imagesRoma, 21 mar – Il mondo accademico italiano, si sa, non è cosa per tutti. Anzi. E’ un quid riservato a pochi eletti, ai soliti noti del politicamente corretto, agli amici degli amici del pensiero unico. E a farne le spese stavolta è stavolta è stata una studiosa come Simonetta Bartolini, una delle più autorevoli esperte di Giovanni Guareschi e studiosa della letteratura italiana del Novecento, non ha passato l’esame di abilitazione a professore universitario associato.

Motivo? Secondo l’illustre (?) commissario Mario Sechi, “la candidata presenta un profilo marcatamente militante”. Ohibò. Come se l’Università italiana non fosse infarcita di professori (e mica solo associati) che hanno avuto un passato di militanza politica anche “dura”. Ma già, quelli sono gli amici degli amici di cui sopra.


Qui il termine “militante” è stato usato come patetica foglia di fico per evitare di dire “di destra”. Fosse successo il caso opposto, sarebbe stato logico aspettarsi una levata di scudi, la santa indignazione del politicamente corretto&democratico mondo accademico in nome della libertà di pensiero, della parità dei diritti, eccetera. Ma qui ovviamente le regole non valgono.

Simonetta Bartolini ha però reagito con grande compostezza e serenità a questa palese ingiustizia, come si può leggere sul web.

Certo non si può giudicare un candidato che vanta lavori di tutto rispetto su Ardengo Soffici e Giovanni Guareschi in base ai suoi meriti scientifici. (Meriti scientifici che certo gli illustrissimi commissari che l’hanno giudicata hanno in misura incommensurabilmente superiore alla candidata).

Qui conta soltanto il fatto che sia “militante”. Forse siamo rimasti indietro nel tempo, ma a noi risulta che l’Università sia un luogo di libero interscambio culturale, dove convivono e devono convivere le più diverse idee.

Il termine stesso “Universitas” significa “comunità, associazione, società”. Ma anche “il tutto”, l’ “insieme”. E tanto la società quanto, a maggior ragione, il tutto sono composti da parti diverse, da elementi che devono anche essere in contrasto, ma che sono necessari a formare appunto una unità superiore.

Ma questa sembra essere roba superata. La riforma Gelmini ha infatti dato un potere assai superiore che in precedenza alle commissioni di abilitazione, in teoria per eliminare le baronie universitarie. E questi sono i risultati: il commissario politico in Ateneo, che vigila sull’ortodossia del pensiero unico, e che va a caccia dei “controrivoluzionari”.

Valentino Tocci

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