Pechino, 22 nov – In meno di 24 ore i siti di e-commerce cinesi hanno fatto sparire tutti i prodotti di Dolce & Gabbana. In alcuni casi i prodotti sono stati fatti sparire, come se mai fossero esistiti, già dalla serata di ieri. Un danno economico non indifferente, soprattutto alla vigilia del Black Friday. Conti alla mano è a rischio un terzo del fatturato globale dell’azienda.
Se si digita il nome Dolce & Gabbana su siti come Yangmatou, Kaola, Xiaohongshu, Secco, Alibaba Tmall’s, JD.com, VIPshop e Netease, non esce alcun risultato, come se mai questi portali avessero venduto prodotti del guru della moda italiana nel mondo. Da Yangmatou hanno fatto sapere che 58.000 prodotti sono stati eliminati dalla sua piattaforma, perché “la madrepatria è più importante di qualsiasi cosa”.
Il motivo del contendere sono alcuni spot che l’azienda di moda ha realizzato per lanciare il Great Show, la sfilata evento che si sarebbe dovuta tenere all’Expo Centre di Shanghai. Sfilata che poi, viste le polemiche relativi a tali spot, è stata annullata.

Sì, perché i video in questione hanno offeso non poco la sensibilità di Pechino, che ha così deciso di boicottare Dolce & Gabbana, accusata di razzismo e sessismo. In uno spot si vede una modella cinese che cerca di mangiare alcuni piatti della tradizione italiana – come spaghetti, pizza e cannoli siciliani – con le bacchette. Impresa impossibile, soprattutto vista l’esagerata dimensione di tali piatti.
A peggiorare le cose si è messa la voce di sottofondo agli spot che chiede alla modella a proposito del cannolo: “è troppo grande per te?”. Imbarazzo tra le autorità cinesi è dir poco, e anche i più autorevoli siti di mode del Paese del Dragone hanno parlato di caduta di stile e di gusto. Non male per una casa di moda. A loro difesa da Dolce & Gabbana hanno smentito la volontaria pubblicazione dei video, e hanno dato la colpa agli hacker che si sarebbero impossessati dei profili social dell’azienda e di Stefano Gabbana. Inoltre hanno fatto sapere di aver dato mandato ai propri legali di indagare su ciò che è accaduto. Pare infatti che lo stilista e fondatore della casa di moda, Stefano Gabbana, abbia affermato in una conversazione su Instagram che la Cina è un «Paese di me..a».
Poco importa ai cinesi cosa voglia fare il brand per rimediare. Perché il danno è fatto. Parallelamente è scattata la vendetta. Via quindi i prodotti della griffe dai siti di e-commerce. E di sicuro a perderci non è la Cina.
Anna Pedri
 
 
 

14 Commenti

  1. La Cina fà benissimo a punire chi viene a fare il superiore nel loro paese con allusioni volgari od offese; loro anche ai sodomiti non lasciano alcuno spazio e sappiamo che molti stilisti sono seguaci di sodoma.Solo da noi molte trasmissioni sono piene di personaggi gay.Chiedete ai vostri amici che percentuale al mondo della popolazione è gay o lesbica.Molti rispondono il 20 o addirittura il 50%.La verità è che sono solo l’1,8% ma dato che la promozione del vizio sodomitico in Italia è enorme e se ne parla ogni giorno, tanto che per alcuni giovani è diventato di moda essere gay, la gente è convinta che siano tantissimi !! Serve alle classi dominanti usocratiche straniere promuovere i vizi contronatura e la teoria gender(secondo i loro guretti vi sono 65 espressioni sessuali diverse!!) per toglierci la piu’ importante identità che abbiamo, quella sessuale.Ai poteri occulti usurai servono uomini e donne indistinti e senza identità sessuale, nazionale, familiare e religiosa da comperare ,manovrare e dominare sin da piccolo.Questa è gente che loro sanno che non richiederebbe mai indietro con nazionalizzazioni quanto sotratto con l’inganno e l’usura a 2 lire

  2. Chi dice che il boicottaggio di DG è stato imposto dal “regime” cinese, non ha capito niente dei cinesi. I cinesi sono buoni e remissivi fino a quando non li attacchi. Se li attacchi, per te sono caxxi. In tutti i sensi. Se un domani un paese a caso (Usa) dovesse attaccarli, si trasformano tutti in kamikaze. Piuttosto che lasciare la patria allo straniero meglio la morte. Mica come noi.

  3. poi sono arrivate le scuse i due stilisti alla fine insieme scandiscono un banale “Duibuqi”. Ma questo lo sapevamo già..inutile ribadirlo!!!

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