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Schermata 2016-05-26 alle 10.09.15Roma, 26 mag – Un annuncio secco: per un film in preparazione (si tratta di Romanzo famigliare, di Francesca Archibugi) si cerca, fra gli altri, un “ragazzo di 15/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza”. A scriverlo, sul suo profilo Facebook, è Luana Velliscig, responsabile casting presso Film Commission Piemonte. Sono bastate poche ore e la donna è stata già licenziata. Troppe le polemiche immediatamente scattate sulla rete.

La produzione ha rilasciato un comunicato in cui si legge che “in riferimento all’annuncio casting apparso sulla bacheca Facebook di Luana Velliscig, Wildside precisa che il linguaggio gravemente inopportuno e offensivo utilizzato non è stato in alcun modo approvato dalla società di produzione da cui la signora Velliscig ha ricevuto l’incarico di ricerca cast. Wildside chiede scusa a tutte le persone che si sono sentite offese dall’annuncio. La società, inoltre, riafferma la totale estraneità della sua cultura aziendale a comportamenti o valori discriminatori di qualsiasi genere. Tali comportamenti non possono e non devono essere tollerati. In coerenza con tale principio, Wildside comunica che il contratto che legava temporaneamente alla produzione la signora Velliscig è stato sciolto”. Poi arriva anche il commento di Francesca Archibugi: “Mi vergogno tantissimo, hanno tutti ragione, né io né la produzione sapevamo niente di questo annuncio. Lo ripeto: mi vergogno e questa è l’unica cosa che posso dire”.

Né la regista, né la produzione, tuttavia, entrano nel merito dell’annuncio: nel film ci sarà o non ci sarà un disabile che abbia la funzione di “ispirare tenerezza”? È stereotipato un film con disabili che fanno tenerezza o solo l’annuncio che li ricerca? Come al solito, sembra che la questione sia più di forma che di sostanza, e infatti Wildside condanna “il linguaggio gravemente inopportuno e offensivo”, ma non dice che quella figura, con quelle caratteristiche, non era richiesta. E, se lo era, non è chiaro come la responsabile del casting avrebbe potuto spiegare le caratteristiche ricercate: un disabile con la faccia da duro va bene lo stesso? Insomma, è sacrosanta la protesta dei disabili che ritengono di dover essere trattati come persone che hanno sentimenti, desideri, atteggiamenti uguali a quelli di tutti gli altri, tali da poter ispirare tenerezza, certo, ma anche rabbia, gelosia, desiderio, invidia, antipatia, simpatia, insomma, l’intero spettro delle sensazioni umane. Resta il fatto che, mediaticamente, anche nelle campagne solidali spesso create da chi si sta indignando in queste ore, i disabili sono spesso ricondotti proprio a uno stereotipo empatico. Di più: un disabile come personaggio negativo causerebbe probabilmente altrettante proteste in quanto ispiratore di “odio per il diverso” o chissà che altre boiate. L’impressione è che, per politicamente corretto, si stia infierendo sulla mera esecutrice di un annuncio che proprio del politicamente corretto è figlio.

Adriano Scianca

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7 Commenti

  1. In realtà queste associazioni di disabili, già sanguisughe di soldi e favori clientelari dovrebbe tacere. Già usano questi episodi per avere visibilità mediatica, poi sono loro e certi genitori ad aver creato idealizzato la figura del disabile (specie quello mentale e psichico) trasformandolo in un elegiaca anima candida. La narrazione che sono ragazzi “speciali”, con tanto di monumenti colorati di blu (o di altro colore a scelta ), e che dentro siano geni nascosti che vanno “capiti” e “compresi” e loro sono capaci di tanto amore, e che la normalità degli altri sia solo un concetto relativo! E mi spiace dirlo, a questo hanno occorso anche certi disabili, che hanno definito la loro non una malattia ma un modo di essere, un tratto della loro personalità, e che è perfino figo essere come loro! Di qui la strumentalizzazione politica e sociale su di noi che saremo indifferenti o peggio a questo mondo d’amore, di qui la volontà di “includere” a prescindere scaricando la colpa su altri la prevedibile (perché chi ha un minimo di razionalità, sa che si trova di qualcosa di impossibile) mancata “inclusione” dopo che magari costui ha espresso il suo amore con dei pugni in faccia! Poi che il guitto Nicoletti, che usa il figlio autistico come un pupazzo, si indigni è come l’asino che dà del cornuto al bue!
    P.S.: Al lavoro ho avuto un disabile psichico. Era così tenero che da lui ho subito tre aggressioni fisiche!

