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negozi chiudonoRoma, 29 nov – E’ l’Osservatorio Confesercenti quest’oggi a fornirci l’ennesimo bollettino di guerra legato alla crisi sistemica che attanaglia l’Italia. Verrebbe da ironizzare sulla fantomatica ripresina sbandierata dal governo Renzi se non fosse che i dati che continuano a pervenire sono sempre più drammatici e ci mostrano l’esatta fotografia di ciò che possiamo osservare nelle nostre città. Negozi chiusi e capannoni abbandonati: segno inequivocabile di un’economia che langue.

Stando al rapporto stilato da Confesercenti, nel mese di ottobre si è avuta un accelerazione delle chiusure legate alle piccole e medie imprese del commercio. Sono 5.788 le attività in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato che segna il passo anche rispetto al mese di agosto, quando la perdita si era arrestata a 5 mila unità.

A parte gli alimentari che ancora riescono a difendersi dal morso della crisi e dell’assalto fiscale, la situazione appare particolarmente grave nei settori della moda, delle calzature e del tessile. Sono 1.402 i negozi relativi a questi settori chiusi in un anno. A seguire, nell’ordine di chiusure più alte troviamo le edicole e i rivenditori di giornali (-518 imprese), ma neanche le macellerie se la passano bene (-464).
Non c’è una sola regione italiana che si salva con il Piemonte in testa come -782 attività commerciali dall’inizio dell’anno. A seguire, Sicilia con -719 imprese, Campania -653, Lombardia -564 e Veneto -494.

Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti si è detto preoccupato affermando che il trend di chiusura dei negozi non mostra cenni di ripresa ma anzi continua ad aggravarsi evidenziando segnali di peggioramento. “La spesa non sta ripartendo come speravamo facesse e in tre anni di ripresa non abbiamo recuperato nemmeno la metà dei consumi bruciati duranti la crisi“. Appaiono condivisibili le preoccupazioni di Vivoli, ma l’Italia paga lo scotto di una politica economica che non mira a nessun tipo di protezionismo e che anzi appare sempre più in balia delle tempeste innescate dalla globalizzazione.

Giuseppe Maneggio

 

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