tricoloreRoma, 9 dic – Il lunedì caldo tanto atteso è arrivato senza tradire le aspettative della vigilia. Nonostante la voluta superficialità dei media nei confronti dell’evento e la freddezza di partiti e sindacati, la protesta è sfociata in tutta Italia con presidi e blocchi stradali che hanno creato non pochi disagi al flusso dei mezzi in transito. Dal Veneto al Piemonte, fino alla Campania, Puglia e nelle isole, migliaia di italiani sono scesi in strada per manifestare al fianco di agricoltori, commercianti e autotrasportatori, nonostante il presidente di Unatras, paolo Uggè, avesse cercato di scoraggiare la categoria ricordando i “precisi accordi sottoscritti tra le associazioni e il governo”. I blocchi stradali principali si sono avuti in Veneto, sia nel vicentino che nel veronese, in Sicilia, sulla Catania – Messina, in Campania e in Puglia, con un intero tratto della tangenziale di Bari a lungo bloccato. Situazione diversa nelle grandi città, dove le proteste si sono concentrate davanti prefetture, sedi di Equitalia e stazioni ferroviarie, come nel caso di Genova, dove i manifestanti hanno occupato i binari nella stazione Brignole, e Torino, con un prolungato blocco ferroviario sia a Porta Nuova che a Porta Susa.

 

tricolore2Le forze dell’ordine hanno avuto reazioni differenti nelle varie città; una difformità di comportamento che lascia trapelare il disagio nella gestione di una “piazza” senza sigle e bandiere, se non il tricolore. Sul web vengono condivisi diversi video in cui si vedono poliziotti che sfilano i caschi e abbandonano l’assetto antisommossa di fronte la folla. Troppo poco per pensare a un’inversione di tendenza nell’approccio repressivo verso le proteste non etichettate, ma abbastanza da intravedere quantomeno il segnale di un imbarazzo ad affrontare, manganelli alla mano, un corteo o un presidio costituito da lavoratori, operai, famiglie. Un imbarazzo che certamente non sfiora i vertici dello Stato e che probabilmente porterà a un giro di vite qualora le proteste dovessero proseguire nei prossimi giorni. I grandi assenti di questo 9 dicembre, in fondo, sono proprio i leader politici, apparentemente concentrati sulle primarie del Pd, la riforma elettorale e la tenuta del governo, in realtà interessati e preoccupati dall’insofferenza che cova negli strati sociali più provati dalla morsa europeista. Il continuo richiamo al “pericolo infiltrazioni”, proveniente dagli ambienti conservatori e dalla sinistra salottiera, sembra cadere nel vuoto e non fa presa sui manifestanti. La politica della demonizzazione dell’avversario inizia a perdere efficienza di fronte alle necessità del popolo; chi ha deciso di manifestare oggi ha la volontà di riprendere in mano il proprio futuro e non ha avuto bisogno di designer per trovare simboli nuovi e accattivanti: ha scelto il tricolore e questo, forse, fa davvero paura.

Francesco Pezzuto

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