Home » Ceuta, la bufala dei «48mila rimpatri»: così la sinistra fa l’ancella di Sánchez

Ceuta, la bufala dei «48mila rimpatri»: così la sinistra fa l’ancella di Sánchez

by Sergio Filacchioni
0 commento

Roma, 1 ago – La propaganda più efficace non inventa necessariamente un dato. Lo prende, lo deforma e lo utilizza per cancellare tutto il resto. È quanto sta accadendo sulla crisi di Ceuta, dove il Partito democratico e il suo consueto circuito politico-mediatico stanno provando a trasformare l’ingresso di decine di migliaia di immigrati in una gigantesca allucinazione collettiva della destra.

Elly Schlein ha accusato il governo italiano di essere composto da «irresponsabili propagandisti», sostenendo che da Ceuta non esista libera circolazione automatica verso il continente. L’eurodeputato dem Sandro Ruotolo ha parlato di decisioni fondate sulla «propaganda e sulla paura». Poi è arrivato il dato salvifico: dei circa 50mila immigrati entrati, 48.300 sarebbero già tornati in Marocco. Dunque, hanno calcolato giornali e pagine social, a Ceuta ne sarebbero rimasti appena 1.700, diventati rapidamente «1.500» nella vulgata rassicurante. Il Pd ha fornito la cornice politica; la sua variegata macchina propagandistica fatta di pagine, commentatori e testate ha fatto il resto.

Ceuta, la sinistra sposa la propaganda di Sanchez

Il primo problema è molto semplice: quei 1.700 non sono persone identificate e contate una per una. Sono il risultato della sottrazione tra due stime. Il ministero dell’Interno spagnolo ha valutato in circa 50mila gli ingressi e in 48.300 i successivi rientri entro le 18 del 31 luglio. Ma il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha stimato gli arrivi fino a 60mila. Utilizzando il primo dato rimarrebbero 1.700 persone; utilizzando il secondo, oltre 11mila. Non esiste ancora un conteggio definitivo, tanto meno un censimento capace di stabilire con certezza chi sia entrato, chi sia uscito e chi si trovi ancora nell’enclave. La formula «ne sono rimasti solo 1.500» non è dunque una notizia verificata. È un’operazione aritmetica costruita selezionando il denominatore più conveniente e presentando come definitivo un quadro che le stesse autorità spagnole definiscono ancora provvisorio.

Rientri volontari, non 48mila espulsioni

C’è poi il trucco linguistico. In Italia numerose testate hanno utilizzato indistintamente le parole «rientrati», «restituiti» e «rimpatriati», facendo immaginare una gigantesca operazione di espulsione condotta dalle autorità spagnole. Ma Reuters riferisce che la maggior parte delle persone è tornata volontariamente in Marocco. Molti immigrati, dopo aver trovato una Ceuta militarizzata, senza posti nei centri, cibo o possibilità immediata di raggiungere la penisola, hanno semplicemente deciso di riattraversare il confine. Alcuni hanno raccontato di essere tornati perché non mangiavano dal giorno precedente o perché non avevano trovato alcun riparo. Le forze spagnole hanno accompagnato gruppi verso i varchi, ma questo non significa che per 48.300 persone siano state compiute identificazioni, adottati provvedimenti individuali di espulsione ed eseguiti altrettanti rimpatri forzati. La differenza è sostanziale. Un rientro spontaneo può essere temporaneo e dipendere dalle condizioni trovate sul posto. Un rimpatrio forzato è invece un atto dello Stato, con una procedura amministrativa, un’identificazione e un’esecuzione coercitiva. Confondere le due cose serve a far credere che Madrid abbia ripreso completamente il controllo della situazione. Non è ciò che dimostrano i dati disponibili.

Il dato sui minori smonta la narrazione

A rendere ancora più fragile la favola dei «soli 1.500 rimasti» è soprattutto la questione dei minori. Le prime valutazioni parlano di 4mila-7mila bambini e adolescenti tra coloro che hanno attraversato il confine. Molti erano accompagnati dalle madri, altri erano soli o insieme ad amici. Non sappiamo ancora quanti siano effettivamente minori stranieri non accompagnati, quanti siano tornati in Marocco e quanti si trovino tuttora sotto la tutela delle autorità spagnole. Sappiamo però che Pedro Sánchez ha già chiesto la collaborazione delle comunità autonome e che il governo sta preparando l’attivazione del meccanismo di redistribuzione previsto per le emergenze migratorie. I centri di Ceuta erano già ampiamente sovraffollati prima dell’ondata: il numero dei minori assistiti sarebbe passato da 180 a circa 770 in pochi giorni, mentre la normativa spagnola prevede il trasferimento della tutela alle regioni di destinazione. È questo il punto che le ancelle italiane di Sánchez omettono. Nessuno può affermare che tutti i 7mila minori siano rimasti in Spagna. Ma non si può nemmeno sostenere che nell’intera enclave siano rimaste appena 1.500 persone mentre le autorità stanno ancora identificando migliaia di giovani, rafforzando la procura minorile e preparando la loro distribuzione sul territorio nazionale.

La disinformazione della rassicurazione

Il Pd accusa gli altri di alimentare la paura, ma risponde a una crisi reale con la propaganda della rassicurazione. Prima ci ha spiegato che Ceuta sarebbe in Africa, come se questo cancellasse la sua appartenenza alla Spagna e all’Unione europea. Poi che nessuno potrebbe muoversi verso il continente. Infine che quasi tutti sarebbero stati «rimpatriati» e che il problema riguarderebbe ormai poche persone. Il copione è sempre lo stesso: prendere una mezza verità tecnica e usarla per negare il significato politico dell’intero avvenimento. I rientri sono avvenuti e sono numerosi. Ma sono in larga parte volontari, il numero degli ingressi resta controverso e il saldo dei presenti non è ancora stato accertato. Nel frattempo rimane aperto il problema di migliaia di minori, in particolare di quelli arrivati senza adulti di riferimento, che la Spagna dovrà identificare, tutelare e probabilmente redistribuire. Altro che emergenza rientrata. È appena cominciata la battaglia per raccontarla.

Sergio Filacchioni

You may also like

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati