
Il lider maximo, dato per quasi morto a più riprese, ha voluto poi specificare che con queste parole non intende porre ostacoli “ad una soluzione pacifica dei conflitti e delle minacce militari”. Difficile però non leggere tra le righe del messaggio un monito nei confronti di una classe dirigente che potrebbe con l’apertura a Washington, seppur graduale e limitata, abbandonare la linea socialista fino ad oggi mai messa in discussione dal 1959.
E’ significativo inoltre che Fidel abbia sottolineato qualcosa di apparentemente scontato, ma che forse è servita per ribadire la centralità della sua figura: “dal 2006, per ragioni di salute incompatibili con il tempo e gli sforzi necessari per il dovere ho rinunciato ai miei incarichi” ma, appunto, “noi difenderemo sempre la cooperazione e l’amicizia con tutti i popoli del mondo, tra questi i nostri avversari politici” sempre che“ogni soluzione pacifica tra gli Usa e i popoli latinoamericani venga affrontata con i principi e le normative internazionali.”
Un avvertimento più che un plauso a Raul? Sarà inevitabilmente il tempo, unica insindacabile certezza, a mettere il punto finale sulla questione. Ma ricordiamoci che il tempo a Cuba non scorre mai veloce.
Eugenio Palazzini