Presentazione delle scuole “Penny Wirton”

Lucca, 28 ott – Nata a Roma nel 2008 sulla base di esperienze cattoliche pregresse, per iniziativa dei coniugi Eraldo Affinati, scrittore, e Anna Luce Lenzi, il modello di scuola che prende il nome dal protagonista del racconto per ragazzi Penny Wirton e sua madre scritto nell’immediato dopoguerra da Silvio D’Arzo, si è rapidamente diffuso nel resto d’Italia, guarda caso particolarmente in Toscana, dove le esperienze di Poggibonsi (Si) e Lucca sono ormai consolidate.

Riservate esclusivamente agli stranieri minorenni e completamente gratuite, queste scuole si basano sul volontariato di docenti di lingua italiana e di storia, assumendo il preciso compito di agevolare “l’italianizzazione” di giovani stranieri che, oltre a frequentare le scuole medie o i primi anni di superiori, potranno accedere in maniera totalmente gratuita a questo servizio integrativo.


E, ovviamente, sulla generosità delle istituzioni sempre pronte ad aprire le casse per finanziare la formazione dei “nuovi italiani”. Così che la Provincia e il Comune di Lucca non hanno lesinato soldi e spazi pubblici, spesso invece negati a iniziative a favore dei veri Italiani.

Il Comune è lieto di contribuire all’attivazione a Lucca della scuola Penny Wirton – ha commentato a suo tempo il sindaco Tambelliniperché si tratta di un progetto di alto valore culturale basato sull’inclusione sociale. La scuola contribuisce a diffondere la lingua italiana, che è un patrimonio gradissimo da proteggere e condividere, valorizzando contemporaneamente le ascendenze linguistiche delle persone che giungono nella nostra città. Nei prossimi mesi sarà nostra premura mettere a disposizione della Wirton uno dei locali del Comune dove sarà possibile svolgere alcune ore di lezione”.

E infatti il 23 settembre, mentre nelle scuole degli Italiani mancavano aule e docenti, le lezioni delle nuove scuole riservate agli immigrati sono partite con puntuale regolarità, accompagnate dall’enfasi dei servizi televisivi andati in onda un paio di giorni fa.

Siamo lieti di ospitare questa esperienza – ha aggiunto la vicesindaco lucchese Vietinache realizza una dimensione nuova e interessante di relazione apprendimento. Per questo abbiamo voluto contribuire a ristampare i manuali di italiano per gli insegnanti volontari che opereranno nella scuola. La scuola Penny Wirton contribuisce a sollecitare e sostenere l’inclusione tra persone di lingue e culture diverse, e questo è essenziale per realizzare l’obiettivo della coesione sociale su cui la nostra amministrazione è impegnata con determinazione”.

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Gli ampi locali messi a disposizione di una scuola Penny Wirton a Colle Val d’Elsa (Siena)

Le materie oggetto di insegnamento sono principalmente la lingua italiana e la storia, considerate capisaldi irrinunciabili per l’integrazione. Certamente non si può non riconoscere alla lingua e alla storia un primato quasi assoluto per la formazione dell’identità di un popolo, tuttavia si dovrebbe notare come proprio la lingua italiana e la conoscenza della sua grammatica nonché della letteratura siano se non trascurate almeno molto meno studiate rispetto ad alcuni anni fa.

Nelle scuole si preferisce seguire ad ogni costo le linee guida ministeriali piuttosto che verificare se gli studenti abbiano veramente appreso l’argomento, così che in un anno si può arrivare ad affrontare da Machiavelli a Foscolo al costo però che una parte degli allievi non sappia nemmeno cosa sia “Il Principe”. Le stesse linee guida escludono invece parti invero irrinunciabili di letteratura per dar modo di studiare niente meno che i romanzi e i saggi sulla resistenza partigiana.

La grammatica, invece, viene trattata solo alle scuole elementari e in maniera approssimativa alle medie non manca di mostrare il suo status di ignorata o addirittura aberrata, come testimoniato dagli errori che i ragazzi italiani commettono nei temi. La storia ha una vicenda simile, tanto che è inutile ricordare gli scandalosi e ridicoli errori emersi in interviste a parlamentari di ogni schieramento e di gente comune nei talk show televisivi.

La nuova scrittura fatta di lettere “k” al posto di “ch” ed errori simili si accompagna quindi benissimo ad una straordinariamente approssimativa conoscenza storica.

Il pessimo primato sulla conoscenza della lingua e le capacità e competenze di analisi sia di testo che logiche ascrivibile agli Italiani, nati qui e cresciuti con il nostro sistema scolastico.  La scuola italiana o meglio solo quella che possono frequentare i giovani italiani subisce tagli ai fondi, riforme deleterie o al più inutili, mentre agli stranieri viene riservata un’alternativa ben finanziata e per loro totalmente gratuita.

Cosa passa per la testa di un sindaco di Lucca e degli altri amministratori locali, di Toscana e d’Italia, quando puntano ad accorciare i passi per l’integrazione attraverso questo studio integrativo di lingua e storia, mentre per i ragazzi italiani le case del popolo non ospitano nuovi progetti di integrazione allo studio scolastico come invece hanno fatto a Poggibonsi per la scuola Penny Wirton?

Forse a questi funzionari di partito catapultati dal caso nelle amministrazioni locali passa poco per la testa, ma la strategia che più in alto è avallata fa spavento.

Ammettiamolo: che senso ha investire per la riparazione di un vecchio cellulare quando tra poco ne avrai uno tutto nuovo? Un esempio calzante della semplificazione e riduzione quanto mai materiale dei problemi: i “nuovi italiani” saranno proprio quel secondo cellulare, esclusivamente indottrinati a quello che alcuni chiamano “pensiero unico” che oggi si esemplifica nel taglio distorto e apparentemente irragionevole dato all’insegnamento della storia nazionale impartito agli immigrati, centrato – e si accumulano i casi non più fortuiti, soprattutto in Toscana – sulla resistenza partigiana.

Senza volersi addentrare in un problema di lana caprina come quello di chiedersi cosa mai potrà imparare un immigrato minorenne giunto dall’Africa sentendo parlare delle bande rosse durante l’avanzata alleata in Italia tra il 1943 e il 1945, ci basti sapere che della nostra storia a loro verrà detto solo questo.

Il metodo di insegnamento di queste nuove scuole, che siano esclusivamente per immigrati o pubbliche, si basa sul tu-per-tu, senza registri, senza voti e senza obbligo di frequenza perché il giovane, a loro dire, così si responsabilizza. Ricorda molto da vicino il modello di scuola senza zaino e di cooperative learning tanto voluto dal presidente toscano Enrico Rossi e già diffuso in Puglia, senza docenti ma solo tutor, senza disciplina e rispetto dell’insegnante e del suo ruolo, in un clima di uguaglianza forzata e solidarietà fine a se stessa.

Valori rousseauiani, tolleranza portata alla negazione di se’ pur di aprirsi agli altri, isterismo buonista, rifiuto della propria storia e auto-razzismo si condensano tutti sul nuovo progetto formativo ed educativo delle sinistre italiane per questa nostra Nazione.

Cosimo Meneguzzo

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