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angelo maiRoma 21 mar – Mercoledi mattina, camionette e reparti anti sommossa sono arrivati in Via Cristoforo Colombo 55 per sgomberare gli occupanti del centro sociale “Angelo Mai”.

Sigilli apposti e scontri sfiorati tra gli ormai ex occupanti e le forze dell’ordine.

L’ “Angelo Mai” fu assegnato dal comune di Roma nel 2006, dopo la trattativa che portò gli occupanti della scuola media Visconti (nel rione Monti) ad accettare lo spostamente nell’ex circolo bocciofilo in zona  Terme di Caracalla.

All’interno dell’ Angelo Mai trovarono posto anche un teatro e un’osteria che però fu chiusa nel 2012 dalla giunta Alemanno. Episodio, che di fatto, interruppe i rapporti tra Comune e occupanti.

In seguito i locali furono comunque rioccupati.

E la mattina di questo 19 Marzo, gli spazi sono stati nuovamente sgomberati dalla Polizia.

Ma questa volta con accuse molto gravi.

Come noto, i movimenti per la lotta alla casa occupano edifici in disuso, di proprietà quasi sempre pubblica, dando rifugio anche a molti extracomunitari.

Extracomunitari che partecipano in massa anche alle manifestazioni di tali comitati e movimenti, prendendo parte attivamente anche agli incidenti che negli ultimi mesi si sono verificati nelle vie della Capitale.

Ma da quanto emerge dalle indagini, i 40 indagati sono stati accusati di associazione a delinquere, occupazione di edifici, estorsione, violenza privata e possesso di stupefacenti.

Tra gli indagati figurano personaggi di spicco di tali movimenti e della sinistra “estrema” o presunta tale.  Oltre alla leader del movimento Pina, anche nomi noti negli ambienti politici e dei centri sociali, come Giulio e Francesco Zabeo, Silvia Paoluzzi, portavoce della rete dei mercatini Rom, Serena Malta, Fabrizio Donati, consigliere del V Municipio, Maurizio Longhi, Emanuele Granato, Marco Patrizi e Giulia De Filippis, candidata con il Psi alle regionali, Samira Harsan, Soumya Lotfi, Mohamed El Moehety.

Gravi accuse dunque, che farebbero perdere credibilità al movimento che nell’ultimo anno ha occupato più di 15 stabili in tutto il territorio romano.

Dalle carte delle indagini si evince che la Digos avrebbe delineato “i contorni di un sodalizio dedito alla sistematica realizzazione di fattispecie criminose, fra le quali invasione di edifici ed estorsioni», queste ultime, secondo gli inquirenti, «ai danni di altri occupanti con riferimento al pagamento di somme di danaro pretese”.

Della serie “vedere soldi avere cammello”. Un qualcosa che va contro l’idea di un’occupazione fatta contro il caro affitti e il caro vita.

Erika Battaglia, nota nell’ambiente delle occupazioni di sinistra nella Capitale, si definisce “sconvolta dal metodo impiegato oggi. Sono i tavoli di confronto che fanno la qualità della vita della Capitale. La nostra presenza qui spero sia un piccolo aiuto a un gioiello prezioso di questa città”.

A difesa degli sgomberati arrivano anche le parole di attori affermati quali Elio Germano, che ha commentato l’episodio come “azione miope. Occuperemo ancora”. Anche Fulvio Molena, portavoce del Teatro Valle Occupato prende posizione affermando che “Faremo una manifestazione per rompere i sigilli”.

Di tutt’altro tono i commenti di Sveva Belviso, capogruppo del Nuovo Centro Destra che si dice “allibita di fronte a un sindaco e un vicesindaco che, anziché solidarizzare con le forze dell’ordine che sgomberano immobili illecitamente occupati, difendono gli occupanti abusivi”.

Difatti il breve commento del sindaco Marino recita: “Non siamo stati informati per tempo degli sgomberi, ma chiederemo subito il dissequestro dei palazzi”.

E’ chiaro, comunque, che a Roma le occupazioni siano un fenomeno piuttosto diffuso, poiché sono molti gli stabili di proprietà del Comune e dello Stato lasciati all’abbandono e al degrado che vengono riqualificati da movimenti di cittadini e associazioni politico culturali senza il men che minimo fondo pubblico.

E’ tuttavia vero che chi predica bene non dovrebbe razzolare male. Soprattutto se si parla di casa.

Raimondo Lascienza

 

 

 

 

 

 

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