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FianoRoma, 22 nov – La sensazione di vedere di continuo un film già visto: prendi qualche centinaio di “profughi” e li stipi in qualche capannone assegnato a una cooperativa “filantropica” che nel frattempo intasca migliaia di euro (al giorno) per lasciarli abbandonati e ammassati. Magari in periferia o meglio ancora in qualche paese di provincia, lontano dal centro o comunque mal collegato da esso, in modo che le centinaia di “profughi”, immancabilmente tutti maschi e giovani, si trovino ad essere un grosso corpo estraneo in una piccola comunità già disagiata, il cui tessuto sociale viene così ancor più sfaldato. E poi aspetti che succeda il fatto di cronaca, immancabile, inevitabile.
Non ci vuole un corso avanzato di divinazione per prevederlo, né un master di sociologia. E così era facilmente prevedibile quello che sarebbe successo a Fiano Romano, paese della provincia romana, visto che le premesse c’erano tutte. La settimana scorsa infatti “un giovane somalo di 20 anni”, richiedente asilo e ospite del Cara di Fiano, ha fatto effrazione in un’abitazione privata e ha molestato un bimbo di 8 anni che giocava a pallone nel cortile. Per fortuna è stato visto prima che le molestie potessero diventare qualcosa di più ed è scappato, prima di essere ritrovato proprio all’interno del centro di accoglienza dove è stato identificato e poi arrestato.



Era facilmente prevedibile soprattutto perché c’erano già state avvisaglie, allarmi e richieste di aiuto da parte della cittadinanza. La stessa via dove c’è stato l’episodio di molestia, via Pescara, è adiacente al centro d’accoglienza ed era già stata segnalata come “critica” in seguito ad altri episodi di effrazione e tentativi di molestie. Le famiglie e soprattutto le donne della zona raccontano di avere oramai paura persino di andare a fare la spesa poiché i “profughi” bivaccano tutto il giorno davanti al vicino centro commerciale, importunando continuamente le persone e soprattutto le ragazze, rendendo totalmente insicura tutta la zona.
Anche il Cara di Fiano, ovviamente, ha una storia fin troppo comune. Aperto nel 2012, all’inizio ospita un centinaio di immigrati. Nel 2014, quando si decide di aprire un altro centro d’accoglienza nel paese, viene invece ampliato per ospitarne altrettanti, arrivando così a un totale di circa duecento sedicenti profughi. La cooperativa a cui viene assegnata la gestione del posto è la Domus Caritatis (*) che, udite udite, rimane coinvolta in Mafia Capitale. Il coinvolgimento però porta solo al commissariamento della cooperativa, un metodo grazie al quale tutte le cooperative di Mafia Capitale, a partire dalla famigerata 29 giugno di Buzzi, hanno potuto continuare a lavorare indisturbate e a ricevere finanziamenti pubblici per ogni immigrato che “ospitano”.

Black Brain

Insomma una storia purtroppo già vista e che sembra vogliano tutti continuare a farci vedere in nome dell’“accoglienza”. Lo stesso sindaco di Fiano, Ottorino Ferilli – Partito Democratico, cugino della più famosa Sabrina e quindi nipote del più famoso Giulio, storico dirigente del PCI e amico di Enrico Berlinguer la cui statua è stata eretta proprio al centro di Fiano – denuncia la propria impotenza sostenendo di aver “più volte esortato le istituzioni sovra-comunali” ad occuparsi della sicurezza dei cittadini messa in pericolo dalla folle politica di accoglienza. Certo, non è molto credibile, o per lo meno non giova alla sua credibilità, che un sindaco abbia già inviato numerose esortazioni e che queste siano rimaste sempre e solo lettera morta. Soprattutto non lo è sostenerlo solo a fatto di cronaca avvenuto, dopo mesi di silenzio in cui sono stati proprio gli appelli dei cittadini al sindaco ad essere rimasti lettera morta. Il sindaco Ferilli quindi rimanda ogni responsabilità a quelle “istituzioni sovra-comunali” – le stesse che hanno commissariato la Domus Caritatis per la gestione del Cara – che sono le sole che possono gestire la situazione.

Nel frattempo, oltre a poche dichiarazioni a qualche giornale locale e ai famigerati “appelli non ascoltati”, non sembra voler far molto: silenzio nelle sue pagine social e nel sito istituzionale del comune, totale assenza nella manifestazione spontanea dei cittadini di Fiano riunitasi subito dopo il fatto di cronaca, totale assenza quando è venuta la tv per raccontare l’accaduto. L’unica risposta “istituzionale” concepita da Ferilli finora è stata solo l’indire un’assemblea pubblica per giovedì 24 novembre dal titolo emblematico “L’immigrazione e le relative politiche di accoglienza”. Non una naturale condanna senza se e senza ma alle folli politiche che stanno distruggendo le periferie, i comuni e la nazione intera quindi ma un appello, per dirla con le parole stesse di Ferilli, ad una “accoglienza sostenuta, organizzata e responsabile”. Insomma un appello a coinvolgere anche i sindaci nelle politiche di accoglienza. I cittadini invece no: loro devono solo essere accoglienti. In attesa del prossimo episodio di cronaca che li coinvolga.

Carlomanno Adinolfi

EDIT

(*) I legali della Domus Caritatis ci hanno scritto per chiarire la propria posizione, specificando che “la cooperativa sociale è responsabile della gestione interna del centro di accoglienza, non potendo rispondere di quanto eventualmente commesso all’esterno della struttura dagli ospiti, proprio come nel caso del ragazzo somalo”, cosa comunque non messa minimamente in dubbio dal nostro articolo. La cooperativa spiega inoltre che gli esponenti della suddetta, una volta emerso il fatto di cronaca, “hanno fin da subito espresso massima solidarietà, condannando il gesto e prendendo le distanze dall’ospite arrestato”, cosa di cui prendiamo atto. Ci informano, infine, “che il 26 luglio 2016 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma ha notificato a Domus Caritatis la revoca della misura dell’amministrazione giudiziaria disposta con decreti del 27-30 luglio del 2015” [IPN].

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