M5S è sempre stato chiaro sull’immigrazione: scritto da uomini vicini a Soros, è evidentemente incompatibile con le proposte delle Lega, imposte però da Salvini nel contratto di governo. Non è del resto un segreto che il presidente della Camera Roberto Fico sia un immigrazionista convinto (a proposito, ma c’è forse una maledizione sulla terza carica dello Stato?) e che, assieme a Di Battista, stia facendo leva sui malumori della fronda pentastellata per indebolire la leadership di Di Maio. Ma, a prescindere dai nodi irrisolti all’interno del movimento, qui resta da capire che posizione hanno i grillini su un tema delicato come l’immigrazione: sono per la «legalità» (con conseguente espulsione dei clandestini) oppure per le porte aperte? I tempi dell’opposizione sono finiti; ora sono forza di governo. E l’impressione di molti elettori, stando ai sondaggi che li vedono in forte calo, è che anche i pentastellati si stiano perdendo in sterili beghe di partito invece di fare gli interessi dei cittadini. Non proprio un bel biglietto da visita per chi si era presentato come il «vento del cambiamento».

Valerio Benedetti

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Cesare 5 Dicembre 2018 - 11:17

Chi non ha nessuna delle qualità di un condottiero popolare, anche se diventa presidente della camera o sindaco di roma rimane quello che è e deve ridursi a polemicuccie per avere un po’ di visibilità. E’ evidente che questi due sono al limite massimo a cui possono arrivare e ci sono arrivati grazie a circostanze fortunate.

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