Roma, 16 nov – La Polonia mette a tacere chi evoca la guerra totale. “Uno sfortunato incidente“, probabilmente si è tratto di questo. E’ quanto dichiarato dal presidente polacco Andrzej Duda relativamente al missile caduto ieri al confine con l’Ucraina e che ha causato la morte di due persone.

Il missile? “Un incidente”. Le parole del presidente polacco

Duda ha escluso che si sia trattato di “un attacco deliberato” da parte della Russia. “Non vi è alcuna indicazione che si tratti di un attacco intenzionale alla Polonia – ha detto il presidente polacco – Molto probabilmente, si è trattato di un razzo S-300 di fabbricazione russa. Al momento non abbiamo prove che si trattasse di un missile lanciato dalla parte russa. Ci sono molte indicazioni che si sia trattato di un missile di difesa aerea (dunque ucraino, ndr), che purtroppo è caduto sul territorio polacco”, ha specificato. “Siamo in contatto diretto con i nostri alleati della Nato”, ha poi dichiarato Duda, ribadendo che “non abbiamo prove circostanziali che ci permettano di concludere che si sia trattato di un attacco alla Polonia”.

Nessuna certezza sull’origine del missile, ma le dichiarazioni del presidente della Polonia spengono gli incauti incendiari, coloro che nelle ultime ore sono arrivati a invocare l’articolo 5 della Nato, puntando il dito contro Mosca senza avere alcuna prova al riguardo. Affermazioni ovviamente pericolose, messe a tacere proprio dai diretti interessati polacchi. Il tutto dopo che già stamani Biden e gli Stati Uniti si erano mostrati molto cauti nell’incolpare la Russia, proprio perché, come spiegato su questo giornale, a prescindere dalla reale origine del missile in questa fase a Washington interessa portare avanti il tavolo negoziale aperto con Mosca. Un tavolo che verosimilmente non porterà alla pace effettiva, ma a un possibile cessate il fuoco.

Gli incauti cinguettii di Letta e Calenda

E dire che Letta e Calenda, in preda alla fretta di commentare quanto accaduto al confine ucraino, si erano lasciati andare a cinguettii bellicosi.
“La follia russa generata dalle pesanti sconfitte continua – ha scritto Calenda su Twitter – Siamo con la Polonia, con l’Ucraina e con la NATO. La Russia deve trovare davanti a se un fronte compatto. I dittatori non si fermano con le carezze e gli appelli alla pace”. Mentre Letta ha messo subito le mani avanti, sempre via Twitter: “A fianco dei nostri amici polacchi in questo momento drammatico, carico di tensione e di paure. Quel che succede alla Polonia succede a noi”. Meno sciocchezze social, più calma e gesso, signori. Perché se è vero che la Russia lancia ogni giorno missili in Ucraina – come ci ricorda oggi Calenda (eh sì, senza il suo appunto proprio nessuno se n’era accorto) – è quantomeno d’uopo evitare di evocare lo spauracchio dello scontro totale.

Eugenio Palazzini

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