Nessuno ci pensa, forse, ma mentre c’è la guerra in Ucraina il governo Draghi va avanti. Purtroppo, aggiungiamo noi. Infatti, mentre tutta l’attenzione è focalizzata sul conflitto russo-ucraino, sull’escalation che vede Usa, Ue e Nato da una parte e Mosca dall’altra (con la Cina in disparte ma non troppo), l’esecutivo guidato dall’ex numero uno della Bce ha fatto belle porcate, come si suol dire. E non stiamo parlando della ridicola, penosa, imbarazzante gestione della politica estera di Di Maio, o di Draghi escluso dai tavoli dei potenti. Stiamo parlando di provvedimenti di politica economica nazionale. Per non parlare del solito, maledetto green pass. Cerchiamo di capire bene.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2022

Nuove tasse sulla casa

L’abbiamo sentito ripetere fino alla nausea: la riforma del catasto è cosa buona e giusta, e Draghi non vuole aumentare le tasse sulla casa. Ebbene, non è vero. Senza entrare nel merito di come questo obbrobrio sia passato in commissione Finanze alla Camera (per un solo voto), e al netto delle dichiarazioni del centrodestra di governo, secondo cui la riforma così com’è non passerà, vediamo che succede se invece passerà. Proprio così com’è. Nello specifico, la riforma prevede che entro la fine del 2025 si attribuisca a ogni immobile un valore di vendita e uno di locazione. Non ci sarà più il valore catastale come unità di misura: al suo posto, verrà tenuto in considerazione il valore di riferimento a metro quadro. In sostanza, ci sarà un adeguamento delle rendite catastali secondo i valori di mercato.

Ecco dunque perché pagheremo più tasse: l’imposizione fiscale verrà fatta non sul valore dell’immobile che risulta a un catasto aggiornato al 1989, ma su quello attuale di mercato, che per alcuni sarà decisamente più alto. C’è chi arriverebbe a pagare fino a dieci volte in più quello che oggi versa di tasse sull’immobile. Soprattutto a Milano e Roma, per intenderci. Una tassa patrimoniale a tutti gli effetti. Inutile dire che in una situazione come quella di un’economia in balia dei rincari – da quelli dell’energia a quelli delle materie prime – che piega in due i consumi e mette in ginocchio famiglie e imprese, pensare che per premio – diciamo così – un domani pagheremo pure più tasse sull’unico vero bene rifugio italiano, ossia la casa di proprietà, non è una bella prospettiva.

Ancora privatizzazioni

Ma il governo sostenuto dalla più ampia maggioranza mai vista – e infatti, si vede, dalle porcate – ha fatto anche un’altra di quelle zozzerie che indeboliscono ulteriormente la presenza (quasi evanescente ormai) dello Stato nel mercato. D’altronde, Draghi era sul Britannia, che parliamo a fare. Secondo indiscrezioni molto fondate, il premier avrebbe firmato il decreto che consente alla Rai di scendere sotto la quota del 51% della sua partecipazione azionaria in Rai Way, la società del gruppo che possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della tv pubblica e ha il compito di gestirla e mantenerla. Cosa che finora era vietata da un decreto adottato nel 2014 dal governo Renzi. La mossa apre alla possibilità di portare a conclusione il progetto di fusione con Ei towers, la società che detiene le infrastrutture di trasmissione di Mediaset in Italia, finora accantonato proprio per il vincolo del 51% di possesso pubblico.

In soldoni, si tratta di privatizzare le torri di trasmissione della Rai, la tv di Stato. Al di là delle rimostranze dell’esclusivissimo e coccolatissimo sindacato Usigrai, è evidente che il governo intende fare cassa rinunciando al controllo delle infrastrutture che consentono – per capirci – a Mattarella di allietarci con il discorso di fine anno per i prossimi tot anni.

L’Europa ordina e Draghi ubbidisce

Il ministro leghista dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti è stato il primo, nelle scorse settimane, a far presente che con la crisi ucraina – e tutto quello che comporta in termini di economia di guerra e misure emergenziali a sostegno di famiglie e imprese – il Pnrr deve essere un attimo rivisto. Va da sé che Giorgetti ha ragione e che Draghi dovrà trovare la quadra tra il «ce lo chiede l’Europa» e lo stato reale della nostra economia. Come è noto, il Piano nazionale di ripresa e resilienza è composto da tre tipi di riforme: quelle cosiddette…

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3 Commenti

  1. L’uomo del Britannia chissà che cosa ha ancora da dare alla SUA ITALIA…. facile quando un popolo sta zitta e neanche borbotta….

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