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FM2712015-figura_1Palermo, 27 gen – È l’assessore regionale all’economia Alessandro Baccei, commissario inviato da Roma – cioè da Renzi – a fare i conti in tasca alla giunta presieduta da Rosario Crocetta, a certificarlo nelle 96 pagine dell’ultimo Dpef, il documento di programmazione economico finanziaria: la Sicilia è sul lastrico.

In estrema sintesi: le famiglie siciliane sono sempre più povere mentre cresce la disoccupazione. Il turismo crolla, insieme all’industria e all’agricoltura. Nessun elemento fa pensare a una possibile ripresa dell’Isola.

A proposito della crisi economica che ha travolto l’Italia e gran parte dell’Europa, l’assessore Baccei mette nero su bianco nel Dpef che “la prospettiva di fuoriuscita dalla recessione delineata nelle analisi nazionali e internazionali è meno applicabile alla Sicilia”, chiudendo in pratica le porte a soluzioni tampone, in attesa di chi sa quale “cura shock” non meglio precisata. “La gestione emergenziale delle problematiche – scrive Baccei – ha prevalso sulle logiche di programmazione delle azioni, concorrendo di fatto, ad un peggioramento del quadro economico complessivo: la spesa produttiva arretra anno dopo anno”.

Gli stessi interventi teoricamente orientati al risparmio non hanno fatto altro che aggravare ulteriormente la situazione, come era lecito attendersi in un sistema fondato sull’assistenzialismo inerte: “I continui tagli orizzontali alla spesa corrente – precisa l’assessore – hanno, di fatto, annullato le spese per il raggiungimento di fini istituzionali, contribuendo a svuotare l’attività lavorativa degli uffici: se da un lato la contrazione delle spese di funzionamento ha prodotto risparmi, dall’altro il ritardo nei pagamenti ha determinato l’aumento dei contenziosi”. Una spirale perversa in fondo alla quale non si vede la luce.

Pil Italia+Sicilia
Pil Italia, Pil Sicilia e % del Pil siciliano su quello nazionale

La situazione economica è precipitata negli ultimi anni: tra il 2012 e il 2013, infatti, la ricchezza della Regione, misurata dal Prodotto interno lordo, è vertiginosamente crollata, sia in senso assoluto sia rispetto alla media nazionale e alle altre regioni del sud Italia; in questo biennio, infatti, il Pil siciliano è sceso del 7,4%, contro il 6,8% (sempre negativo) del complesso del mezzogiorno e del 4,3% a livello nazionale. La nostra analisi fondata sui dati ufficiali dell’Istat (grafico a fianco) lo conferma, emergendo una sensibile e crescente divaricazione tra la ricchezza nazionale e quella regionale dal 2007 in avanti e particolarmente accentuata dal 2010, tanto che il Pil siciliano ormai rappresenta soltanto poco più del 5,1% di quello nazionale, contro il 5,6% del 2007. Uno sguardo indietro nel tempo evidenzia inoltre che il declino della nostra isola e regione più grande risale ormai alla fine degli anni ’90 del secolo scorso.

I settori delle costruzioni (-10,1%) e dell’industria (-7%) guidano la triste classifica del declino, cui non sono immuni nemmeno l’agricoltura (-2%) e i servizi (-1,6%).

Particolarmente dolorosa e paradossale la situazione del turismo: ancora l’assessore Baccei puntualizza che la Sicilia è la nona Regione in Italia per numero di presenze, con appena un quinto delle presenze registrate nel Veneto, e terzultima come “tasso di turisticità”, cioè il rapporto tra presenze negli hotel e popolazione residente.

Il medesimo “proconsole” renziano, l’uomo venuto da Roma, sfidando il ridicolo e le intelligenze spiega che una parte della colpa sarebbe da addebitare allo Stato centrale che avrebbe sottratto risorse all’isola: “Il contributo alla finanza pubblica che lo Stato chiede sempre più insistentemente alle Regioni si traduce, per la Regione Siciliana, nella sottrazione di risorse di sua spettanza, che mette a dura prova il rispetto dei necessari equilibri di bilancio”.

Insieme alla ricchezza prodotta, sono crollati i consumi delle famiglie siciliane – del 20% tra il 2007 e il 2013, contro il 15% nazionale, investendo anche settori primari come sanità (-31,1%) e alimentazione (-14,9%). È la storia di una disfatta.

