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l’Imam di Firenze e presidente dell’Ucoii Izzedin Elzir (dx) insieme al presidente della Toscana Enrico Rossi (sx)

Firenze, 28 giu – Non solo il lavoro, la sicurezza, la tranquillità e le tasse degli Italiani a disposizione degli immigrati, ora anche i beni immobiliari. Questa la delirante proposta dell’Imam di Firenze Izzedin Elzir: “Una parte delle case sfitte nel nostro Paese può andare ai migranti e una parte agli autoctoni”, secondo le parole di quello che è anche il presidente della discussa Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (Ucoii) nonché grande amico del presidente Pd della Regione Toscana Enrico Rossi.

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Una strana coppia tanto affiatata che il delirio dell’Imam pare rilanciare quello dell’esponente Pd alcune settimane fa: “Fare bandi per accogliere grandi numeri in un’unica struttura è pericoloso. Quando ho proposto di mettere a disposizione alloggi sfitti mi riferivo alla possibilità di inserire nei bandi di richiedere, da parte delle prefetture, chi avesse appartamenti o case coloniche fuori dai centri abitati con le condizioni minime di sicurezza”.

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Izzedin Elzir rilancia con numeri precisi, segnale di un piano ben congegnato e avanzato: “Secondo alcune stime, le case sfitte nel sud Italia sono 700 mila, e nel Paese intero oltre tre milioni. Questo significa che gli spazi per accogliere i migranti ci sono: l’accoglienza fa parte del nostro Dna”. Un momento, del Dna di chi, esattamente, se è vero che una serie di sondaggi internazionali e nazionali concordano quasi al decimale che l’80% degli Italiani rifiuta l’accoglienza di nuovi “profughi”?

Questa convergenza di lanci propagandistici convergenti pare proprio sottendere una strategia comunicativa piuttosto nota, che consiste nello sparare sempre più alto, in modo che l’opinione pubblica alla fine possa accettare una soluzione apparentemente di ripiego e perfino accettabile, quando questa rappresenterà comunque un vulnus drammatico rispetto ai diritti e alla stessa sovranità del popolo Italiano.

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Esplosione del numero di individui in povertà assoluta in Italia: più che raddoppiati dal 2005 al 2013 – dati Ocse e Istat

Accuratamente, infatti, non si fa menzione dei meccanismi concreti con cui questa operazione dovrebbe essere effettuata: chi pagherà gli affitti? Chi pagherà le utenze? Con quali criteri saranno formate le graduatorie, specialmente alla luce del fatto che queste graduatorie, secondo l’Associazione Inquilini, sono drammaticamente arretrate: nella sola città di Roma, ad oggi, sono circa 13mila i nuclei familiari in attesa di una casa popolare. Alloggi che vengono assegnati ad una media di circa 250 l’anno, sugli oltre 80mila presenti a Roma (50mila gestiti da Ater). L’ultimo bando risale ormai al gennaio 2013 e il terremoto di Mafia Capitale ha bloccato la nuova graduatoria comunale. Così che oggi, ogni 200 richieste mensili, il Comune capitolino riesce ad assegnare appena 30 case.

A proposito delle graduatorie per il diritto alla casa, ci sarebbe da aggiungere l’oggettivo favoritismo nei confronti degli immigrati, a meno che – come illustrato recentemente su queste colonne – non si imponga la certificazione dei redditi e beni detenuti all’estero, pratica ancora del tutto marginale nell’Italia buonista e “accogliente”.

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Immigrati a un seggio delle primarie del Pd

Per non parlare dell’abusivismo (perpetrato sia da stranieri che da Italiani), dei meccanismi pratici di allontanamento dagli alloggi non spettanti, e forse soprattutto delle cifre spaventose sul disagio abitativo in Italia. Secondo lo studio Halldis, in Italia, fra pubblici e privati, ci sarebbero effettivamente circa 3,5 milioni di case sfitte, lasciate vuote per gran parte dell’anno, che pone il nostro Paese al top di questa classifica europea. Un dato impressionante che va confrontato non tanto con la pressione immigratoria quanto con la situazione degli Italiani: quelli che vivono in condizioni di disagio abitativo sarebbero circa 3,3 milioni, a fronte anche di alloggi popolari sfitti (esclusi quelli occupati senza titolo) tra i 30mila e i 40 mila.

È vero che gli immigrati fanno la fila alle primarie del Pd e sono in grado di decidere molte candidature, così come è ampiamente emerso quanto le cooperative sociali siano in grado di guadagnare dall’emergenza immigrazione, ma di fronte agli Italiani in forte sofferenza, che secondo noi e soprattutto secondo Ocse e Istat sono molti di più, almeno sei milioni cioè più del 10% della popolazione naturale, un forte richiamo al primato degli Italiani rispetto all’accoglienza pare davvero il minimo.

Francesco Meneguzzo

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