Washington, 23 nov – Il presidente americano Donald Trump è tornato a scagliarsi contro la carovana di immigrati che dal Messico preme sui confini statunitensi, e ha affermato di autorizzare l’esercito a utilizzare la “forza letale” in caso di bisogno. Intanto i 600mila irregolari che dal Sud America sono diretti verso gli Stati Uniti hanno raggiunto la città messicana di Tijuana

Non è la prima volta che Trump si esprime in questi termini. La prima volta è stato a inizio del mese, quando annunciò il decreto volto ad affrontare l’emergenza, che prevedeva l’invio di truppe al confine messicano. In tutto fino a 15mila soldati che, se dovessero essere in pericolo per via dei sassi che la gente in marcia lancia su di loro, sono pronti a sparare. Un concetto, quello dell’uso delle armi al confine con il Messico, ribadito anche nei giorni scori, quando il capo di gabinetto della Casa Bianca John Kelly ha parlato dell’esistenza di “prove credibili e informazioni d’intelligence” che indicano che le migliaia di migranti irregolari in marcia verso gli Stati Uniti “potrebbero provocare incidenti e disordini”, minacciando l’incolumità degli agenti federali.

Adesso Trump, che ha definito la carovana di irregolari “un’emergenza nazionale”, ha rincarato la dose e conversando con i giornalisti a Mar-a-Lago nel giorno del Ringraziamento, ha minacciato di chiudere “l’intero confine”. Non solo: Trump afferma che tra quanti sono in marcia con la carovana ci sarebbero almeno 500 pericolosi criminali e per questo la minaccia è seria. “Se devono, useranno la forza letale, ho dato l’ok – ha annunciato il presidente Donald Trump – se devono e spero che non debbano farlo. Non ho scelta”.

Ma Trump sta anche lavorando a un piano B. La misura chiamata “Remain in Mexico” prevede che quanti hanno chiesto asilo negli Usa aspettino in Messico l’esito dell’esame di tale domanda da parte degli Stati Uniti, che se verrà negata verranno respinti. Sul fronte messicano le autorità stanno cercando di porre un argine a questo fiume umano, e provano a bloccare l’avanzata della carovana. Ma sono solo 200 le persone, su 4mila arrivate fino a oggi, che sono state fermate a Tijuana.

Anna Pedri

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