Roma, 10 apr – Nell’estate italiana del mondiale ‘90 le notti magiche si interrompono bruscamente. Un’uscita avventata di Zenga prima degli errori dal dischetto di Donadoni e Serena fanno volare l’Argentina delle nostre conoscenze Maradona e Caniggia all’Olimpico, dove – per la legge del contrappasso – arriveranno a 5 minuti dal sogno iridato, puniti da un’estrema punizione del tedesco Brehme.

La (grande) delusione azzurra è direttamente proporzionale al valore della rosa che Azeglio Vicini avrebbe voluto portare in trionfo a Roma. Nomi importanti (lo stesso Uomo Ragno, Baresi, Maldini, Giannini, Vialli, Baggio) che giocano nelle migliori squadre d’Europa: le nostre. Il Milan fresco campione d’Europa ne conta 4, altrettanti la Samp che vincerà lo scudetto. Poi ci sono Inter – a quota 5, a cui si aggiungono 3 tedeschi: il mattatore della finale, Matthäus, Klinsmann – e Roma, con il “solo” capitano al quale però fanno compagnia i teutonici Berthold e Völler.

Coppa Uefa 1990-91, in quattro ai nastri di partenza

Chiedere, in tal senso, alle partecipanti della Coppa Uefa 1990-91. La Coppa dei Campioni è ancora riservata ai soli detentori dei titoli nazionali e – giocoforza – a livello qualitativo la terza competizione continentale non ha (quasi) nulla da invidiare alle sorelle maggiori.

Inter, Roma, Bologna e Atalanta, sono quattro le italiane che si presentano ai nastri di partenza, i “vecchi” trentaduesimi, giocati su andata e ritorno – come tutta la competizione del resto. Pochi problemi per capitolini e felsinei, agli orobici basta un doppio pareggio. Subito in salita invece il percorso dei meneghini, che liquidano i viennesi del Rapid solamente ai supplementari e in rimonta. Fattore San Siro decisivo anche nel turno successivo, quando gli uomini del Trap sono ancora costretti a rincorrere dopo il 2-0 subito a Birmingham nella tana dell’Aston Villa. Tre reti (Klinsmann, Berti, Bianchi) valgono la qualificazione agli ottavi, mentre il ribaltone riesce anche ai rossoblu: identico il risultato contro gli scozzesi dell’Hearts. Bene la Roma, tutto facile per l’Atalanta.

L’Inter vendica il Bologna, la Roma piega il Brøndby

Gli emiliani fanno un’altra impresa negli ottavi, ma cedono poi il passo, perdendo a Lisbona in casa dello Sporting. Continuano invece sul velluto i giallorossi: Völler (8 marcature, diventeranno 10 a fine torneo) non ha pietà né del Bordeaux né dell’Anderlecht. Sempre ai quarti il sorteggio mette di fronte le nerazzurre: gli orobici hanno regolato il Colonia, i milanesi passeggiato sul Partizan. A Bergamo non si va oltre lo 0-0, decide tutto il Meazza. Dove l’Inter chiude la pratica a metà secondo tempo, grazie alla zuccata di Serena – 60’ – e al missile di Matthäus tre minuti più tardi.

Siamo al penultimo atto. Sia Inter che Roma giocano l’andata in trasferta, tornando in patria con due 0-0. Discorso diverso due settimane più tardi: il Biscione si mette in tasca il biglietto già nel primo tempo, mentre la squadra di Bianchi, al contrario, trova il gol decisivo – sempre con il biondo centravanti – a poche battute dal termine.

La finale: Nicola Berti stende la Roma

Nella seconda finale (di fila, tra l’altro) tutta italiana nerazzurri e giallorossi sembrano non volersi far male, i capitolini riescono a imbrigliare la mente del gioco interista – Matthäus – affidandosi al contropiede. L’equilibrio è però spezzato a inizio ripresa da Nicola Berti: il centrocampista emiliano prima viene steso in area (dal dischetto il numero 10 tedesco di potenza batte Cervone) poi da grande opportunista sigla il 2-0.

Nonostante la netta sconfitta, al ritorno l’Olimpico è infuocato. Anche i padroni di casa ha un atteggiamento diverso e pronti via Rizzitelli colpisce il palo. Gli oltre 70.000 presenti spingono Giannini e soci ma la linea tracciata da Bergomi tiene. Almeno fino a 10’ dal termine, quando proprio l’ex attaccante cesenate, con un bel diagonale mancino, trafigge Zenga. Ma il tempo è tiranno: tra i sogni romanisti e la prima affermazione in Uefa dell’Inter c’è ancora Rizzi-gol, il quale però – questa volta di testa – sfiora solamente il punto che avrebbe pareggiato i conti. Milano festeggia, Roma comunque a testa alta: cronache di un’Italia che – almeno con il pallone tra i piedi – dominava l’Europa.

Marco Battistini

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