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giustiziaRoma, 9 feb – Delle ultime ore la conferma che il benzinaio, intervenuto con il suo fucile da caccia per difendere la commessa di una gioielleria da una rapina, abbia agito per legittima difesa: i filmati ripresi dalla telecamera di sorveglianza testimoniano che i banditi, sorpresi dal primo colpo in aria di Graziano Stacchio, avrebbero esploso numerosi colpi di arma da fuoco, di pistole o forse Kalashnikov, ad altezza d’uomo. Solo allora, Stacchio avrebbe fatto fuoco mirando alle gambe dei rapinatori e colpito uno di loro, poi deceduto.

Non ci dovrebbero, quindi, essere dubbi sulla legittima difesa, sia in ragione della proporzione dei mezzi usati dalle parti, armi da fuoco per entrambi, sia per l’evidente pericolo di vita di chi ha esploso il colpo mortale. Nonostante le migliaia di messaggi di solidarietà a Stacchio, non sono mancate voci di forte critica, da parte di chi ritiene sempre ingiustificato il ricorso alle armi del privato cittadino, e che lo vuole limitato alle Forze dell’Ordine, auspicando persino una azione civile di risarcimento dei parenti del rapinatore defunto.

Altro fatto di questi giorni vede il cittadino libico Imed Khannoussi, già lievemente pregiudicato per spaccio di stupefacenti, violenze e poche rapine, oggetto di quattro decreti di espulsione non eseguiti, il quale, all’esito di un poco abile tentativo di vendere cocaina ad alcuni carabinieri, ha reagito all’arresto ferendone a coltellate due, per fortuna in modo poi risultato non letale. I più garantisti gioiranno del fatto che Khannoussi è già in libertà, grazie al giudice che, convalidando l’arresto, ha applicato un semplice obbligo di firma, ritenendo non socialmente troppo pericoloso il clandestino pluripregiudicato per reati violenti e gravi, che aveva tentato di sbudellare due carabinieri per evitare un arresto e che oggi, ad essere prudenti nella stima, è indagato anche per spaccio di droga, resistenza aggravata, lesioni aggravate, porto abusivo d’arma e, infine, plurimo tentato omicidio.

I due fatti testimoniano le storture di un sistema giudiziario che persegue “per dovere d’ufficio” il cittadino onesto che agisce legittimamente in difesa del più debole, mentre garantisce ogni diritto e la più strenua delle tutele a pregiudicati già condannati per reati gravissimi, che vivono di espedienti e senza fissa dimora nel nostro paese. Si può osservare come ciò discenda, più che da un difetto dell’ordinamento, da una applicazione abnorme della legge, da parte di giudici che appaiono lontani dal comune sentire e dall’emergente insicurezza sociale come un principe ereditario del Burguddistan dal più povero dei pecorai sui sudditi.

Mario Rossi

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