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Roma, 13 mar – Si terrà lunedì prossimo, 22 marzo, il primo sciopero a livello nazionale dei lavoratori Amazon. La logistica e la distribuzione si fermeranno quel giorno in tutti i siti italiani del colosso del commercio elettronico. Una decisione presa dai sindacati dopo che la multinazionale si è dimostrata “indisponibile al confronto”, denunciano.



“L’e-commerce e Amazon in particolare con lo scoppio della pandemia stanno vivendo un vero boom di ordini e di fatturato”, spiegano i sindacati. Crescita a cui non è però coincisa una maggiore attenzione rispetto ai lavoratori e alle loro esigenze. Un discorso che vale non solo per chi smista pacchi e pacchetti, ma anche per gli addetti alle consegne: “Arrivano a fare anche 44 ore di lavoro settimanale, e molto spesso per tutto il mese, inseguendo le indicazioni di un algoritmo che non conosce né le norme di conciliazione dei tempi di vita-lavoro né tantomeno i tempi del traffico delle nostre città”, ha riferito all’AdnKronos Michele De Rose, segretario Filt-Cgil.

Il primo sciopero nazionale di Amazon

Non è la prima volta di uno sciopero in Amazon. Nel 2017 ad aprire le danze fu il magazzino di Piacenza, dove arrivò ad incrociare le braccia un lavoratore su due. All’epoca l’oggetto del contendere erano i turni estenuanti, le malattie professionali non riconosciute, nemmeno il tempo di utilizzare i servizi e ritmi di lavoro da prima rivoluzione industriale. Oggi non sembra che la situazione sia granché cambiata.

La novità, a questo giro, è che si tratta del primo sciopero di Amazon coordinato a livello nazionale. Destinato a coinvolgere non solo i dipendenti diretti, ma anche tutti i lavoratori delle aziende di fornitura in appalto. Parliamo quindi dei servizi di logistica, movimentazione e distribuzione. Almeno 40/50mila i dipendenti potenzialmente coinvolti. Se non addirittura di più.

“La trattativa con Assoespressi sulla piattaforma per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon – scrivono le organizzazioni sindacali – si è interrotta bruscamente a causa dell’indisponibilità dell’associazione datoriale ad affrontare positivamente le tematiche poste, tra le quali la verifica dei turni, dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, la riduzione dell’orario di lavoro dei driver, la clausola sociale e la continuità occupazionale per tutti in caso di cambio appalto o cambio fornitore, la stabilizzazione dei tempi determinati e dei lavoratori interinali ed il rispetto delle normative sulla salute e la sicurezza”.

Nicola Mattei



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1 commento

  1. Certo è un ritmo duro adatto a giovani dinamici e in gamba, ma pagano puntuali, discretamente bene e pagano ANCHE gli straordinari, che possono far comodo per arrotondare. Se confrontati con i riders, i volantinatori. i call center, i braccianti agricoli o la catena della “feroce” anni 50-60-70 stanno da papi. Poche però le possibilità di carriera, lavoro quindi da considerare di transizione, in attesa di meglio.

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