    • Che a lei le cose che ho scritto lo abbiano turbato, la cosa interessa veramente poco! Ho l’abitutidine di descrivere la realtà per quello che è, non per visioni sentimentali. Saluti.

    • Certo che voi per essere in disaccordo non argomentate mai, evidentemente abituati agli slogan e agli sms… mi daresti la prova di avere almeno due neuroni connessi tra loro? Rispondi alle domande:

      I disabili sono uguali a noi? Se sì, perché li classifichiamo come disabili e li trattiamo in maniera specifica e avvantaggiata proprio per sopperire le loro disabilità? E se dunque son disabili, perché non abbiamo il diritto di dire che certe cose non riescono manco a sognarsele, altro che farle? Con tutto il rispetto per i disabili, che sì a me fanno pena e tenerezza, e non mi sento un eugenetista per questo. Ma magari mi sbaglio e scopro di esserlo proprio grazie ai tuoi due neuroni che si connettono, talmente potenti da surclassare da soli il mio intero cervello.

  2. Troppo poco “tre aggressioni fisiche”, te ne doveva fare di più 🙂 anche se concordo sul fatto che se siamo a questo punto anche grazie a termini come “speciale” e le varie associazioni bufala che hanno tutto l’interesse a mantenere le cose così come stanno… Per tua informazione io sono una di quelle che si definisce “neuro diversa” e che pensa che il suo essere asperger sia una caratteristica neurologica e null’altro… mai sostenuto che sia figo… semplicemente è

    • Alessia, mia madre ha lavorato all’Anffas Onlus di Bologna, e ti posso assicurare che alcuni non sono semplicemente affetti da sindrome di Aspenger e in grado di riconoscere questa cosa come un dato di fatto come te, la quale semplicemente è come anche i suoi effetti anch’essi oggettivi, vorrei ricordartelo. Li ho visti anch’io in passato, a delle feste per raccolte fondi, ogni tanto in casa di passaggio, ad un soggiorno estivo, eccetera, e ti assicuro che alcuni sono oggettivamente, neuronalmente, comportamentalmente, cognitivamente, intellettivamente messi male, ma molto male. C’è caso che scocomerino contro qualcuno o anche contro di sé perché quella volta non gli va di mangiare la minestra ma vogliono il gelato al cioccolato, che la mamma gli dà sempre perché è un povero handicappato e invece che trattarlo da normale, per quel poco di normale che riesce ad essere, come vorrebbe proprio che sia, lo trasforma in un handicappato viziato e minaccioso, cioè – passami il termine forte, ma è per farti capire come opera certa gente e cosa comportano certe scelte e non è una generalizzazione dell’handicappato in quanto tale – in un handicappato di merda. Come esistono persone normali di merda, esistono anche handicappati di merda, e sono spesso il frutto di tutta questa normalizzazione ideale che si sono fatti i genitori prima di tutto e poi gli educatori invasati di un egualitarismo reale e sostanziale che, nella realtà e nella sostanza, non esiste proprio. E si vede. Dalle conseguenze.

      Ma magari tutti “diversi” fossero come te!

      Tanti auguri

  3. L’handicappato è “di merda” a prescindere. La visione sentimentale/buonista è utile solo agl’ipocriti educatori – educatrici cattocomunisti – e che credono di sentirsi migliori normalizzando situazioni e soggetti che normali non sono.
    Il massimo dell’ipocrisia è chiamarli “diversamente abili”. Velo pietoso poi sia sui servizi ulss che ci marciano sopra, sia sulle merdose coop. sociali cattoliche o sinistroidi che speculano su tale retorica pietosa (pappandosi appalti vergognosi)

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