L’occupazione non poteva ovviamente non risentire di questa situazione: a livello giovanile (15-29 anni) la disoccupazione è passata dal 41,7% del 2007 al 46% del 2013, contro il dato nazionale del 29,6%, mentre il tasso di occupazione si limita a un incredibile 17,9%. Meno di un giovane su cinque oggi ha un lavoro, e un siciliano su tre ha smesso di cercarlo. Di conseguenza, una famiglia su tre (il 32,5%) nel 2013 si collocava sotto la soglia di povertà, un dato che supera di tre volte la media nazionale.

In linea generale si può osservare che tutto va secondo copione: lungo la strada del declino, gli stati centrali da sempre tendono a incrementare il prelievo fiscale dalle periferie che a loro volta sono lasciate naufragare nella povertà; almeno fin tanto che il concetto stesso di “Nazione” viene percepito al più alla stregua di “nazionale di calcio”.

Rosario-Crocetta-PD
Il Presidente della giunta regionale siciliana Rosario Crocetta

Non si può evitare comunque di osservare che la politica siciliana ci ha sicuramente messo del suo. Anche senza scomodare le catastrofiche passate esperienze di Lombardo e soprattutto di Cuffaro, lo stesso corrente governo regionale guidato da Rosario Crocetta si è ampiamente distinto per una vergognosa inazione condita da una frenetica girandola delle poltrone fine a se’ stessa: dicasi 34 assessori nominati nel giro di due anni – nominati e licenziati secondo i capricci interni del PD e degli affamatissimi cespugli di contorno.

Particolarmente ridicola, se non fosse tragica, la sconsiderata alternanza degli assessori all’energia e servizi pubblici, cioè tra l’altro – attenzione – alla gestione dei rifiuti, che ha visto l’ex assessore e magistrato catanese Nicolò Marino sostituito nel maggio 2014 da un altro catanese, Salvatore Calleri, residente a Firenze e presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, il quale, pur dimostrando un approccio finalmente concreto ai giganteschi problemi dell’energia e dei rifiuti – veniva a sua volta sostituito a stretto giro, già nell’ottobre 2014, dal magistrato palermitano Vania Contrafatto che però, in attesa del via libera del Csm, ha potuto insediarsi soltanto all’inizio di dicembre, due mesi dopo la nomina, e non senza polemiche con la stessa procura di Palermo. Tanto, che dire, la Sicilia può aspettare e con essa la gestione dei rifiuti affidata a sette discariche su una sola delle quali, di proprietà del vicepresidente di Confindustria Sicilia, sono pubblicamente note le caratteristiche e pure su questa non mancano autorevoli dubbi. Ovviamente, mentre i costi di conferimento dei rifiuti schizzano a livelli altissimi, i privati fanno affari d’oro e nessun impianto di smaltimento e valorizzazione moderno e più economico è mai stato realizzato né è in previsione.

Un capitolo a parte meriterebbe l’energia, che vede la Sicilia pesare sul prezzo unico nazionale dell’elettricità per valori doppi rispetto alla media nazionale grazie – si fa per dire – a centrali termoelettriche obsolete e inefficienti, mentre lo sviluppo dell’energia solare nella regione di gran lunga più assolata d’Italia segue da lontano le brumose Lombardia e Veneto, senza che alcuno se ne stia minimamente occupando, nonostante la presenza in Sicilia di alcuni tra i maggiori scienziati italiani e internazionali del settore e iniziative particolarmente promettenti che non riescono a vedere la luce a causa dell’inazione della politica regionale.

Rimane da chiedersi cosa accadrebbe alla tenuta della società siciliana se il formidabile ancorché improduttivo ammortizzatore rappresentato dall’abnorme galassia dell’impiego pubblico dovesse collassare, il che non è affatto escluso in considerazione dello stato delle finanze regionali e della riduzione dei trasferimenti statali. D’altra parte, alla metà del 2012 erano ben 29mila i dipendenti solo della Regione Siciliana contro i 3mila della Regione Lombardia che, però, vanta 10 milioni di abitanti contro i 5 milioni della Sicilia. Numeri che parlano da soli, conditi poi da una specifica ingiustificabile inefficienza.

E in tutto questo ci sia evitato questa volta di parlare anche delle mafie, argomento sul quale ci sarebbe tanto e probabilmente di sorprendente da scrivere.

Francesco Meneguzzo

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